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La vita dopo la morte

di .W. Leadbeater

Traduzione di Silvia Cecchini e Ezio Sposato

Indice

I Vi sono conoscenze certe? 2

II I fatti reali. 8

III Il Purgatorio 14

IV Il Paradiso 26

V Molte Dimore 35

VI I nostri amici in Paradiso 42

VII Gli Angeli Custodi 50

VIII I Lavoratori Umani nell'Invisibile 57

IX Aiutare i defunti 65

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I. VI SONO CONOSCENZE CERTE ?

Il soggetto della vita dopo la morte è di grande

interesse per tutti noi, non soltanto perché tutti noi

dobbiamo sicuramente morire un giorno, ma

soprattutto perché non c'è quasi nessuno tra noi,

eccetto forse i più giovani, che non abbiano perso

(come noi diciamo) a causa della morte qualcuno che

ci era prossimo e caro. Così, se ci fossero delle

informazioni disponibili riguardo la vita dopo la

morte, noi saremmo naturalmente molto ansiosi di

averle. Ma il primo pensiero che sorge nella mente di

un uomo che vede un titolo come questo è usualmente

“Può esserci qualcosa di certamente noto riguardo la

vita dopo la morte?” A tutte noi sono state proposte

varie teorie sull'argomento dai vari gruppi religiosi,

eppure perfino i più devoti seguaci di queste sette

sembrano credere con difficoltà ai loro insegnamenti

su questa materia, perché essi ancora parlano della

morte come “il re del terrore”, e sembrano considerare

l'intera questione come circondata da mistero e orrore.

Essi possono usare il termine “addormentarsi in

Gesù”, ma ancora usano i vestiti e i paramenti neri,

l'orribile bracciale da lutto e l'odiosa carta da lettera

bordata di nero, essi ancora circondano la morte con

tutti gli ornamenti del dolore, e con tutto quello

predisposto per farla sembrare oscura e terribile.

Abbiamo una cattiva eredità in proposito, abbiamo

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ereditato questi funerei orrori dai nostri antenati, e

così vi siamo abituati, senza vedere l'assurdità e la

mostruosità di tutto ciò. Gli antichi erano in questo

aspetto più saggi di noi, perché non associavano

questi incubi tenebrosi con la morte del corpo – in

parte perché forse avevano un metodo più razionale di

disporre del corpo – un metodo che era non solo

infinitamente meglio per i morti e più salutare per i

vivi, ma era anche libero dalle macabre suggestioni

connesse con il lento decadimento. Sapevano molto di

più sulla morte in quei giorni, e poiché sapevano di

più piangevano di meno.

La prima cosa che dobbiamo realizzare sulla

morte è che è un avvenimento perfettamente naturale

nel corso della nostra vita. Questo dovrebbe essere

ovvio per noi, perché se noi crediamo completamente

in un Dio che sia un Padre amorevole dovremmo

sapere che un destino che, come la morte, tocca tutti

ugualmente, non può essere cattivo, e che sia in

questo mondo che siamo o nel prossimo dovremmo

essere ugualmente al sicuro nelle sue mani. Questa

considerazione da sola dovrebbe averci dimostrato

che la morte non è qualcosa da temere, ma

semplicemente un passaggio necessario alla nostra

evoluzione. Non dovrebbe essere necessario per la

Teosofia intervenire tra le nazioni Cristiane e

insegnare che la morte è amica e non nemica. Non

sarebbe necessario se la cristianità non avesse così

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dimenticato a tal punto le sue migliori tradizioni. È

arrivata a considerare la tomba come “la meta dalla

quale nessun viaggiatore ritorna”, e il suo passaggio

come un salto nel buio, in un vuoto spaventoso e

ignoto. Su questo punto, come su molti altri, la

Teosofia ha una vangelo per il mondo occidentale;

deve annunciare che non c'è nessuno spaventoso

impenetrabile abisso dietro la tomba, ma invece un

mondo di luce e vita, che può esserci noto così

pienamente e accuratamente come le strade della

nostra città. Ci siamo creati tenebre ed orrore, come

bambini che spaventano se stessi con storie orrende, e

dobbiamo solo studiare la realtà dei fatti, e tutte

queste nuvole artificiali rotoleranno via in una volta

sola. La morte non è l'oscuro re del terrore, non è uno

scheletro con la falce che taglia bruscamente i fili

della vita, ma piuttosto un angelo che porta una chiave

dorata, con la quale apre per noi la porta verso una

vita più piena ed elevata di questa.

Ma gli uomini naturalmente diranno “Questo è

molto bello e poetico, ma come possiamo essere sicuri

che sia proprio così?” E' possibile saperlo in molti

modi; c'è abbondanza di evidenze a portata di mano

per chiunque si prenda l'impegno di radunarle

insieme. Ciò che Shakespeare ha detto è davvero

importante quando consideriamo che fin dagli albori

della storia, ed in ogni paese dei quali sappiamo

qualcosa, i viaggiatori sono sempre ritornati dall'oltre

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tomba ed hanno mostrato se stessi ai loro simili. Ci

sono molte evidenze di queste apparizioni, come sono

state chiamate. Una volta era di moda ridicolizzare

tutte queste storie; ora non è più così, da quando

uomini di scienza come Sir William Crookes, lo

scopritore del tallio metallico e inventore

dell'omonimo radiometro, e Sir Oliver Lodge, il

grande scienziato, ed eminenti uomini pubblici, come

Mr. Balfour, l'ultimo Premier dell'Inghilterra, si sono

uniti e hanno attivamente lavorato con una Societàistituita

per investigare tali fenomeni. Leggete i

resoconti dei lavori della Società per le Ricerche

Psichiche, e vedrete alcune delle testimonianze che

esistono sul ritorno dalla morte. Leggete libri come le

Reali Storie di Fantasmi di Mr Stead, o L'Inconnu di

Camille Flammarion, e vi troverete abbondanti

resoconti di apparizioni, che hanno mostrato se stesse

- non secoli fa in qualche landa sperduta, ma qui e

ora tra noi - a persone ancora in vita, che possono

essere interrogate e possono testimoniare circa la

realtà delle loro esperienze.

Un'altra linea di testimonianze della vita dopo

la morte è lo studio del moderno spiritualismo. So che

molte persone pensano che non c'è niente che possa

essere trovato lungo questa linea se non frodi ed

inganni , ma posso testimoniare personalmente che

non è così. Frodi ed inganni possono esserci stati – no,

ci sono stati – in alcuni casi; ma nonostante ciò

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affermo senza paura che ci sono grandi verità dietro

questo, che possono essere scoperte da qualsiasi uomo

che abbia la volontà di dedicarvi tempo e pazienza per

svelarle. Anche qui c'è una vasta letteratura da

studiare, o l'uomo che lo preferisca può condurre le

sue investigazioni da sé direttamente, come ho fatto

io. Molti uomini possono non aver la volontà di farsi

carico della fatica o di dedicarvi così tanto tempo;

molto bene, ciò è affar loro, ma fino a che non le

esamineranno, non hanno il diritto di schernire coloro

che le hanno viste, e perciò sanno che queste cose

sono vere.

Una terza linea di evidenze, che è quella più

raccomandata per studenti di teosofia, è quella della

investigazione diretta. Ogni uomo ha in sé facoltà

latenti, sensi non sviluppati, per mezzo dei quali si

può avere cognizione diretta del mondo invisibile, e a

chi si prenderà la briga di sviluppare questi poteri

l'intero mondo che sta dietro la tomba sarà chiaro

come la luce del sole. Una grande numero di studenti

di teosofia ha già schiuso questi sensi interiori, e sono

le evidenze così ottenute che vi esporrò. So benissimo

che questa è un'affermazione molto forte da fare –

un'affermazione che non verrebbe mai fatta da nessun

ministro di qualunque chiesa quando egli vi da la sua

versione della realtà dopo la morte. Egli dirà, “La

chiesa insegna questo”, oppure “La Bibbia ti dice

così”, ma non dirà mai, “ Io che parlo con te, ho visto

questo, e so che è vero.” Ma nella Teosofia siamo

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capaci di affermare definitivamente che molti di noi

conoscono personalmente ciò di cui parliamo, perchè

parliamo di fatti che abbiamo investigato, e che voi

stessi potreste investigare a vostra volta.Vi offriamo

ciò che conosciamo, eppure vi diciamo, a meno che

ciò che affermiamo non vi sembri assolutamente

sensato, di non accontentarvi delle nostre

affermazioni; guardate voi stessi, il più

profondamente possibile, in tutto ciò, e poi sarete in

grado di parlare agli altri con la nostra stessa autorità.

Ma quali sono i fatti che ci si sono svelati , attraverso

le nostre ricerche?

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II. I FATTI REALI

Lo stato delle cose esistenti attualmente è molto

più razionale della maggior parte delle teorie correnti.

Non troviamo che alcun cambiamento improvviso

abbia luogo nell'uomo al momento della sua morte, o

che il suo spirito voli via in qualche paradiso oltre le

stelle. Al contrario, dopo la morte l'uomo rimane

esattamente come prima – lo stesso nell'intelletto,

nelle sue qualità e poteri; e le condizioni in cui viene a

trovarsi sono quelle che i suoi desideri e pensieri

avevano già creato per lui. Non ci sono ricompense o

punizioni dall'esterno, ma solo il risultato concreto di

quello che lo stesso uomo ha fatto, detto e pensato

mentre era sulla terra. Infatti, possiamo dire che

l'uomo si costruisce il suo giaciglio durante la sua vita

terrena, e poi è su quello che deve giacere!

Questo è il primo fatto, e anche il più

importante – che qui non abbiamo una nuova strana

esistenza, ma una prosecuzione di quella presente. Noi

non siamo separati dai morti, perchè questi sono

continuamente intorno a noi. La sola separazione è la

limitazione della nostra consapevolezza, dato che non

abbiamo perduto i nostri cari, ma solo la capacità di

vederli. E' decisamente possibile per noi elevare la

nostra consapevolezza, fino al punto di vederli e

camminare con loro come prima, e tutti noi di fatto lo

facciamo sempre, anche se solo raramente ne

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conserviamo il ricordo. Un uomo può imparare a

focalizzare la sua consapevolezza nel suo corpo

astrale mentre il suo corpo fisico è ancora sveglio, ma

per questo è necessario un certo livello di evoluzione,

e nel caso dell'uomo medio ciò potrebbe richiedere

molto tempo. Ma ogni uomo, durante il sonno del suo

corpo fisico, usa il suo veicolo astrale in modo più o

meno esteso, e in questo modo, ogni giorno stiamo

con i nostri amici defunti. A volte abbiamo un ricordo

parziale di averli incontrati, e in quel caso diciamo

che li abbiamo sognati; più frequentemente, non ne

abbiamo ricordo, e ignoriamo che siano avvenuti.

Tuttavia è sicuro che i legami affettivi restano

immutati, e così, nel momento in cui l'uomo si libera

dalle catene che lo legano al corpo fisico, egli

naturalmente cerca la compagnia di coloro che ama.

Perciò la verità è che il solo cambiamento è che egli

passa con loro la notte invece che il giorno, e che è

conscio di essi a livello astrale invece che fisico.

Il portare i ricordi dal piano astrale a quello

fisico è un altro aspetto completamente diverso, che

non inficia in alcun modo la consapevolezza su quel

piano, né la nostra capacità di muoverci in esso con

totale libertà e facilità. Che voi lo ricordiate o no, essi

stanno ancora vivendo vicino a voi, e l'unica

differenza è che si sono spogliati del loro vestito di

carne, che chiamiamo corpo. Ciò non produce in loro

nessun cambiamento, almeno non più di quanto cambi

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la nostra personalità quando ci leviamo il cappotto. In

realtà, si è in qualche modo più liberi, perchè si ha

meno peso da trasportare, esattamente come nel loro

caso. Le passioni, gli affetti, le emozioni e l'intelletto

umano non sono assolutamente influenzate dal morire,

poiché nessuno di questi appartiene al corpo fisico,

che è stato abbandonato. Si è lasciato cadere questo

vestito, per continuare con un altro, ma si è ancora

capaci di pensare e di provare emozioni proprio come

prima.

So quanto sia difficile per la mentalità comune

afferrare la realtà di ciò che non possiamo vedere con

i nostri occhi fisici. Per noi è molto difficile capire

quanto sia limitata la nostra vista – capire che viviamo

in un mondo vasto di cui possiamo vedere solo una

piccola parte. Eppure la scienza ci dice con sicurezza

che è così, perchè ci descrive interi mondi di vite

minuscole (microbi) della cui esistenza noi saremmo

completamente all'oscuro se ci basassimo solo sui

nostri sensi. E neanche le creature di questi mondi

sono insignificanti solo perchè minuscole, perchè

sulla conoscenza della vita e delle abitudini di alcuni

di questi microbi si basa la nostra capacità di

preservare la salute, e in molti casi la vita stessa. Ma i

nostri sensi sono limitati anche in un'altra direzione.

Non riusciamo a vedere neanche la stessa aria che ci

circonda; i nostri sensi non ci indicherebbero la sua

esistenza, se non quando il suo movimento ce ne

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rende consapevoli attraverso il senso del tatto. Eppure,

in essa, c'è una forza che può distruggere le nostre

navi più potenti e abbattere i nostri palazzi più solidi.

E' così evidente che attorno a noi ci sono forze così

potenti che, pure, eludono i nostri pochi e limitati

sensi; e così, ovviamente, dobbiamo stare attenti a non

cadere nel comune e fatale errore del credere che ciò

che vediamo è tutto ciò che c'è da vedere.

E' come se fossimo chiusi in una torre, e i nostri

sensi sono finestrelle aperte in alcune direzioni. Verso

molte altre direzioni siamo completamente ciechi, ma

la chiaroveggenza o vista astrale ci apre una o due

finestre in più, allargando così la nostra visuale,

mostrando innanzi a noi un mondo nuovo e più

ampio, che fa comunque parte del vecchio, anche se

prima lo ignoravamo.

Esplorando questo nuovo mondo, cosa

vedremmo, per prima cosa? Supponendo che uno di

noi trasferisca la sua consapevolezza sul piano astrale,

che differenza lo colpirebbe per prima? Ad una prima

occhiata, probabilmente ci sarebbero poche

differenze, ed egli penserebbe di guardare lo stesso

mondo di prima. Lasciatemi spiegare il motivo –

almeno in parte, perchè per spiegarlo completamente

occorrerebbe un intero trattato di fisica astrale.

Proprio come qui abbiamo diversi stati della materia ,

il solido, il liquido, il gassoso, allo stesso modo ci

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sono diversi stati, o gradi di densità, della materia

astrale, ed ogni grado è attratto e corrisponde a quello

che gli è simile sul piano fisico. Perciò, il nostro

amico vedrà ancora muri e mobili che gli sono noti,

perchè anche la materia fisica di cui sono composti

non gli è più visibile, la materia astrale del tipo più

denso li delinea ai suoi occhi in modo altrettanto

chiaro. In realtà, se egli esaminasse gli oggetti più da

vicino, vedrebbe tutte le particelle che li

costituiscono in rapido movimento, mentre su questo

piano sono invisibili; ma pochi uomini osservano

attentamente, perciò un uomo che muore spesso non

capisce alla prima che sono avvenuti dei cambiamenti

attorno a lui.

Si guarda intorno, e vede le stesse stanze che gli

sono familiari, popolate da coloro che ha conosciuto e

amato – perchè anche questi hanno corpi astrali, che

sono percepibili dalla sua nuova vista. Solo

gradualmente egli realizza che ci sono delle

differenze. Per esempio, scopre presto che tutte le sue

paure e sforzi sono scomparsi. Se riuscite a capire

completamente ciò che questo significa, comincerete

ad avere un'idea di quella che in realtà è la vita

superiore. Pensate, voi, che così raramente avete

avuto momenti di conforto, voi che nello stress della

vostra vita affannata riuscite a stento a ricordare

l'ultima volta in cui vi siete sentiti liberi dalla fatica:

cosa significherebbe per voi il non sapere mai più il

significato delle parole ansia e dolore? In Occidente,

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abbiamo così distorto i nostri insegnamenti sul

soggetto dell'immortalità, che in genere un morto

trova difficile credere di essere morto, semplicemente

perchè ancora vede e ascolta, pensa e prova emozioni.

'Non sono morto' , dirà spesso, 'sono vivo come

sempre, e meglio di come stavo prima'. E di fatto lo è;

ma questo è esattamente ciò che si sarebbe dovuto

aspettare, se avesse ricevuto gli insegnamenti corretti.

La comprensione può forse giungergli in questo

modo.

Vede accanto a sé i suoi amici, ma presto

scopre che non riesce sempre a comunicare con loro.

A volte parla loro, ed essi sembra che non lo sentano;

prova a toccarli, e scopre che non può afferrarli.

Anche allora, per un po', egli si persuade che sta

sognando, e che fra poco si sveglierà, perchè altre

volte (quando i suoi amici sono nello stato che

chiamiamo sonno) essi sono perfettamente

consapevoli di lui e gli parlano come una volta. Ma,

gradualmente, egli scopre che, dopo tutto, è morto, e

allora comincia a sentirsi a disagio. Perchè? Sempre a

causa dello scarso insegnamento ricevuto. Non

capisce dove è, o che cosa sta accadendo, perchè la

situazione non è quella che si aspettava in base al

punto di vista convenzionale. Come una volta in tale

occasione disse un generale inglese, 'Ma, se sono

morto, dove sono? Se questo è il paradiso, non è gran

che, e, se è l'inferno, è meglio di quanto mi

aspettavo!'

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III IL PURGATORIO

Moltissime pene totalmente non necessarie e

anche acute sofferenze sono state causate da coloro

che ancora continuano ad insegnare al mondo

sciocche fiabe su inesistenti spauracchi invece di

usare la ragione ed il buon senso. L'infondata e

blasfema teoria delle fiamme dell'inferno ha fatto più

danno di quanto sappiano i suoi sostenitori, perché ha

fatto danni sia nell'aldilà così come da questa parte.

Ma al presente chi muore potrà incontrare altre

persone morte che sono state preparate in modo più

assennato, e imparerà da loro che non c'è ragione di

avere paura, e che c'è una vita razionale da vivere in

questo nuovo mondo, proprio come c'era nel

precedente. Scoprirà gradualmente che ci sono molte

novità, e anche cose simili a ciò che già conosce;

perchè in questo mondo astrale i pensieri e i desideri

vengono espressi in forma visibile, anche se sono

composti di materia più fine. Via via che la vita

astrale prosegue, questi acquistano sempre più

importanza, perchè dobbiamo ricordare che il defunto

si ritrae sempre di più dentro di sé. L'intero periodo di

una incarnazione è in realtà occupato dall'ego

all'inizio nel circondarsi di materia, e poi nel ritrarsi di

nuovo con i risultati del suo sforzo. Se all'uomo

comune fosse chiesto di tracciare un alinea simbolica

della vita, egli probabilmente disegnerebbe una retta,

che inizia alla nascita e si conclude con la morte; ma

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lo studente di teosofia la rappresenterebbe piuttosto

come una grande ellisse, che parte dall'ego al suo

livello mentale più elevato, e che finisce per tornarvi.

La linea discenderebbe nella parte più bassa del piano

mentale, e poi in quello astrale. Una porzione molto

piccola, in confronto, nella parte più bassa dell'ellisse,

sarebbe sul piano fisico, e presto la linea risalirebbe

nei piani astrale e mentale. La vita fisica, perciò,

sarebbe rappresentata solo da quella piccola porzione

della curva che giace sotto la linea di confine tra il

piano astrale e quello fisico; la nascita e la morte

sarebbero semplicemente i punti di intersezione

dell'ellisse con quella linea di confine – ovviamente

non certo i punti più importanti del sistema.

Il punto più importante, in realtà, sarebbe

chiaramente quello più lontano dall'ego – il punto di

svolta, diciamo – ciò che in astronomia chiameremmo

l'afelio. Questo non è né nascita né morte, ma

dovrebbe essere un punto a metà della vita fisica,

quando la forza proveniente dall'ego ha esaurito la sua

spinta all'esterno, e inizia il lungo processo di

introversione. Gradualmente, i suoi pensieri si

rivolgeranno in alto, preoccupandosi sempre meno

della materialità, fino ad abbandonare definitivamente

il pesante corpo fisico. Il risultato di questo è che,

passando il tempo, egli presta sempre meno attenzione

alla materia inferiore, con la quale sono composti le

controparti degli oggetti fisici, ed è sempre più rivolto

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a quella materia più sottile di cui sono costituite le

forme-pensiero – almeno, cioè, per come le formepensiero

appaiono sul piano astrale. Così, la sua vita si

svolge sempre più nel mondo del pensiero, e la

controparte del mondo che ha lasciato alle sue spalle

svanisce ai suoi occhi, non perchè egli abbia cambiato

la sua posizione nello spazio, ma perchè il centro dei

suoi interessi si è spostato. I suoi desideri permangono

ancora, e le forme che lo circondano saranno in larga

parte espressione di questi desideri, cosicchè la

felicità o meno della sua vita dipenderà

principalmente dalla natura di questi.

Uno studio di questa vita astrale ci mostra

molto chiaramente la ragione di molti precetti

morali.La maggior parte degli uomini riconosce che

ciò che danneggia gli altri è ovviamente e sicuramente

male; ma gli stessi a volte si domandano perchè

dovrebbe essere male provare gelosia, odio, o

ambizione, fintantoché non vengono manifestati come

parole, o azioni. Un'occhiata a questo mondo

dell'aldilà ci mostra esattamente come tali sentimenti

danneggino l'uomo che li alberga, e come gli possano

causare le più acute sofferenze dopo la morte.

Capiremo questo meglio con alcuni esempi della vita

astrale, e illustrando le loro principali caratteristiche.

Lasciateci prima considerare l'insipido uomo

ordinario, che non è né particolarmente buono, né

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particolarmente cattivo, né in alcun modo speciale.

L'uomo non cambia in alcun modo dopo la morte, così

la sua mancanza di colori resterà la sua caratteristica

principale (sempre che la si possa definire così). Egli

non avrà né speciali sofferenze, né gioe particolari, e

probabilmente troverà la vita astrale piuttosto noiosa,

perché non ha, durante la sua vita sulla terra,

sviluppato alcun interesse razionale. Se egli non ha

alcuna idea al di là del pettegolezzo o di ciò che è

chiamato sport, niente oltre i suoi affari o i suoi

vestiti, è probabile che troverà che il tempo scorre

lentamente tra le sue mani quando tali interessi non

saranno più possibili. Ma nel caso di un uomo che

abbia avuto forti desideri di un genere di materialità

bassa, tali che possano essere soddisfatte solo sul

piano materiale, si è di fronte ad una evenienza ancora

peggiore. Consideriamo il caso di un ubriacone o di

una persona attaccata ai sensi. Egli è stato schiavo di

voglie incontrollabili durante la sua vita terrena, che

restano invariate dopo la morte – anzi, ancora più forti

di prima, poiché le loro vibrazioni non devono più

mettere in movimento le pesanti particelle fisiche. Ma

la possibilità di soddisfare questa terribile sete è tolta

per sempre, perché il corpo, solo attraverso il quale

avrebbe potuto essere soddisfatta, se ne è andato.

Vediamo che le fiamme del purgatorio non sono

simboli inadatti per le vibrazioni di un tipo di

desiderio tormentoso come questo. Esso può durate

per un tempo abbastanza lungo, poiché passa soltanto

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gradualmente spogliandosene, e il destino di

quest'uomo è indubbiamente terribile. Eppure ci sono

altri due punti che dobbiamo tenere presenti nel

considerare questo. Primo, l'uomo ha fatto ciò

assolutamente da sé, e ne ha determinato l'esatto grado

della sua intensità e della sua durata. Se avesse

controllato tali desideri durante la vita, ci sarebbe

stato proprio un minimo di tali sofferenze da patire

dopo la morte. Secondo, è il solo modo nel quale può

sbarazzarsi del vizio. Se egli passasse da una vita di

sensualità e ubriacature direttamente all'incarnazione

successiva, egli nascerebbe schiavo dei suoi vizi – lo

dominerebbero fin dall'inizio, e non ci sarebbe

scampo per lui. Ma ora che si è spogliato del

desiderio, egli può iniziare il suo nuovo cammino

senza quel fardello, e l'anima, avendo avuto una

lezione così severa, farà ogni possibile sforzo per

evitare che i suoi veicoli inferiori ripetano un tale

errore.

Tutto questo era noto al mondo sia

recentemente sia durante l'epoca classica. Lo vediamo

chiaramente rappresentato nel mito di Tantalo, che

soffre eternamente a causa di una sete violenta, poiché

è condannato per sempre a vedere l'acqua ritirarsi

proprio quando sta per toccare le sue labbra. Molti

altri peccati producono questo risultato in un modo

altrettanto raccapricciante, sebbene ognuno in base

alle proprie peculiarità. Ad esempio l'avaro soffrirà

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quando non potrà più ammassare il suo oro, quando

egli forse saprà che mani estranee lo stanno

spendendo. Pensate come l'uomo geloso continuerà a

soffrire per la sua gelosia, sapendo che ora non ha più

il potere di interferire sul piano fisico, percependola

ancora più forte di prima. Ricordate il fato di Sisifo

nella mitologia greca – come egli fosse condannato a

spingere una pesante roccia sulla sommità di una

montagna, solo per vederla rotolare ancora giù nel

momento in cui il successo sembrava alla sua portata.

Vedete con quanta esattezza questo rappresenti

l'oltretomba di un uomo di smisurata ambizione. Egli

ha trascorso tutta la sua vita a realizzare disegni

egoistici, e perciò continua a fare ciò nel mondo

astrale; costruisce con attenzione le sue trame fino a

che sono perfette nella sua mente, e solo dopo si rende

conto che ha perso il corpo fisico che è necessario per

la loro realizzazione. Crollano le sue speranze;

tuttavia così radicata è l'abitudine che continua ancora

e ancora a spingere la stessa pietra su per la stessa

montagna di ambizione, fino a che non si è spogliato

del vizio. Dopo, alla fine comprende che non ha

bisogno di spingere la sua roccia, e la lascia stare in

pace ai piedi della collina.

Abbiamo preso in considerazione l'uomo

comune, e l'uomo che differisce dal comune a causa

dei suoi desideri grossolani ed egoistici. Ora

esaminiamo l'uomo che differisce da quello comune

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nella direzione opposta, che ha cioè interessi di natura

razionale. per capire come la vita dopo la morte gli

appare, dobbiamo aver presente che la maggioranza

degli uomini impiega la gran parte della della loro vita

da svegli e la maggior parte delle loro forze in lavori

che non gli piacciono realmente, che essi non

vorrebbero proprio fare se non fosse necessario per

guadagnarsi da vivere, o per mantenere coloro che

dipendono da loro. Immaginate la situazione

dell'uomo quando tutta la necessità di questo

opprimente lavoro è finita, quando non c'è più bisogno

guadagnarsi da vivere, poiché il corpo astrale non ha

bisogno di cibo, di vestiti o di case. Allora per la

prima volta dalla sua prima infanzia quest'uomo è

libero di fare esattamente quello che gli piace, e può

dedicare tutto il suo tempo a qualcosa che può essere

la sua occupazione preferita – fino al punto che, cioè,

essa è di una natura tale da poter essere realizzata

senza la materia fisica. Supponiamo che il più grande

diletto di un uomo sia la musica; sul piano astrale ha

l'opportunità di ascoltare tutte le più grandi musiche

che la terra può produrre, ed è anche in grado,

sottostando a queste nuove condizioni, di ascoltarle

molto meglio di prima, poiché qui, altre e più piene

armonie sono ora alla sua portata, rispetto a quelle che

le nostre limitate orecchie possono afferrare.La

persona appassionata di arte, che ami la bellezza delle

forme e dei colori, avrà davanti a sé , tra cui scegliere,

tutta la ricchezza di questo mondo superiore. Se la sua

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passione è la bellezza della Natura, avrà ineguagliabili

possibilità di indulgervi; poiché può spostarsi da un

posto all'altro prontamente e velocemente, e

apprezzare in rapida successione le meraviglie della

natura, che all'uomo incarnato occorrerebbero anni per

visitare. Se è un appassionato di scienza o di storia, le

biblioteche e i laboratori del mondo saranno a sua

disposizione, e la sua capacità di comprendere i

processi chimici e biologici sarà molto maggiore di

prima, perchè adesso egli potrà vedere sia all'interno

che all'esterno delle opere, così come sia le cause che

gli effetti. E in tutti i casi c'è in più la meravigliosa

delizia di non fare alcuna fatica. E' qui che capiamo

perchè , ogni qualvolta stiamo progredendo nei nostri

studi o esperimenti,non riusciamo ad avanzare ,

poiché il cervello non riesce a tollerare più di un certo

sforzo; al di fuori del mondo fisico, sembra che non

esista alcuna fatica, perchè in realtà è il cervello che si

stanca, non la mente.

Fino ad ora ho parlato di pure gratificazioni

egoistiche, anche se di tipo intellettuale o razionale.

Ma ci sono alcuni di noi che sarebbero soddisfatti solo

con qualcosa di più elevato – persone la cui gioia più

grande nella vita consiste nell'essere al servizio dei

propri simili. Che cosa ha in serbo per loro la vita

astrale? Essi potranno realizzare la loro filantropia più

efficacemente di prima, e in condizioni migliori che

nel piano inferiore. Ci sono migliaia di esseri che

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possono aiutare, e con una certezza di far del bene

molto maggiore di quanto sia abitualmente possibile

in questa vita. Alcuni perciò si dedicano al bene

comune; alcuni si occupano in particolar modo di

amici o parenti, sia vivi che morti. Questo uso delle

parole “vivi e morti” rappresenta una strana

inversione dei fatti; poiché sicuramente chi è morto

siamo noi, sepolti in questi grossolani e stretti corpi

fisici; e chi è veramente vivo sono loro, così tanto più

liberi e capaci, poiché liberi da ostacoli. Spesso la

madre trapassata in quella vita superiore, proteggerà

ancora il suo bambino, e sarà per lui un vero angelo

custode; spesso il marito 'morto' rimane vicino e in

contatto con la moglie afflitta, grato se ogni tanto può

farle sentire che egli vive accanto a lei con amore e

forza, come in passato.

Se tutto ciò è vero, penserete, allora di sicuro

prima moriamo meglio è; queste informazioni

sembrano quasi incitare al suicidio! Di fatto, se state

pensando solo a voi stessi e al vostro piacere,

paradossalmente è così. Ma, se pensate ai vostri

compiti verso Dio e i vostri simili, allora capirete

subito che quel punto di vista non è più valido. Voi

siete qui per uno scopo – uno scopo che può essere

raggiunto solo sul piano fisico. L'anima deve

attraversare così tante difficoltà, e passare attraverso

così tanti limiti, per guadagnarsi questa incarnazione

terrena, che non si possono sprecare inutilmente

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questi sforzi . L'istinto di auto-conservazione è stato

impiantato nel nostro petto per opera di Dio, ed è

nostro dovere fare del nostro meglio in questa vita

terrena per conservarla finchè le circostanze ce lo

permettono. Ci sono lezioni che devono essere

apprese su questo piano che non possono essere

comprese in nessun altro luogo, e, prima le capiremo,

prima saremo liberi perfino dal tornare ancora in

questa vita inferiore e più limitata. Perciò, che

nessuno osi morire finchè non è giunta la sua ora,

anche se, quando sarà il momento, potrà gioire nel

passare dalla fatica al ristoro.

E tuttavia, tutto ciò di cui vi ho parlato fino ad ora, è

insignificante di fronte alla gloria della vita che segue

– la vita del paradiso. Questo è il purgatorio - quella è

la eterna benedizione cantata dai poeti e sognata dai

monaci – niente affatto un sogno, ma una realtà viva e

gloriosa. La vita astrale è felice per alcuni, infelice per

altri, a seconda della preparazione con cui vi sono

giunti; ma ciò che segue è felicità perfetta per tutti,

esattamente forgiata per i bisogni di ognuno.

Prima di concludere questo capitolo,

consideriamo una o due domande ricorrenti, riguardo

all'aldilà. Potremo fare progressi,là?, alcuni chiedono.

Senza dubbio, perchè il progresso è la regola dello

Schema Divino. Per noi questo è possibile sempre in

relazione al nostro livello evolutivo. L'uomo che è

schiavo del desiderio, può progredire solo

24

spogliandosene; ciò è il massimo che può fare a

questo stadio. Ma l'uomo gentile e desideroso di

aiutare impara in molti modi attraverso il lavoro che

può svolgere nella vita astrale; egli ritornerà sulla

terra con molti più poteri e qualità, a causa della sua

pratica altruistica. Dunque, non c'è nulla da temere

riguarda alla questione del progresso. Un altro punto

spesso sollevato è : saremo in grado di riconoscere i

nostri cari trapassati prima di noi? Sicuramente sì,

poiché né loro né noi saremo cambiati; perchè,

dunque, non dovremmo riconoscerli? L'attrazione è

ancora lì, e agirà come un magnete per riunire coloro

che la sentono, più prontamente e sicuramente che

non qua. Di fatto, se il nostro caro ha lasciato la vita

terrena molto tempo fa, egli può essere già andato

oltre il piano astrale, ed essere entrato nel paradiso; in

questo caso dovremo aspettare finchè anche noi

avremo raggiunto quel livello, ma quando arriverà

quel momento, noi saremo insieme a lui in modo così

perfetto, certo al di là di quanto possiamo immaginare

in questa casa-prigione. Siate certi di una cosa: che

non abbiamo perso i nostri amati; se sono morti di

recente, li ritroveremo sul piano astrale, se sono morti

da più tempo, li ritroveremo in paradiso; ma dove

esiste l'affetto, il ricongiungimento è certo. Poichè

l'amore è una delle forze più potenti dell'universo, sia

in vita che in morte.

C'è una infinità di informazioni interessanti su

25

questa vita superiore, in particolare vi consiglio Death

and After di Annie Besant, e i miei libri Il Piano

Astrale e L'altro lato della morte.

Vale la pena approfondire questo argomento, perchè

la conoscenza della verità allontana tutte le paure

della morte, e rende la vita più facile, perchè ne

conosciamo il significato e la sua fine. La morte non

porta sofferenza, ma solo gioia, per coloro che vivono

una vita sincera e altruistica. Gli antichi Latini lo

affermavano letteralmente – Mors janua vita – la

morte è la porta della vita. Ciò è esattamente quello

che vuol dire – una porta in una vita superiore e più

completa. Dall'altro lato della tomba, così come da

questo, domina la grande legge della Giustizia Divina,

che noi crediamo agisca, sia qui, che là,sia per noi,

che per i nostri cari.

26

IV. IL PARADISO

Le religioni tuttora sono d'accordo nell'affermare

l'esistenza del paradiso e che la gioia della sua

beatitudine segue una vita terrena ben spesa. Il

Cristianesimo e l'Islam ne parlano come di una

ricompensa offerta da Dio a coloro che lo hanno

compiaciuto, ma la maggior parte delle altre religioni

lo descrivono piuttosto come la conseguenza

inevitabile di una buona vita, esattamente come è il

punto di vista teosofico. Eppure, nonostante tutte le

religioni concordino nel dipingere questa vita felice

con termini sfolgoranti, nessuna di esse è riuscita a

descriverla in modo realistico. Tutto ciò che è stato

scritto sul paradiso è talmente diverso da qualsiasi

nostra esperienza, che molte descrizioni ci sembrano

quasi grottesche. Non siamo in grado di affermare

questo riguardo a ciò che ci fu raccontato fin

dall'infanzia, ma, se dovessimo ascoltare i racconti

delle altre grandi religioni, non esiteremmo a farlo.

Nei libri Buddhisti o Induisti si possono trovare

magnifici racconti di giardini interminabili, nei quali

gli alberi sono d'oro o d'argento, e i loro frutti di vari

tipi di gioielli, e saremmo tentati di sorridere, finchè

non ci sovvenisse il pensiero che i nostri racconti di

strade dorate e cancelli di perle potrebbero suonare

altrettanto improbabili alle orecchie di un Induista o di

un Buddhista. Il fatto è che questi racconti ci appaiono

ridicoli solo se li prendiamo alla lettera, e se non

27

capiamo che ogni scriba ha compiuto lo stesso

tentativo dal suo punto di vista; tentativi tutti falliti

per il fatto che la grande verità che c'è al di là è

assolutamente indescrivibile. Lo scritture Indù ha

senza dubbio visto alcuni dei meravigliosi giardini dei

re Indiani, che presentano tali decorazioni. Lo scriba

Ebreo non ha familiarità con tali cose, ma fa

riferimento ad una città grandiosa e magnifica –

probabilmente Alessandria; e così la sua concezione

di splendore è una città, diversa da qualsiasi altra per

il materiale e le decorazioni sontuose. Ognuno di essi

cerca di dipingere una verità , troppo grande per le

parole, usando concetti familiari alla propria mente.

Ci sono stati alcuni che, avendo visto la gloria

del paradiso, hanno cercato di descriverlo in modo

confuso. Fra questi ci sono alcuni nostri studenti, e nel

Manuale Teosofico n. 6 potete trovare il mio

personale tentativo. Adesso non parliamo di oro o di

argento, di rubini e diamanti, se vogliamo rendere

l'idea di una raffinata bellezza di forme e colori;

attingiamo piuttosto alla similitudine dei colori del

tramonto, e allo splendore del cielo e del mare, perchè

ai nostri occhi rappresentano il paradiso. E tuttavia,

chi di noi ha visto la verità sa che anche noi falliamo

in questi tentativi, né più né meno che gli scribi

orientali, nel tratteggiare un'idea della realtà del Piano

Devachanico, o Paradiso, che nessuna parola potrà

mai dipingere, anche se ognuno un giorno lo vedrà coi

28

suoi occhi. Perchè questo paradiso non è un sogno; è

una realtà radiosa; ma per comprenderne qualcosa

dobbiamo prima cambiare le nostre idee

sull'argomento. Il Paradiso non è un posto, ma uno

stato di consapevolezza. Se mi chiedete “Dove è il

paradiso?” devo rispondervi che è qui – intorno a voi,

proprio in questo momento, vicino a voi come l'aria

che respirate. La luce è tutto intorno a voi, come

Buddha disse molto tempo fa; per vederla dovete solo

togliervi la benda dagli occhi. Ma cosa vuol dire

togliersi la benda? Che cosa simboleggia questa frase?

E' semplicemente questione di elevare la

consapevolezza ad un livello superiore, di imparare a

focalizzarla in un veicolo di materia più fine. Ho già

parlato della possibilità di fare questo riguardo al

corpo astrale, arrivando così a vedere il mondo

astrale; questo necessita semplicemente di un ulteriore

passo nello stesso processo, l'innalzamento della

consapevolezza al piano mentale, perchè l'uomo ha un

corpo anche per quel livello, e attraverso di esso può

ricevere le sue vibrazioni, e vivere così nel lucente

splendore del paradiso mentre ancora possiede un

corpo fisico – anche se, in realtà, dopo una tale

esperienza, non proverà una grande attrattiva nel

tornare di nuovo nel piano fisico. L'uomo ordinario

raggiunge questo stato di beatitudine solo dopo la

morte, e neanche immediatamente dopo, se non in rari

casi. Ho già spiegato come dopo la morte l'Ego si

ritrae decisamente in se stesso. L'intera vita astrale è

29

infatti un costante processo di ripiegamenti, e quando

col passare del tempo l'anima raggiunge i limiti di

quel piano, essa muore ad esso proprio nello stesso

modo in cui era morta sul piano fisico. Cioè, essa si

spoglia del corpo di quel piano, e se lo lascia alle

spalle, mentre passa ad una vita più elevata e

completa. Nessun dolore o sofferenza di alcun tipo

precede questa seconda morte, ma, proprio come con

la prima, si ha in genere un periodo di incoscienza, dal

quale ci si sveglia gradualmente. Alcuni anni fa ho

scritto un libro intitolato Il Piano Devachanico, in cui

cercavo di descrivere cosa avrebbe visto,

schematizzando per quanto potevo le varie

suddivisioni di questa gloriosa Terra di Luce,

fornendo esempi di ciò che era stato osservato

durante le nostre investigazioni in questa vita celeste.

Al momento, cercherò di trattare l'argomento da un

altro punto di vista, e coloro che desiderano potranno

integrare le informazioni leggendo anche quel libro.

Forse, l'affermazione iniziale più completa è che

questo è il piano della Mente Divina, che qui siamo

proprio nel regno del pensiero, e che qualsiasi cosa

l'uomo possa pensare diventa, qui, una vivida realtà.

Noi partiamo col grande svantaggio di giudicare le

cose materiali come reali, e quelle non materiali

irreali; mentre il fatto è che le cose materiali sono

sepolte e nascoste in questa realtà, e quindi diventano

riconoscibili solo se osservate da un punto di vista più

elevato. Così, quando sentiamo parlare di un mondo

30

del pensiero, immediatamente pensiamo ad un mondo

irreale, fatto della stessa pasta dei sogni, come dice il

poeta.

Cercate di capire che quando un uomo lascia il

suo corpo fisico e apre la sua consapevolezza alla vita

astrale, la sua prima sensazione è la realtà vivida e

intensa di quella vita, così che pensa “Adesso per la

prima volta so che cosa è la vita”. Ma quando poi è la

volta di lasciare quella vita per un'altra superiore, egli

ripete esattamente la stessa esperienza, perchè

quest'ultima è così più completa e intensa di quella

astrale, che, ancora una volta, nessun confronto è

possibile. E, ancora, c'è un'altra vita oltre questa, che è

come la luce del sole paragonata alla luce della luna;

ma è inutile parlarne ora.

Ci sono molti che troveranno assurdo che un

regno del pensiero sia più reale di un mondo fisico;

bene, è giusto che pensino questo finchè non abbiano

sperimentato una vita più elevata di questa, e poi ci

sarà un momento che conosceranno molto più di

quanto qualsiasi parola possa mai spiegare.

Su questo piano, dunque, troviamo l'infinita

pienezza della Mente Divina, completamente aperta

nel suo flusso verso tutte le anime, in proporzione a

quanto ognuna di esse si sia preparata a riceverlo. Se

un uomo ha già completato l'evoluzione a cui era

31

destinato, se aveva completamente realizzato e

dispiegato il germe di divinità che è dentro di lui, la

pienezza di questa gloria sarà alla sua portata; ma dal

momento che nessuno di noi ancora è giunto a ciò, dal

momento che ci stiamo ancora innalzando

gradualmente verso quello splendido traguardo,

nessuno ancora può afferrarla completamente, e potrà

conoscere e attingerne solo quella parte che col suo

impegno si è preparato a ricevere. Individui diversi

avranno capacità diverse; come nella metafora

orientale, ognuno porta la sua ciotola; alcune sono più

grandi , altre più piccole, ma, grande o piccola che sia,

ogni tazza è riempita fino all'orlo; il mare di

beatitudine è infinitamente abbondante.

Tutte le religioni hanno parlato di questa

beatitudine del paradiso, però poche hanno posto di

fronte a noi con sufficiente chiarezza e precisione

questa idea dominante che da sola spiega

razionalmente come sia possibile tale benedizione per

tutti – e questo, in verità, è la chiave di volta del

concetto - il fatto che ogni uomo crei il suo proprio

paradiso attraverso la selezione dall'ineffabile

splendore del Pensiero di Dio Stesso. Un uomo decide

per se stesso sia la durata che le caratteristiche della

sua vita celeste attraverso quello che ha creato durante

la sua vita terrena; perciò egli non può non avere la

quantità esatta di ciò che si è meritato, ed esattamente

la qualità di gioia che è la più adatta alle sue

idiosincrasie, perchè questo è un mondo nel quale

32

ogni essere deve, per il fatto stesso di esservi

consapevole, gioire della più elevata beatitudine

spirituale della quale e capace – un mondo la cui

capacità di rispondere alle sue aspirazioni è limitata

solo dalla sua capacità di aspirare.

Egli si è costruito un corpo astrale attraverso i

suoi desideri e le sue passioni durante la vita terrena, e

deve vivere in esso durante la sua esistenza astrale, e

tale esistenza è stata felice o infelice per lui in accordo

col suo carattere. Ora il tempo del purgatorio è finito,

perché la parte inferiore della sua natura si è

consumata: ora restano solo i pensieri più elevati e

raffinati, le aspirazioni nobili e altruistiche che egli ha

espresso durante la vita terrena. Queste si

raggruppano attorno a lui e formano una specie di

guscio, attraverso il quale è in grado di rispondere a

certi tipi di vibrazione in questa materia sottile.

Questi pensieri che lo circondano sono il potere

che egli ha di ricevere il bene del mondo-celeste, che

egli scopre essere un inesauribile magazzino da cui

può attingere proporzionalmente al potere di quei

pensieri e aspirazioni che egli stesso ha generato nella

vita astrale e fisica. Tutti i suoi affetti e devozioni più

elevati producono ora i loro risultati, poiché qui non

c'è niente altro; tutto ciò che era egoismo o

attaccamento è stato lasciato indietro, nel piano del

desiderio.

Infatti, ci sono due tipi di affezioni. Un tipo, che

33

non è neanche degno di essere chiamato con tale

nome, che considera sempre la quantità di amore che

riceve in cambio del suo investimento in

attaccamento, che si preoccupa continuamente della

quantità dell'affetto che l'altra persona dimostra, e per

questo motivo è costantemente imbrigliato nel

groviglio della gelosia e del sospetto. Tale emozione,

piena di attaccamento e sofferenza, produrrà come

risultato il dubbio e la miseria nel piano del desiderio,

a cui appartiene così palesemente. Ma c'è un altro tipo

di amore, che non sta mai a pensare quanto viene

amato, ma ha solo l'obiettivo di riversarsi senza alcuna

riserva ai piedi di chi è rivolto, e pensa solo a come

meglio può esprimere coi fatti il sentimento che

riempie il suo cuore così completamente. Qui non ci

sono limiti, poiché non c'è attaccamento, né trazione

verso se stessi, né pensieri di essere ricambiati, ed è

proprio a causa della incredibile forza con cui si

riversa all'esterno che non potrebbe essere espresso da

nessuna materia astrale, né potrebbe essere contenuto

dalle dimensioni del piano astrale. Esso necessita di

materia più sottile e dello spazio più ampio del piano

superiore; perciò l'energia generata appartiene al

mondo mentale. Allo stesso modo, esiste una

devozione religiosa che pensa principalmente a cosa

otterrà dalle sue preghiere, e si abbassa ad una specie

di contrattazione; mentre c'è anche una devozione

genuina, completamente dimentica di sé nella

contemplazione della divinità. Tutti noi sappiamo

34

bene che nella nostra devozione più alta c'è qualcosa

che non è ancora mai stato soddisfatto, che le nostre

più grandi aspirazioni non si sono mai ancora

realizzate, che quando realmente amiamo in modo

incondizionato, il nostro sentimento è ben al di là di

ogni potere di espressione su questo piano fisico, che

la profonda emozione suscitata nei nostri cuori dalla

musica più nobile o dall'arte più squisita raggiunge

altezze e profondità sconosciute al nostro cuore

ottuso. Tutto questo è una forza di potere incredibile,

al di là di ogni calcolo, e deve produrre dei risultati da

qualche parte, in qualche modo, perchè la legge di

conservazione dell'energia è valida sui piani superiori

del pensiero e dell'aspirazione proprio come nella

meccanica ordinaria. Ma, dal momento che questa

forza deve reagire su colui che l' ha messa in moto , e

non può farlo sul piano fisico la cui materia è così più

grossolana e limitata, come e quando produrrà il suo

inevitabile risultato? Semplicemente, aspetta che

l'uomo raggiunga il suo livello; rimane

immagazzinata finchè non arriva la sua opportunità.

Finché la consapevolezza dell'uomo resta focalizzata

sul piano astrale e fisico essa non può reagire su di lui,

ma appena egli si trasferisce interamente al piano

mentale, questa è lì, pronta per lui, irrompe fuori dai

cancelli, e inizia la sua azione. Così, una giustizia

perfetta viene attuata, e nulla si perde, anche se a noi,

in questo mondo più basso, sembra di non essere

giunti al nostro scopo e di aver perso i nostri obiettivi.

35

V. MOLTI COMPITI

Il punto chiave del concetto è la comprensione di

come l'uomo costruisce il suo personale paradiso. Qui,

su questo piano della Mente Divina, esiste, some

abbiamo detto, tutta la bellezza e la gloria concepibile;

ma l'uomo può guardarvi solo attraverso le finestre

che lui stesso si è costruito. Ognuna delle sue formepensiero

è come una finestra, attraverso la quale può

ricevere risposte dalla forza presente al di fuori. Se si

è occupato principalmente di cose materiali durante la

sua vita terrena, allora ha costruito per sé solo poche

finestre attraverso cui la gloria superiore può

risplendere su di lui. E, comunque, ogni uomo avrà

avuto qualche sprazzo di sentimento puro e

incondizionato,e anche se fosse stato una sola volta in

tutta la sua vita, quello, adesso, sarà per lui una tale

finestra. Ogni uomo, eccetto chi è ad uno stadio

molto primitivo, sicuramente avrà questa meravigliosa

beatitudine. Invece di dire, come convenzionalmente,

che alcuni uomini vanno all'inferno e altri in paradiso,

sarebbe più corretto dire che tutti gli uomini

sperimenteranno la loro parte di entrambi gli stati (se

proprio dobbiamo chiamare la vita astrale più bassa

con un nome così orribile come inferno), e ciò che

differisce è solo la proporzione. Dobbiamo tener

presente che l'anima dell'uomo ordinario è ancora ad

uno stadio iniziale della sua evoluzione. Egli ha

imparato ad usare il suo veicolo fisico con relativa

36

facilità, e riesce anche a funzionare abbastanza

agevolmente nel suo corpo astrale, anche se raramente

riesce a mantenerne la memoria nel suo cervello

fisico; ma il suo corpo mentale non è ancora un

veicolo propriamente detto, né impiega i suoi sensi nel

modo consueto per ricevere informazioni . Perciò non

dobbiamo pensarlo in condizioni di grande attività, o

con la capacità di muoversi liberamente, come fa sui

piani astrali. La sua condizione, qui, è principalmente

ricettiva, e la sua comunicazione col mondo al di fuori

di lui avviene solo attraverso le sue finestre, e perciò è

veramente molto limitata. L'uomo che può esercitare

una piena attività è già quasi più di un uomo, poiché

deve essere uno spirito glorificato, una grande entità

altamente evoluta. Là, avrebbe piena consapevolezza,

e userebbe il suo veicolo mentale liberamente, alla

stessa stregua di come l'uomo ordinario usa il suo

corpo fisico, e di fronte ad esso si aprirebbero vasti

campi di conoscenza superiore.

Ma qui stiamo parlando di chi è meno evoluto

di così – di chi ha le sue finestre, e vede solo

attraverso di esse. Per capire il suo paradiso,

dobbiamo considerare due punti: la sua relazione al

piano stesso, e la sua relazione ai suoi amici. La prima

questione si divide a sua volta in due parti, poiché

dobbiamo considerare prima la materia del piano così

come viene modellata dai suoi pensieri, e poi le forze

del piano che vengono evocate in risposta alle sue

37

aspirazioni.

Ho detto di come l'uomo circondi se stesso di

forme-pensiero; qui, su questo piano, siamo proprio

nella casa del pensiero, perciò queste forme sono

assolutamente importanti rispetto a questa

considerazione. Esistono forze viventi intorno a lui,

potenti abitanti angelici di questo piano, e molti dei

loro ordini sono molto sensibili a certe aspirazioni

dell'uomo, e prontamente gli rispondono. Ma

naturalmente, sia i suoi pensieri che le aspirazioni

procedono solo lungo le linee che egli ha già

preparato durante la vita terrena. Potrebbe sembrare

che, nel momento in cui egli si trasferisce ad un piano

di tale forza e vitalità trascendenti , egli potrebbe

essere trascinato verso attività completamente nuove,

lungo linee inesplorate; ma questo non è possibile. Il

suo corpo mentale non è assolutamente dello stesso

ordine degli altri veicoli; e non è così pienamente

sotto il suo controllo. Tutto ciò che è passato

attraverso molte vite è stato abituato a ricevere

impressioni e spinte all'azione dal basso, attraverso i

veicoli inferiori, principalmente dal suo corpo fisico,

e a volte dall'astrale; è stato fatto molto poco per

ricevere vibrazioni mentali dirette, su questo piano, e

non riesce a cominciare improvvisamente ad accettare

di rispondere ad esse. Praticamente, allora, l'uomo non

inizia nessun nuovo pensiero, ma solo quelli che ha

già formato, le finestre attraverso le quali egli guarda

38

il suo nuovo mondo.

Riguardo a queste finestre, esse possono variare

in due modi – nella direzione nella quale guardano, e

nel tipo di vetro di cui sono formate. Ci sono molte

direzioni che il pensiero superiore può prendere.

Alcune di queste, come l'affetto e la devozione, hanno

caratteristiche così personali che forse è meglio

considerarle nella relazione della persona con gli altri;

parliamo quindi di un caso in cui questo elemento non

esiste – dove cioè trattiamo solo delle influenze che lo

circondano. Supponiamo che una delle finestre verso

il paradiso sia la musica. In questo caso abbiamo una

forza molto potente; sappiamo tutti quanto la musica

possa elevare un uomo, può trasformarlo per un po' in

un nuovo essere in un nuovo mondo; se avete mai

provato questa esperienza, capirete che siamo in

presenza di uno stupendo potere. L'uomo che non ha

la musica nella sua anima non ha finestre aperte in

quella direzione; ma un uomo che ha una finestra

musicale riceverà attraverso di essa tre gruppi di

impressioni completamente diversi, ognuno dei quali,

comunque, sarà modificato dal tipo di vetro di cui la

finestra è costituita. E' ovvio che questo vetro può

costituire un grande limite alla sua percezione; può

essere colorato, e lasciar passare solo certi tipi di raggi

di luce, o può di materiale grezzo, e perciò distorcere

e oscurare tutti i raggi che lo attraversano. Per

esempio, un uomo sulla terra può essere stato capace

39

di apprezzare solo un certo tipo di musica, e così via.

Ma, supponendo che la sua finestra musicale sia di

buona qualità, che cosa riceverà attraverso di essa?

Per prima cosa, sentirà quella musica che è

l'espressione del movimento ordinato delle forze del

piano. C'era qualcosa di vero dietro l'idea poetica

della musica delle sfere, perchè su questi piani

superiori, qualsiasi movimento e azione producono

gloriose armonie di suoni e colori. Tutto il pensiero si

esprime in questo modo - il proprio così come l'altrui

– in una deliziosa serie indescrivibile di accordi

mutevoli, come di migliaia di arpe eoliche. Questa

manifestazione musicale della vita vivida e splendente

del paradiso sarebbe per lui una specie di delizioso

sottofondo sempre presente in tutte le sue altre

esperienze.

In secondo luogo, fra gli abitanti di questo

piano c'è una classe di entità – un grande ordine di

angeli, come i nostri amici cristiani li chiamerebbero,

che si dedicano in particolare alla musica, con cui

abitualmente esprimono se stessi, molto più che con

altri mezzi. Si parla di loro negli antichi libri Indù col

nome di Gandharvas. L'uomo la cui anima è accordata

alla musica, attrarrà sicuramente la loro attenzione, e

riuscirà a connettersi con alcuni di loro, imparando

così con sempre maggior gioia tutte le meravigliose

combinazioni che essi compongono.

40

In terzo luogo, sarà un attento ascoltatore e

apprezzatore della musica eseguita dai suoi simili nel

paradiso. Pensate a quanti grandi compositori lo

hanno preceduto: Bach, Beethoven, Mendelssohn,

Handel, Mozart, Rossini – sono tutti là, non morti ma

piena di vita vigorosa, e vi lavorano incessantemente,

componendo armonie molto più gloriose di qualunque

altra mai udita sulla terra. Ognuno di essi è una fonte

di meravigliose melodie, e molte ispirazioni dei nostri

musicisti terreni è in realtà solo una debole e lontana

eco della dolcezza del loro canto.

Molto più di quanto possiamo comprendere del genio

di questo mondo inferiore non è altro che il riflesso

dei poteri liberi di coloro che sono trapassati prima di

noi; più spesso di quanto pensiamo l'uomo recettivo

può, qui, catturare alcuni loro pensieri e riprodurli, per

quanto può essere possibile in questa sfera inferiore. I

grandi maestri della musica ci hanno raccontato di

come a volte udissero per intero, suonati da un

accordo dentro le loro orecchie, grandi oratori, marce,

nobili cori; come fu questo il modo con cui giunse

loro l'ispirazione, e come quando cercavano di

scrivere la musica in note, occorressero molte pagine

per esprimerla. Questo esprime esattamente il modo

nel quale la musica del paradiso differisce da quella

che conosciamo qui; un solo accordo là può esprimere

ciò che qui richiederebbe ore per essere reso con

molta minore efficacia.

41

Esperienze molto simili accadrebbero all'uomo

appassionato di arte. Anch'egli avrebbe le stesse

possibilità di deliziarsi, perchè l'ordine del piano si

esprime nei colori come nella musica, e gli studenti di

teosofia conoscono bene il fatto che i Deva hanno un

linguaggio dei colori – un ordine di spiriti che

comunicano fra di loro attraverso lampi di splendidi

colori. Ancora, tutti i grandi artisti medioevali stanno

ancora lavorando – non col pennello e le tele, ma

plasmando materia mentale col potere del pensiero, in

modo infinitamente più facile e soddisfacente. Ogni

artista sa quanto ciò che concepisce con la mente sia

ben al di là dell'espressione, anche la più riuscita, su

carta e tela; ma qui pensare è creare, ed è impossibile

la delusione. La stessa cosa vale per tutte le direzioni

del pensiero, così che là esiste un'infinità di cui gioire

e da conoscere, molto al di là di ciò che le nostre

menti limitate possano concepire qui.

42

VI. I NOSTRI AMICI IN PARADISO

Esponiamo adesso la seconda parte

dell'argomento, il punto circa le relazioni con le

persone che amiamo, o con cui proviamo sentimenti

di devozione.

Le persone ci chiedono continuamente se

incontreranno e riconosceranno i loro cari in questa

vita superiore, se potranno ritrovare, in mezzo a tutto

questo splendore inimmaginabile, i visi familiari

senza i quali tutto sembrerebbe loro vano.

Fortunatamente, la risposta a questa domanda è chiara

e categorica: i nostri amici saranno là, senza la

minima ombra di dubbio, perfino molto più reali di

quanto lo siano mai stati con noi.

Eppure, ancora, le persone spesso chiedono: “E

a proposito dei nostri amici che sono già nella gioia

del paradiso? Possono vedere noi qui sulla terra?

Possono osservarci e aspettarci?”. Difficilmente;

perchè ci sarebbero problemi in entrambi i casi. Come

potrebbero i morti essere felici se si guardassero

indietro e vedessero coloro che amano tristi e

sofferenti, o, ancora peggio, mentre stanno

commettendo un peccato? E se pensiamo all'altra

possibilità, cioè che non ci vedano, ma che ci stiano

aspettano, la situazione non migliora certo. Perchè in

43

quel caso essi passerebbero una attesa lunga e piena di

preoccupazioni, un doloroso periodo di sospensione,

della durata spesso di molti anni, mentre gli amici

arriverebbero, in molti casi, così diversi, da non essere

più in sintonia. Nel sistema che ci è stato predisposto

così saggiamente dalla Natura, tutte queste difficoltà

vengono evitate; ognuno avrà con sé colore che ama

maggiormente, e sempre con la loro parte migliore,

mentre nessun'ombra di discordia o cambiamento

potrà mai frapporsi, dal momento che ognuno, per

tutto il tempo, riceverà da essi esattamente ciò che

desidera. Questa soluzione è infinitamente superiore a

qualsiasi cosa la mente umana avrebbe potuto

immaginare – come del resto avremmo dovuto

aspettarci – perchè tutte quelle ipotesi riflettevano

l'idea umana di ciò che è meglio, ma la verità sta

nell'idea di Dio. Cercherò di spiegarmi meglio. Tutte

le volte che amiamo qualcuno molto profondamente,

noi ci formiamo di lui un'immagine mentale molto

forte, ed egli è spesso presente nella nostra mente.

Inevitabilmente, portiamo con noi, in paradiso, questa

immagine mentale, proprio perchè è costituita di

quella materia sottile, che appartiene a quel piano. Ma

l'amore che forma e trattiene una tale immagine è una

forza molto potente – una forza che è così intensa da

poter raggiungere ed agire sull'anima del nostro

amico, la persona reale che amiamo. Quell'anima, a

sua volta, risponde immediatamente e con ardore, e

riversa se stessa nella forma-pensiero che abbiamo

44

creato per lei, ed è così che il nostro amico è presente

insieme a noi, realmente e più vividamente che mai.

Perchè, ricordate, ciò che amiamo è l'anima, non il

corpo, ed è l'anima che abbiamo qui con noi. Allora

potreste dire “Sì, ma questo accadrebbe se fossero

morti anche i nostri amici, ma supponiamo che siano

ancora vivi: in tal caso non potrebbero certo essere in

due posti contemporaneamente.” Il fatto è che, a

questo proposito, si può essere in due posti nello

stesso tempo; e spesso anche in più di due posti, e non

fa la minima differenza se quell'amico di cui parliamo

sia ciò che comunemente chiamiamo “vivo”, o

“morto”. Cerchiamo di capire cosa sia realmente

un'anima, e comprenderemo meglio come ciò sia

possibile.

L'anima appartiene ad un piano superiore ed è ben più

grande ed estesa di qualsiasi sua manifestazione. Il

suo rapporto con le sue manifestazioni è come quello

di una dimensione ad un'altra – come un quadrato

rispetto ad una linea, o un cubo rispetto ad un

quadrato. Nessuna quantità di quadrati può mai

diventare un cubo, perchè il cubo ha tre dimensioni,

mentre il quadrato ne ha solo due. Allo stesso modo,

nessuna molteplicità di espressioni su un piano

inferiore potrà mai esaurire la pienezza dell'anima,

poiché essa risiede su un piano totalmente superiore.

Essa mette una piccola porzione di sé in un corpo

fisico, per acquisire quell'esperienza che può essere

45

realizzata solo su questo piano; ma può avere solo un

corpo per volta, perchè questa è la legge; anche se

potesse assumerne migliaia, non sarebbero sufficienti

ad esprimerla totalmente. Può avere solo un corpo

fisico, ma se ha evocato un grande amore in un amico,

così che quell'amico abbia sempre in mente una sua

forte immagine , allora sarà capace di rispondere a

questo affetto riversando in quella forma-pensiero la

sua propria vitalità, vivificandola così in una sua

espressione reale su questo livello, di due interi piani

superiore al mondo fisico, pertanto ancora più capace

di esprimere le sue qualità.

Se ancora sembra difficile capire come la

consapevolezza dell'anima possa essere attiva anche

quella manifestazione, fate un paragone con

un'esperienza fisica comune. Ciascuno di noi, mentre

siede su una sedia, è consapevole nello stesso istante

di parecchi punti di contatto fisico. Tocca il sedile

della poltrona, i suoi piedi appoggiano sul pavimento,

le mani sentono i braccioli, o magari tengono un libro;

eppure il cervello non ha difficoltà a percepire questi

contatti simultaneamente; perchè, allora, dovrebbe

essere più difficile, per un'anima, la cui

consapevolezza è tanto più estesa della pura coscienza

fisica, trovarsi contemporaneamente e

consapevolmente in più di una manifestazione su

piani inferiori al proprio? In realtà è una sola persona

che sente tutti quei contatti differenti; in realtà è una

46

sola persona che sente tutte quelle diverse formepensiero;

ed è reale, viva e amorevole in ognuna di

esse. Si trova là, sempre al meglio di sé, perchè questa

è un'espressione molto più completa di quanto non

possa essere sul piano fisico, anche nelle migliori

circostanze.

Ma, si può chiedere, questo influenzerà in qualche

modo l'evoluzione del vostro amico? Certamente sì,

perchè gli offrirà una ulteriore opportunità di

espressione. Se questi ha un corpo fisico, sta già

apprendendo lezioni attraverso di esso, ma allo stesso

tempo questo lo metterà in grado di sviluppare la

qualità di amore molto più rapidamente attraverso

l'espressione sul piano mentale che voi gli avete

permesso di manifestare. In questo modo, il vostro

amore per lui sta facendo molto. Come abbiamo detto,

l'anima può manifestarsi in molte immagini, se ha la

fortuna che qualcuno le crei per lei. Chi è molto amato

da molte persone può partecipare a molti paradisi

simultaneamente, e perciò può evolvere molto più

rapidamente; ma questa grande ulteriore opportunità

non è altro che il diretto risultato e la ricompensa di

quelle qualità che gli hanno guadagnato l'affezionata

riconoscenza di così tanti suoi simili. Perciò, non solo

riceve amore da essi, che siano vivi o morti, ma

attraverso questo amore cresce a sua volta.

Dovremmo tuttavia osservare che ci sono due

possibili limiti alla perfezione di questa relazione.

47

Primo, l'immagine che avete del vostro amico può

essere parziale o imperfetta, così che molte delle sue

maggiori qualità non siano rappresentate, e perciò egli

non possa essere in grado di manifestarsi pienamente

attraverso di essa.

Secondariamente, ci potrebbero essere delle difficoltà

da parte del vostro amico. Vi potreste essere formati

un'idea non appropriata di lui; se il vostro amico non è

ancora un'anima altamente evoluta, è possibile che

l'abbiate sopravvalutato in qualche modo, e in quel

caso ci potrebbero essere alcuni aspetti della

immagine che avete formato di lui nei quali egli non

riuscirebbe a manifestarsi.. Ciò, tuttavia, è

improbabile, e potrebbe accadere solo quando un

oggetto indegno sia stato posto poco saggiamente su

un piedistallo. Anche in quel caso, chi ha formato

l'immagine non troverà poi alcun cambiamento

nell'amico, quando lo reincontrerà, perchè

quest'ultimo sarà in grado quanto meno di

corrispondere a quell'ideale senz'altro di più di quanto

lo fosse al momento della loro conoscenza. Fisica.

Essendo poco evoluto, potrebbe non essere perfetto,

ma comunque sarebbe sempre meglio di prima, perciò

, come vedete, non manca niente alla gioia degli

abitanti del paradiso. Il vostro amico può riempire

centinaia di immagini con quelle qualità che egli

possiede, ma quando una qualità è ancora poco

sviluppata in lui, egli non la sviluppa

improvvisamente solo perché vi siete immaginati che

48

egli l'abbia già conseguita. Questo è il vantaggio che

hanno coloro che formano immagini solo di chi non

può deluderli - o, dal momento che non ci sarebbe mai

una delusione, potremmo dire piuttosto, di coloro che

sono in grado di superare anche i concetti più elevati

che la mente inferiore può farsi di loro. Il teosofo che

crea nella sua mente l'immagine del Maestro sa che

tutta l'inadeguatezza della stessa è determinata da lui,

perché sta accostandosi ad una profondità di amore e

potere che il suo scandaglio mentale non può sondare.

Ma, si potrebbe chiedere, poiché l'anima

trascorre una così grande porzione del suo tempo nella

gioia della beatitudine del paradiso, quali sono le sue

opportunità di evoluzione mentre è lì? La prima

opportunità è relativa al fatto che, attraverso alcune

qualità , ci si sono aperte delle finestre sicure nel

paradiso; e, attraverso il continuo esercizio di queste

qualità per un tempo molto lungo queste potranno

rinforzarsi grandemente, finchè l'anima potrà ritornare

sulla terra per la prossima incarnazione molto

arricchita al proposito. Tutti i pensieri sono

intensificati dalla reiterazione, e l'uomo che trascorre

un migliaio di anni soprattutto nell'esercitare amore

altruistico, alla fine di quel periodo saprà sicuramente

come amare con forza e correttamente.

La seconda opportunità sta nel fatto che, se

attraverso la sua finestra egli riversa un'aspirazione

49

che lo porta in contatto con uno dei grandi ordini di

spiriti, certamente potrà imparare molto dalla sua

interazione con loro. Nella musica essi useranno tutti i

tipi di ipertoni e varianti che precedentemente gli

erano sconosciuti; nell'arte usano comunemente un

migliaio di modelli dei quali egli non ha mai avuto la

minima idea: tutto questo, gradualmente, resterà

impresso su di lui. Questo fa parte del credo che la

Teosofia vi porta – la certezza di questo sublime

futuro per tutti. È sicuro perché è già qui, perché per

ereditarlo dobbiamo solo prepararci per esso.

50

VII. ANGELI CUSTODI

A parer mio, questa è una realtà delle più belle , come

ho già indicato nei miei insegnamenti teosofici, che ci

riporta ad una delle convinzioni più utili delle

religioni con cui siamo stati allevati. Ci sono molti

che, anche se sentono di non poter accettare ciò che è

stato loro porto come dato di fatto, ciò nonostante

guardano indietro con un certo rimpianto ad alcune

delle immagini più belle della loro infanzia. Sono

passati dalla scarsa luce dell'aurora alla luce piena del

giorno, e non possono che essere felici di questo, e

non potrebbero tornare alle loro precedenti

convinzioni neanche se volessero; eppure, alcuni

sogni della loro alba erano deliziosi, e la luce piena, in

qualche modo, sembra un po' troppo dura rispetto a

quelle tinte più tenui. La Teosofia giunge in soccorso,

e mostra loro che tutta la gloria, la beatitudine e la

poesia, lampi dei quali percepivano indistintamente in

quell'aurora, esistono come realtà vive, e che, invece

di scomparire di fronte alla luce del mezzodì, il loro

splendore si mostrerà ancora più vividamente. Ma i

nostri insegnamenti riportano quella poesia su una

base del tutto nuova – una base scientifica invece che

di tradizione incerta. Un buon esempio di questo si

trova nella locuzione “Angeli custodi”. Ci sono molti

racconti tradizionali pieni di grazia sulla custodia

spirituale e interventi angelici a cui ci piacerebbe

51

molto credere se potessimo constatarli o accettarli da

un punto di vista razionale, e spero di dimostrarvi che

possiamo farlo in gran parte.

La credenza in tali interventi è molto antica. Fra

le prime leggende indiane troviamo resoconti di

apparizioni occasionali di divinità minori in situazioni

critiche delle vicende umane; l'epica greca è piena di

storie simili, e nella stessa storia di Roma leggiamo di

come i due gemelli Castore e Polluce condussero

l'esercito della neonata repubblica alla battaglia del

lago Regillo. In epoca medioevale, si dice che San

Giovanni condusse le truppe spagnole alla vittoria, e

ci sono molti racconti di angeli che sorvegliavano i pii

pellegrini, o intervenivano nel momento giusto per

proteggerli dai pericoli. “Solo superstizioni popola,

perchè fra le molte straneri”, diranno le persone

superiori; forse, ma dovunque incontriamo una

superstizione popolare che è ampiamente diffusa e

persistente, invariabilmente troviamo qualche briciola

di verità in essa – spesso distorta o esagerata, eppure

verità. E questo è il caso. La maggior parte delle

religioni parlano agli uomini di angeli custodi, che

stanno vicino a loro durante i loro momenti critici; e

la Cristianità non fa eccezione.

Ma, a causa dei suoi peccati, giunse sul Cristianesimo

quell'oscurità che, con una straordinaria inversione

della verità, fu chiamata Riforma, e in quello

sconvolgimento fu perso molto, che per la

52

maggioranza di noi non è ancora stato riconquistato.

Che esistessero degli abusi, e che fosse necessaria una

riforma, sarò l'ultimo a negarlo: eppure, sicuramente

la Riforma fu una pena molto pesante per i peccati che

l'avevano preceduta. Quello che è chiamato

Protestantesimo ha oscurato il mondo dei suoi

credenti, perchè, fra le molte tenebrose, strane, e false

idee, si è impegnato a propagandare la teoria che non

esiste niente ad occupare l'infinità di stadi fra il

Divino e l'umano. Ci propone la strabiliante

concezione di un Governatore del mondo che

costantemente e capricciosamente interferisce con le

sue proprie leggi e con i risultati dei suoi decreti, e

questo usualmente dietro richiesta delle sue creature,

che apparentemente si suppone conoscano meglio di

lui cosa è più giusto per loro. Se qualcuno arrivasse

mai a credere ciò, allora crederebbe anche

fermamente che tale interferenza potrebbe essere (e

in realtà lo è) parziale e ingiusta. In Teosofia non

abbiamo una tale convinzione, perchè crediamo

fermamente nella perfezione della giustizia Divina, e

perciò riconosciamo che non ci possono essere

interventi, a meno che la persona coinvolta non abbia

meritato un tale aiuto. E anche in quel caso, l'aiuto gli

arriverebbe attraverso agenti, e mai direttamente da

Dio. Sappiamo di nostri studi, e molti di noi

direttamente dall'esperienza, che esistono molti stadi

intermedi tra l'umano e il Divino. La vecchia credenza

in angeli e arcangeli è giustificata dai fatti, perchè ,

53

proprio come esistono vari regni sotto l'umanità, così

ce ne sono anche al di sopra, nella scala evolutiva.

Troviamo accanto a noi, che hanno la stessa posizione

così come noi l'abbiamo nei confronti del regno

animale, il grande regno dei deva o angeli, e sopra di

essi, un livello evolutivo che è stato chiamato dei

Dhyan Chohans, o arcangeli (anche se i nomi attribuiti

a questi ordini poco importano), e così ancora più in

alto fin proprio ai piedi di Dio. Tutto è un'unica vita

graduata, da Dio Stesso fino alla polvere sotto i nostri

piedi – una lunga scala, di cui l'umanità occupa solo

un gradino. Ci sono molti gradini sopra e sotto di noi,

e tutti occupati. Sarebbe assurdo per noi supporre che

costituiamo la forma più evoluta – l'ultimo gradino

evolutivo. L'apparizione occasionale fra noi di uomini

molto più avanzati, ci mostra il nostro prossimo passo,

e ci dà un esempio da seguire. Uomini come il

Buddha e il Cristo, e molti altri maestri minori,

mostrano ai nostri occhi un ideale verso cui possiamo

lavorare, per quanto possiamo considerarci lontani da

esso al momento attuale.

Se occasionalmente avvengono interventi

speciali nelle vicende umane, allora dobbiamo pensare

agli angeli come agenti probabili di tali interventi?

Forse a volte, ma molto raramente, perchè questi

esseri superiori hanno il loro lavoro da svolgere,

connesso col loro posto nel potente schema delle cose,

ed è molto poco probabile che ci notino o

54

interagiscano con noi. L'uomo, inconsciamente, è così

pieno di sé che tende a pensare che tutti i più grandi

poteri dell'universo stiano a guardarlo, e che siano

pronti ad aiutarlo tutte le volte che sta soffrendo a

causa della sua follia o ignoranza. Egli dimentica che

lui stesso non sta agendo come una provvidenza

benefica verso i regni sotto di lui, o abbandonando i

suoi interessi per aiutare gli animali selvaggi. A volte

egli gioca con loro la parte del demone, e irrompe

nelle loro vite innocenti e indifese con torture e

distruzioni inutili, semplicemente per gratificare il suo

desiderio di crudeltà, che decide di chiamare 'sport'; a

volte tiene gli animali in schiavitù, prendendosi in

parte cura di loro, ma è solo perchè essi possono

lavorare per lui – non perchè egli guardi alla loro

evoluzione in astratto. Come può dunque aspettarsi,

da coloro che sono sopra di lui, una supervisione che

egli è così lontano da offrire a quelli che sono sotto di

lui? E' quindi probabile che accada che il regno

angelico si occupi delle sue vicende, prendendo atto di

noi non più di quanto noi facciamo con i passeri sugli

alberi. Può a volte accadere che un angelo diventi

consapevole di qualche difficoltà umana che lo muove

a compassione, e che possa cercare di aiutarci, proprio

come noi possiamo fare con un animale in difficoltà;

ma certamente la sua visione più ampia riconoscerà il

fatto che allo stadio attuale dell'evoluzione, tali

interventi nella maggioranza dei casi potrebbero

essere più dannosi che benefici. Nell'antichità l'uomo

55

era frequentemente assistito da questi agenti non

umani, perchè non c'era nessuno, in quell'umanità

appena nata, capace di essere un maestro; ma ora che

siamo nella nostra adolescenza, si suppone che siamo

giunti ad uno stadio in cui possiamo trovare guide e

aiutanti tra i nostri stessi ranghi. C'è un altro regno di

Natura di cui si sa poco – quello degli spiriti di Natura

o fate. Di nuovo, qui, la tradizione popolare ha

conservato traccia dell'esistenza di un gruppo di esseri

sconosciuti alla scienza. Sono stati chiamati con molti

nomi – pixies, gnomi, konold, brownies, silfidi,

ondine, piccolo popolo, eccetera, e ci sono pochi paesi

nel cui folclore essi non prendano parte. Sono esseri

che possiedono corpi eterici o astrali, e di

conseguenza si rendono visibili all'uomo solo

raramente e in circostanze particolari. In genere

evitano la vicinanza dell'uomo, perchè non amano le

sue esplosioni di passioni e desideri, perciò quando

vengono visti in genere avviene in luoghi solitari, e da

qualche montanaro o pastore che si è allontanato dai

luoghi abitati. A volte è accaduto che una di queste

creature si sia affezionata a qualche essere umano e

abbia dedicato la sua vita al suo servizio, così come

viene raccontato nelle storie delle Highlands Scozzesi;

ma, come regola, è difficile aspettarsi una assistenza

intelligente dalle entità di questa classe.

Poi, ci sono i grandi Adepti, i Maestri della

Saggezza – uomini come noi, anche se tanto più

evoluti di noi da sembrare dei in potere, saggezza, e

56

compassione. La loro intera vita è dedicata ad aiutare

l'evoluzione; è probabile perciò che essi intervengano

negli affari umani? Occasionalmente è possibile, ma

solo molto raramente, perchè hanno lavori diversi e

più importanti da svolgere. Gli ignoranti a volte hanno

suggerito che gli Adepti dovrebbero scendere nelle

nostre città per aiutare i poveri – gli ignoranti, dico,

perchè solo chi è molto ignorante e incredibilmente

presuntuoso si azzarda a criticare l'azione di coloro

che sono infinitamente più saggi e evoluti di lui.

L'uomo modesto e sensibile comprende che tutto ciò

che fanno ha un motivo, e che biasimarli sarebbe per

lui il massimo della stupidità e dell'ingratitudine. Loro

lavorano su piani molto più elevati di quanto

possiamo immaginare; essi trattano direttamente con

le anime degli uomini, e splendono sopra di loro come

la luce del sole sopra i fiori, attirandoli sempre più in

alto, nutrendoli con forza e vita; e quello è un lavoro

molto più grande che curare o nutrire i loro corpi, per

quanto questo possa essere considerata una buona

azione su un altro livello. Impiegare loro nel lavoro

sul piano fisico sarebbe una dispersione di energia

infinitamente grande, come se si impiegasse un uomo

di scienza per lastricare una strada, giustificandosi col

fatto che quello è un lavoro utile per tutti, mentre il

lavoro scientifico non è immediatamente fruibile dal

povero! Non è dall'Adepto che sarà compiuto il lavoro

sul piano fisico, poiché egli viene impiegato in modo

molto più proficuo.

57

VIII. AIUTATORI INVISIBILI UMANI

Ci sono due gruppi di questi che possono

intervenire nelle vicende umane, e in entrambi i casi

sono uomini come noi, e non molto lontani dal nostro

livello. Il primo gruppo è composto da quelli che

chiamiamo i morti. Pensiamo a loro come lontani, ma

questa è un’illusione; essi ci sono molto vicini, e

anche se nella loro nuova vita non possono vederci

con i nostri corpi fisici, possono però vedere i nostri

corpi astrali e perciò conoscono i nostri sentimenti ed

emozioni. Perciò sanno quando siamo in difficoltà e

quando abbiamo bisogno di aiuto, e a volte succede

che siano in grado di aiutarci. In questo caso, quindi,

abbiamo un enorme numero di possibili aiutatori, che

possono intervenire occasionalmente nelle nostre

vicende. Occasionalmente, ma non molto spesso;

perché i morti sono impegnati continuamente a

ritirarsi in se stessi, e perciò a passare rapidamente al

di là delle cose terrene; e i più evoluti, quelli cioè che

sarebbero di maggior aiuto, sono proprio quelli che

devono allontanarsi più rapidamente dalla vita terrena.

Eppure, esistono indubbi casi in cui i morti sono

intervenuti nelle vicende umane; in realtà, forse tali

casi sono più frequenti di quanto immaginiamo,

perché in molti l’aiuto consiste solo nel far apparire

nella mente delle persone vive una qualche idea, della

58

cui provenienza esse restano inconsapevoli. A volte è

necessario, per lo scopo dei morti, mostrarsi, ed è solo

allora che noi, normalmente così ciechi, diveniamo

consapevoli del loro aiuto amorevole. Inoltre, i morti

non sempre possono mostrarsi a loro piacimento; ci

possono molte occasioni in cui cercano di aiutarci, ma

non sono in grado di farlo, e noi non sappiamo niente

dei loro tentativi. Alcuni di questi casi sono raccontati

nel mio libro, L’altro Lato della Morte. Il secondo

gruppo di aiutatori consiste di coloro che sono in

grado consapevolmente si muoversi sul piano astrale

mentre sono in vita – o forse, per meglio dire, quando

ancora sono nel corpo fisico, perché le parole ‘vivo’ e

‘morto’ sono, in realtà, usate in modo ridicolo nel

linguaggio comune. Siamo noi, mescolati così come

siamo a questa materia fisica, che siamo sepolti nella

nebbia buia e malsana della vita terrena, accecati dal

velo pesante che ci preclude così tanta luce della

gloria che splende intorno a noi – siamo sicuramente

noi i morti; non quelli che, avendo abbandonato per il

momento il fardello della carne, si stagliano in mezzo

a noi splendenti, gioiosi, forti, tanto più liberi e capaci

di quanto siamo noi.

Coloro che, mentre ancora nel mondo fisico,

hanno imparato ad usare i loro corpi astrali e, in alcuni

casi, i loro corpi mentali, sono abitualmente gli allievi

dei grandi Adepti sopra citati. Non possono fare lo

stesso lavoro dei Maestri, perché i loro poteri non

59

sono sviluppati; non possono ancora muoversi

liberamente su quei piani elevati in cui egli può

produrre tali magnifici risultati; ma possono fare

qualcosa sui piani più bassi; e sono grati di servire in

qualunque modo sia giudicato migliore per loro, e di

assolvere quei compiti che rientrino nei loro poteri.

Perciò, a volte, accade che essi vedano alcune

sofferenze o difficoltà umane che sono in grado di

alleviare, e, con gioia, cercano di fare quel che

possono. Sono spesso in grado di aiutare sia i vivi che

i morti, ma si deve sempre ricordare che essi lavorano

con dei limiti. Quando un tale potere e un tale

addestramento sono concessi ad un uomo, ciò avviene

con alcune restrizioni. Egli non deve mai usarli per se

stesso, né mostrarli per soddisfare curiosità altrui, né

impiegarli per impicciarsi negli affari altrui, né per

offire quelli che nelle sedute spiritiche vengono

chiamati test – cioè a dire, non deve mai fare niente

che possa essere considerato una prova sul piano

fisico. Potrebbe farlo nel caso scegliesse di portare un

messaggio ad un morto, ma sarebbe fuori del suo

potere riportare indietro una risposta dal morto al

vivente, a meno che non ci siano istruzioni dirette del

Maestro. Perciò, l’insieme degli aiutatori invisibili

non forma un ufficio investigativo, né un ufficio

informazioni del piano astrale, ma semplicemente

svolge il lavoro che gli viene assegnato, o che

comunque gli giunge.

60

Vediamo come un uomo sia capace di svolgere

tale lavoro e fornire l’aiuto che abbiamo detto, in

modo che possiamo capire quali siano i limiti di

questo potere, e vedere come noi stessi, anche,

possiamo operare in tal senso. Prima dobbiamo

pensare a come un uomo abbandoni il suo corpo fisico

durante il sonno. Egli lascia il corpo fisico, perché

possa riposare completamente; ma egli stesso,

l’anima, non necessita di riposo, perché questa non

sente fatica. E’ solo il corpo fisico che si stanca.

Quando parliamo di stanchezza mentale, questo in

realtà è confondente, perché è il cervello che si stanca,

e non la mente. Nel sonno, quindi, l’uomo sta

semplicemente usando il suo corpo astrale invece che

quello fisico, ed è solo quel corpo che sta dormendo,

non l’uomo. Se esaminiamo un uomo primitivo con

una visione chiaroveggente, in realtà probabilmente lo

troveremo addormentato quasi come il suo corpo

fisico –poiché la sua consapevolezza astrale è molto

scarsa. Egli è incapace di allontanarsi dalle immediate

vicinanze del corpo fisico addormentato, e se

tentassimo di attrarlo lontano, egli si sveglierebbe

terrorizzato. Se esaminiamo un uomo più evoluto, per

esempio uno di noi, troveremmo una gran differenza.

In questo caso, l’uomo, nel suo corpo astrale, non è

affatto inconsapevole, ma pensa attivamente. Ciò

nonostante, egli si rende conto di ciò che ha attorno

poco più di quanto accada al primitivo, anche se non

per la stessa ragione. Il primitivo è incapace di vedere;

61

l’evoluto è così avvolto dai suoi pensieri che non

vede, anche se potrebbe. Ha, dietro di sé, l’abitudine

di una lunga serie di vite in cui le facoltà astrali non

sono state usate, perché queste facoltà sono cresciute

gradualmente come dentro un guscio, così come un

pulcino cresce dentro un uovo. IL guscio è composto

della gran massa di pensieri egoistici nei quali l’uomo

comune è sepolto senza speranza. Di qualunque tipo

possano essere stati principalmente i pensieri che

occupavano la sua mente nel giorno appena trascorso,

egli in genere li prosegue mentre dorme, e perciò è

circondato da un muro così denso costruito da se

stesso che in pratica non conosce nulla di ciò che

accade attorno a lui. Occasionalmente, qualche

impatto violento dall’esterno, o alcuni violenti

desideri che provengono dal suo interno, possono

strappare momentaneamente questa cortina di nebbia

e permettergli di ricevere alcune impressioni definite;

ma anche in quel caso la nebbia si richiude

rapidamente, e il suo sogno continua come prima.

Potrebbe essere svegliato, dite voi? Sì, questo

può accadergli in quattro modi diversi. Primo, in un

futuro piuttosto distante la lenta ma certa evoluzione

umana dissiperà senza dubbio gradualmente la cortina

di queste nebbie. Secondo, l’uomo stesso, che abbia

studiato questo fatto, potrà con sforzi continui e

persistenti schiarire dall’interno la sua nebbia, e

gradualmente superare l’inerzia conseguente ad ere di

62

inattività. Può decidere, prima di addormentarsi, di

cercare, quando lascia il suo corpo, di svegliarsi e

vedere qualcosa. Questo è un accelerare un processo

naturale, e non è dannoso se l’uomo ha in precedenza

sviluppato buon senso e qualità morali. Se queste sono

carenti, purtroppo potrebbe pentirsene, poiché egli il

doppio rischio di usare male i poteri che potrebbe

acquisire, e di essere sopraffatto dalla paura in

presenza di forze che egli non può né comprendere né

controllare. Terzo, a volte è accaduto che qualche

incidente, o l’uso scriteriato di cerimonie magiche, ha

allontanato il velo e non è più stato possibile

richiuderlo. In tal caso, l’uomo può ritrovarsi nella

terribile condizione così ben descritta da Madame

Blavatsky nella sua storia “Una vita stregata”, o da

Lord Lytton nel suo importante romanzo Zanoni.

Quarto, alcuni amici che conoscono profondamente il

soggetto, e che lo credono capace di fronteggiare i

pericoli del piano astrale e di far là del buon lavoro

altruistico, possono agire dall’esterno sulla sua

nuvola-guscio e gradualmente innalzarlo alle sue più

alte possibilità. Ma costoro non faranno mai questo a

meno che non siano profondamente sicuri di lui, del

suo coraggio e della sua devozione, e del suo possesso

di qualità necessarie per un buon lavoro. Se, sotto

questi aspetti, egli dovesse venire giudicato

soddisfacente, può essere invitato e abilitato ad unirsi

al gruppo degli aiutatori.

63

Adesso, per quanto riguarda il lavoro che

possono fare tali aiutatori, ne ho parlato ampiamente

nel libretto che ho scritto, intitolato Aiutatori

Invisibili, perciò non ne parlerò adesso, ma piuttosto

vi darò qualche idea sommaria dei diversi tipi di

lavoro che vengono svolti abitualmente.

Naturalmente questo lavoro è di diversi tipi, e la

maggior parte non è sul piano fisico; forse il modo

migliore di classificarlo è dividerlo in lavoro con i

vivi e in lavoro con i morti.

Il dare conforto e consolazione nella tristezza o

nella malattia ci appare subito come un compito

piuttosto facile, e ognuno può sempre svolgerlo senza

alcun addestramento.

Spesso vengono fatti sforzi per sedare discordie

– per effettuare una riconciliazione fra coloro che

sono stati separati per molto tempo a causa di

differenza di opinioni o di interessi. A volte è stato

possibile mettere in guardia qualcuno contro qualche

grande pericolo che lo minacciava e perciò evitare un

incidente. Ci sono stati casi in cui ciò è stato fatto

proprio sul piano fisico, anche se generalmente è

contro pericoli morali che simili avvertimenti

vengono dati. Occasionalmente è stato permesso di

offrire un avvertimento solenne a qualcuno che stava

conducendo una vita immorale, aiutandolo così a

tornare sul sentiero della rettitudine. Se l’aiutatore

64

viene a conoscenza per caso di un periodo

particolarmente difficile per un amico, si prodigherà

per sostenerlo e confortarlo.

Durante le grandi catastrofi, anche, c’è spesso

molto che può essere fatto da coloro il cui lavoro è

invisibile ai più. A volte può essere permesso di

salvare un paio di persone; e infatti capita a volte di

udire di salvataggi miracolosi durante le catastrofi.

Ma questo avviene solo quando, tra coloro che sono in

pericolo, c’è qualcuno che non deve morire in quel

modo – qualcuno che non ha con la legge Divina un

debito che debba essere pagato in tal modo. Nella

grande maggioranza dei casi, tutto ciò che può essere

fatto è infondere forza e coraggio per fronteggiare ciò

che sta accadendo, e, poi, andare incontro alle anime

via via che arrivano sul piano astrale, dar loro il

benvenuto e assisterle.

65

IX. AIUTARE I MORTI

Questo ci porta alla considerazione di ciò che è

di gran lunga la parte più importante del lavoro –

l’aiuto dei morti. Prima di poter capire ciò, dobbiamo

allontanare le idee fuorvianti e erronee che vengono

comunemente condivise sulla morte e sulla

condizione dei morti. Essi non sono lontani da noi,

essi non cambiano all’improvviso, non diventano

angeli o diavoli. Essi sono solo esseri umani,

esattamente come lo erano prima, né migliori né

peggiori, e sono ancora accanto a noi, sensibili ai

nostri sentimenti o pensieri più di quanto lo fossero

prima. Questo è il motivo per cui il lutto incontrollato

per i morti è così sbagliato e egoistico. Il morto sente

ogni emozione che attraversa il cuore dei suoi cari, e

se essi, incomprensibilmente, danno spazio al dolore,

questo getta una equivalente nuvola di depressione su

di lui, e rende il suo percorso più difficile di quanto

sarebbe se i suoi amici avessero ricevuto un

insegnamento migliore.

Perciò, c’è molto aiuto che possiamo dare ai

morti in molti modi. Prima di tutto, molti di loro – in

verità, la maggior parte di loro – hanno bisogno di

molte spiegazioni riguardo al nuovo mondo nel quale

si trovano: La loro religione dovrebbe aver loro

insegnato che cosa aspettarsi, e come vivere in questa

66

nuova condizione; ma nella maggior parte dei casi

non è stato fatto niente di tutto ciò. Così accade che

molti di loro sono in uno stato di considerevole

disagio, e altri addirittura di terrore. Hanno bisogno di

essere calmati e confortati, perché quando incontrano

le terribili forme-pensiero che essi e altri come loro

hanno costruito per secoli – pensieri di un demonio

personale e di divinità adirate e crudeli – essi spesso

sono ridotti in uno stato pietoso di paura, che non è

solo intollerabilmente spiacevole, ma molto dannoso

per la loro evoluzione; e ciò spesso costa molta fatica

e tempo per portarli in una condizione mentale

ragionevole.

Ci sono uomini per cui questo ingresso in una

nuova vita dà per la prima volta l’opportunità di

vedere se stessi come in realtà sono, e perciò alcuni di

essi sono pieni di rimorso. Qui, di nuovo, i servizi

degli aiutatori sono necessari, per spiegare che ciò che

è stato è stato, e che l’unico effettivo pentimento è

impegnarsi a non compiere più il fatto – che,

qualunque cosa il morto abbia fatto, egli non è

un’anima persa, ma deve semplicemente iniziare dal

punto in cui si trova, e cercare per il futuro di vivere

una vita retta. Alcuni dei morti sono disperatamente

legati alla terra, dove si fissano tutti i loro pensieri e

interessi, e soffrono molto quando si trovano a doverli

abbandonare. Altri sono legati alla terra dai pensieri di

crimini commessi, o di compiti rimasti incompiuti,

67

mentre altri sono preoccupati per chi resta. Tutti

questi sono casi che hanno bisogno di spiegazioni, e

avolte è anche necessario per l’aiutatore fare qualcosa

sul piano fisico per soddisfare i desideri del morto, e

lasciarlo libero dalle preoccupazioni e pronto a

passare ai livelli più alti. Le persone sono portate a

guardare il lato oscuro dello spiritismo: ma non

dobbiamo mai dimenticare che è stato fatto molto

bene in questo campo – nel dare al morto

l’opportunità di sistemare i suoi affari dopo una

dipartita improvvisa e inaspettata.

E’ certamente un pensiero che ci fa felici il fatto

che il momento del necessario riposo per il corpo

fisico non necessariamente corrisponde ad un periodo

di inattività per il vero uomo all’interno. Un tempo

ero solito pensare che il tempo dato al sonno era

purtroppo tempo perso; ora so che la Natura non può

fare l’errore di sprecare un terzo della vita di un

uomo. Naturalmente, ci sono qualità richieste per

questo tipo di lavoro; ma ne ho già parlato così in

dettaglio nell’altro libro che qui le voglio solo

menzionare. Primo, egli deve essere centrato, e il

lavoro di aiutare gli altri deve essere sempre il primo e

più elevato interesse. Secondo, deve avere un perfetto

autocontrollo – controllo sul suo temperamento e sui

suoi nervi. Non deve mai permettere alle sue emozioni

di interferire minimamente col suo lavoro; deve essere

sopra la rabbia, sopra la paura. Terzo, deve avere una

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perfetta calma, serenità e gioia. Uomini soggetti a

depressione o paura sono inutili, perché una gran parte

del lavoro è sostenere e calmare gli altri, e come

possono farlo se per tutto il tempo sono persi

nell’eccitazione e nella paura per se stessi? Quarto,

l’uomo deve avere conoscenze; deve aver già appreso

su questo piano tutto i possibile sugli altri, perché non

può aspettarsi che venga perso tempo prezioso nell’

insegnarli quello che avrebbe già dovuto aver

imparato da solo. Quinto, deve essere assolutamente

altruista. Deve essere sopra la stupidità di sentimenti

offesi, e non deve pensare a se stesso se non in termini

di lavoro che deve svolgere, così che sia felice di

assumere il compito più umile o il più elevato senza

invidia in un caso o superbia nell’altro. Sesto, deve

avere un cuore pieno di amore – non sentimentalismo,

ma intenso desiderio di servire, di divenire un canale

per quell’amore di Dio che, come la pace di Dio,

oltrepassa la comprensione umana.

Potete pensare che questi siano standard

impossibili; al contrario, sono raggiungibili da ogni

uomo. Può occorrere del tempo per arrivarci, ma

sicuramente sarà tempo ben speso. Non scoraggiatevi,

ma mettetevi al lavoro qui ed ora, e lottate per

divenire adatti a questo compito glorioso, e, mentre ci

impegniamo in questo, non stiamo ad aspettare

oziosamente, ma cerchiamo di fare quel poco che

possiamo nello stesso campo. Ognuno conosce alcuni

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casi di dolore o difficoltà, non importa che siano di

persone vive o morte; se conoscete un caso del

genere, pensateci mentre state per addormentarvi, e

decidete che, appena siete liberi dal corpo, andrete da

questa persona e vi impegnerete a confortarla. Potrete

non essere consci del risultato, potrete non ricordare

nulla la mattina; ma siate sicuri che il vostro

proponimento non sarà stato inutile, e che, che voi lo

ricordiate o no, state sicuri di aver fatto qualcosa.

Qualche giorno, prima o poi, avrete le prove del

vostro successo. Ricordate che, così come noi

aiutiamo, possiamo essere aiutati; ricordate che dal

più basso al più elevato siamo legati insieme da una

lunga catena di solidarietà reciproca, e che anche se

siamo sul gradino più basso della scala, questa arriva ,

al di sopra delle nebbie terrene, là dove la luce di Dio

splende sempre.

FINE

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