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Parte teorica

Di qualunque tipo sia il massaggio, chi lo attua deve essere a conoscenza delle basi anatomiche, o almeno saper il significato dei termini che gli appartengono , come :

1)Biologia : che è lo studio della materia ed in particolare il ciclo riproduttivo delle specie viventi;

2)Morfologia : che studia la materia nella sua forma e struttura nonché della sua collocazione nello spazio.

Branchie della MORFOLOGIA  sono :

a)ANATOMIA : che studia la forma e la posizione delle parti del corpo e i  rapporti che fra loro intercorrono;

b)FISIOLOGIA : studia  le funzioni dell’organismo nel suo complesso e di quelle dei singoli organi ed apparati che li costituiscono;

 

c)ISTOLOGIA : e lo studio dettagliato della struttura dei vari tessuti osservati al microscopio;

d)CITOLOGIA : tratta la Cellula osservata sempre al microscopio.

 

La CELLULA considerata la più piccola entità vivente.

Il TESSUTO é formato da un insieme di cellule simili , sia per forma sia per struttura ,che coopera alla stessa funzione , che a sua volta può essere :

1)EPITELIALE : formato da cellule di forma geometrica , strettamente unite tra loro e senza spazi intercellulari, riveste la superficie esterna del corpo e le cavità interne, possono assumere anche funzioni ghiandolari;

2)MUSCOLARE : é formato da cellule sottili di forma affusolata, chiamate Fibre , che possono accorciarsi e allungarsi grazie alla loro particolare struttura;

 

3)NERVOSO : formato da cellule con vari prolungamenti, alcuni corti altri molto lunghi , sono in grado di raccogliere gli stimoli dalla periferia del corpo, di trasmetterli e di rispondere ad essi ;

 

4)CONNETTIVO : cioè che funge da collegamento tra le varie cellule e che a sua volta si esplica  ulteriormente in :

a)CARTILAGINEO : formato da cellule rotonde e grosse immerse in una sostanza intercellulare elastica ;

b)OSSEO : é tipico dei vertebrati, ha cellule di forma stellata , immersa in  una sostanza intercellulare ricca di sali minerali che conferiscono durezza       

 

c)SANGUIGNO : costituito dal plasma vi si trovano corpuscoli atti alla difesa;

 

d)LINFATICO : ha le stesse proprietà del sangue ma é incolore ;

L'ORGANO é a sua volta un insieme di tessuti diversi tra loro che sono candidati a svolgere una funzione specifica ;

L'APPARATO é ciò che viene definito quando un insieme d’organi svolgono un lavoro isolato ma coordinato con quello degli altri organi vicini per portare a termine una determinata funzione

 

( l'Apparato digerente) ;

Nel SISTEMA infine vi sono più organi diffusi nel corpo, formati dallo stesso tipo di tessuto coadiuvati  a svolgere la medesima funzione ( SISTEMA NERVOSO).

Gli organismi viventi possono essere :

1)PLURICELLULARI come l'uomo detti anche METAZOI

2)UNICELLULARE come l'’ameba, che é la forma più semplice di vita animale presente nelle acque stagnanti, detta anche PROTOZOI.

In tutti gli organismi viventi riscontriamo vita :

a) VEGETATIVA : ad opera degli organi e degli apparati con le loro funzioni (ad esempio digestione, assorbimento, circolazione, respirazione, escrezione) di nutrizione, eliminazione dei prodotti di rifiuti, riproduzione;

b)di RELAZIONE : con la Locomozione, ad opera di organi e apparati deputati a svolgere tale funzione ( esempio app. Locomotore); e con la Sensibilità ad opera degli organi di senso ( vista, tatto, udito, olfatto, gusto).

L' ATOMO:

é la più piccola parte di un elemento capace di conservare le caratteristiche chimiche; più atomici formano una MOLECOLA , tra molecole di uno stesso corpo si esercita una reciproca attrazione (COESIONE); lo SPAZIO INTERMOLECOLARE permette alle molecole di effettuare i vari movimenti.

Gli STATI di AGGREGAZIONE MOLECOLARE sono :

SOLIDO : molecole vicinissime tra loro, che esercitando una forte coesione hanno forma e volume proprie;

LIQUIDO o FLUIDO : molecole vicine ma con coesione minore, ha volume proprio ma assume la forma  del contenitore che lo ospita;

AERIFORME o GAS : le molecole sono relativamente lontane quindi con scarsa coesione , non possiede forma né volume proprio.

LA  CELLULA.

Può essere definita come la " più piccola entità vivente " in quanto unità strutturale dell'organismo.

La cellula possiede le seguenti caratteristiche, che sono altrettanti segni della sua vitalità :

1)RIPRODUZIONE = crescita ed autoriparazione;

2)REAZIONE agli STIMOLI = capacità di movimento;

3)METABOLISMO = assimilazione delle sostanze nutritive ed eliminazione dei prodotti di rifiuto.

Essendo capace di un proprio Metabolismo, sa assumere sostanze, dopo averle elaborate, tramite il meccanismo dell'ANABOLISMO ( assimilazione ), ed attraverso l’esocitosi ed il CATABOLISMO, espellere sostanze non più utili ( escrezione ), invece il metabolismo basale è la sua respirazione. Il metabolismo basale o VITA VEGETATIVA é differente tra individui, per esempio nell' atleta é più alto in quanto iper-attivo. La "Legge della Grandezza cellulare costante o di Driesch"  afferma che la grandezza delle cellule che compongono un corpo é assolutamente indipendente dalla grandezza del corpo stesso. Le cellule sono separate da una sostanza detta " intercellulare " .

L' ESOCITOSI : é il processo di espulsione della cellula.

L' ENDOCITOSI : é invece il processo di inglobamento da parte della cellula.    

 

La cellula è costituita da un corpo interno (protoplasma),

 

un nucleo, dal citoplasma e da una membrana esterna che l'avvolge, essa separa il mondo esterno ma comunica con le altre cellule, questa membrana ha un doppio strato; dove  ci sono proteine fisse e mobili. Il citoplasma è lo spazio che si trova tra il nucleo e la membrana, in esso si trova l'apporto reticolare del Golgi, che ha funzione di rifinitura delle proteine, di espulsione delle sostanze di rifiuto. Apparato reticolare endoplasmatico, all'interno c'è una struttura granulare e una agranulare, la struttura granulare assomiglia a un grappolo (ribosomi) i quali sintetizzano le proteine, la agranulare ha una struttura liscia, la sua funzione è quella di metabolizzare i lipidi (grassi) e gli zuccheri (glucidi) rende inattive le sostanze tossiche. sempre nel citoplasma ci sono i Mitocondri che sono l'apparato respiratorio della cellula. L'apparato mitotico: la sua funzione è quella della migrazione dei centrioli durante la mitosi (riproduzione). I lisosomi sono l'apparato digerente della cellula, quindi funzione digestiva.  

MEMBRANA NUCLEARE  -  NUCLEO  . La Membrana Nucleare, é formata da aggregati  Lipoproteici e da parti che permettono lo scambio di sostanze e messaggi dal nucleo al citoplasma. Il Nucleo controlla e coordina tutte le funzioni cellulari. Il nucleolo ha l' aspetto vescicolare.  Il nucleo contiene gli stampi per la costituzione di molecole, con il citoplasma partecipa alla produzione ed organizzazione delle molecole. Contiene le informazioni ereditarie delle cellule. La sua costituzione chimica e formata da :

1)D.N.A. - Acido Desossiribonucleico = combinato con proteine forma la cromatina ( ammasso filamentoso - cellule a riposo ), quando la cellula si sta dividendo i cromosomi si strutturano in filamenti individualizzati. Il DNA é quindi deputato alla formazione di proteine e contiene informazioni genetiche.

2)R.N.A. - Acido ribonucleico = viene trascritta l' informazione genetica - Costruzione di proteine- Traduzione del messaggio ricevuto.

3)R.N.A. Messaggero = porta l' informazione al di fuori del nucleo.

4)R.N.A di Trasferimento = trascrive l' informazione genetica, é come uno stampino.

5)R.N.A. Ribonucleico = trasferisce l' informazione ai ribosomi.

CROMOSOMI

Esclusa la coppia sessuale, vengono anche detti cromosomi (22 coppie), sui cromosomi vi sono i geni  (particelle proteiche, sede dei caratteri ereditari). I cromosomi sessuali " X " e " Y " sono la 23° coppia. I cromosomi si distinguono in :

 

a)Diplodi = cellule somatiche ;

b)Aplodi = cellule germinali.

Le cellule germinali incontrandosi (fecondazione) danno luogo ad una singola cellula (zigote) in cui si ricostruisce il corredo diploide. Lo zigote dividendosi da luogo a cellule somatiche diploidi. la riduzione del numero di cromosomi avviene durante la maturazione delle cellule germinali(mitosi), nella quale si avranno due divisioni del nucleo, una sola divisione dei cromosomi, si formeranno quattro nuclei contenenti la metà dei cromosomi del nucleo originario.

DIVISIONE CELLULARE

 

Processo di Riproduzione cellulare per MITOSI . la riproduzione cellulare unita alla produzione di cellule figlie identiche tra loro si ha per effetto del patrimonio ereditario. Alcune cellule non si riproducono più , o se ciò avviene lo é molto lentamente, come avviene per le cellule nervose, altre si riproducono facilmente come le cellule epiteliali. La riproduzione diretta, detta anche AMITOSI , é tipica degli organismi unicellulari, mentre quella indiretta , detta MITOSI , é tipica degli organismi pluricellulari che a sua volta si esplica in quattro fasi :

 

a)Profase = il DNA si sdoppia formando ulteriori centrioli ;

b)Metafase = disposizione dei cromosomi sui filamenti ;

c)Anafase = il DNA sdoppiato si trasferisce sui centrioli ;

d)Telofase = (si invagina) la cellula si divide formando un' altra cellula.  

La Cellula NERVOSA .

Il Neurone é la forma cellulare più piccola esistente e viene distinta in :

a)Corpo = dove troviamo il nucleo, i nucleoli, ed i fibrille

 

b)Neurite o Assone

 

c)Dendriti o Arborizzazioni = sono dei prolungamenti e si trovano sia nel corpo che nell' Assone.

La FUNZIONE. La cellula nervosa é addetta agli impulsi nervosi che possono essere di origine :

a)AFFERENTI = che vanno cioè dalla periferia verso il centro;

b)EFFERENTI = inversamente si dirigono dal centro verso la periferia.

Le cellule sono ricoperte da guaine dette MIELINICHE  e gli impulsi viaggiano più veloci in quanto rimbalzano sui Nodi di RANVIER ; le cellule prive di guaina sono dette AMIELINICHE e gli impulsi viaggiano ad una velocità inferiore. La guaina isola e protegge le cellule che sono immerse in un liquido dove in stato di riposo si presenta in forma impermeabile e con polarità positiva in esterno e negativa all' interno, mentre in stato di eccitamento diviene semimpermeabile e lasciando passare le cariche positive si trasforma in bipolare.  Questa funzione viene definita Pompa del Sodio.  La Legge del Tutto o del Nulla stabilisce che l' impulso nervoso se non é di una certa determinata potenza non si avvia e quando ciò avviene viaggia sempre alla stesso velocità. Il passaggio da una cellula all' altra di un impulso e rappresentato dalle SINAPSI (camere o spazi). La camera Presinaptica si presenta con delle vescicole che agevolano il passaggio dell' impulso alla cellula successiva, lo spazio intermedio é detto spazio Intersinaptico e a passaggio avvenuto lo  impulso si trova nella camera Postsinaptica.

Bisogna ricordare che più sinapsi rallentano la velocità dell' impulso e che vi sono 2 tipi di sinapsi :

a)Eccitatorie = favoriscono che l' impulso arrivi a destinazione;

b)Inibitorie = interrompe o limita la trasmissione dell' impulso.

L'impulso è unidirezionale, può essere interrotto, ma non torna indietro. Più ci sono sinapsi, aumenta il tempo di trasmissione.

LA  FIBRA ( o Cellula )  MUSCOLARE.

Plasmodio o Fibra Muscolare é l' unità essenziale per capire la formazione muscolare. La costituzione muscolare é così composta : SARCOPLASMA - MIOFIBRILLE -FIBRA -  SARCOLEMMA  -  NUCLEO Più MIOFIBRILLE  costituiscono le FIBRE  ; Più Fibre costituiscono i FASCI MUSCOLARI ; Più Fasci Muscolari costituiscono i MUSCOLI .  Il muscolo si distingue in fibre ROSSE e fibre BIANCHE

 

a) Rosse = Contengono  +  MIOEMOGLOBINE (MIOGLOBINA)

                                      +  GLICOGENO (zuccheri)

                                      +  A.T.P. (Acido ADENOSINTRIFOSFATO)

L' impulso viaggia più lentamente quindi meno scatto ma più forza muscolare ;

b) Bianche = decisamente opposte   -   MIOEMOGLOBINA    -   GLICOGENO                                             -   A.T.P.  

L'impulso viaggia più velocemente quindi più scatto ma meno forza muscolare. All' interno della fibra muscolare (nelle Miofibrille) troviamo 2 proteine : a) la MIOSINA  e b) la ACTINA , racchiuse tra due membrane denominate STRIA Z . La MIOSINA che si presenta sotto forma di   « pipa »  si suddivide in MEROMIOSINA Pesante. ( la parte " bombata ") e Leggera ( la parte "allungata "); L' ACTINA invece si presenta come una doppia collana avvolgente a spirale.  Entrambi, le proteine, sono collocate all' interno del " SARCOMERO ", di forma filamentosa é racchiusa tra due  membrane  denominate   " STRIA  Z    "   dove  arriva  l' impulso nervoso.   Tanti  Sarcomeri  formano  la  " FIBRA " . Quando l' impulso arriva, le due proteine, la Miosina e la Actina interagiscono e contraendosi la Meromiosina (pesante e leggera) contraggono a loro volta il Sarcomero e pertanto viene esplicata la forza. Più fibre si contraggono più forza viene esplicata. La  contrazione può essere di due tipi :

1) ISOTRONICA = contrazione con accorciamento delle fibre e determinazione del movimento ( il muscolo contratto viene definito " agonista "  ;

2) ISOMETRICA = non vi é accorciamento del muscolo e non vi é movimento (esempio - il mantenimento di un peso ).

Si ha lo STRAPPO MUSCOLARE, quando la fibra muscolare é contratta al massimo e per lungo tempo per cui i filamenti (Miofibrille)dove risiedono le proteine (Miosina e Actina) si distaccano, a quel punto intervengono le fibre vicine per collaborare. Lo STIRAMENTO invece si ha quando un muscolo viene contratto in sequenza troppo rapida da non consentire il rilasciamento . L' UNITA MOTORIA é costituita da l' insieme di fibre muscolari i innervate da un solo MOTONEURONE , il quale riesce a movimentare circa 180 fibre. Le varie fibre di una unità motoria si trovano frammischiate con altre fibre che consentono loro di potersi aiutare reciprocamente. I ricettori muscolari detti CORPUSCOLI DEL GOLGI  o FUSI NEUROMUSCOLARI, sono vie  nervose capaci di portare impulsi dal centro all' unità muscolare. MACRO UNITA MOTORIE , é la definizione di una funzione muscolare : se viene perduta una parte delle fibre muscolari si ha una ulteriore arborizzazione delle fibre nervose (reinnervazione) andando ad innervare molte delle fibre vicine,  a discapito di una diminuzione del controllo muscolare. Il  muscolo esplica più forza se vi sono più stimoli  per effetto della contrazione di più fibre, se il numero di contrazioni é elevato si ha il fenomeno della TETANIA.

TONO MUSCOLARE = si intende lo stato fisiologico di MODICA TENSIONE MUSCOLARE ;

IPERTROFIA  = si intende l' AUMENTO del VOLUME Muscolare ;

IPOTROFIA =  si intende per opposto la DIMINUZIONE  del  VOLUME  MUSCOLARE ;

FATICA MUSCOLARE si intende l' ESAURIMENTO delle SCORTE In corse veloci si consuma tutto l' ATP, esso si ricostituisce con l'ossigeno e altre sostanze. Aumenta il ritmo cardiaco (aerobico), in assenza di ossigeno (anaerobico), si può prudurre lo stesso ATP  l'inconveniente è l’irrigidimento del muscolo e avviene il dolore che può portare al crampo.

ENERGETICHE (CARBOIDRATI), aumento  di ACIDO LATTICO,  e se in eccesso può provocare i crampi. Esistono Muscoli :

VOLONTARI o STRIATI o SCHELETRICI = che sono quelli adibiti al movimento;

INVOLONTARI  o  LISCI  = che sono addetti alla VITA VEGETATIVA;

la eccezione é formata dai Muscoli CARDIACI che sono STRIATI  ma  INVOLONTARI.

 LA CELLULA   OSSEA

E' stimolata dal movimento all' aria aperta e dai raggi del sole. Le funzioni dell' osso si distinguono in :

         1) MECCANICA = dinamica , dovuta al movimento;

         2) SOSTEGNO = in quanto sostiene attraverso lo scheletro tutto il corpo;

         3) PROTEZIONE =  in quanto protegge le parti molli del corpo;

         4) TROFICA = in quanto provvede al nutrimento dei Tessuti .

Sono organismi DURI , RESISTENTI ma non privi di elasticità, collegati da articolazioni, e il tutto costituisce lo scheletro, formato da oltre 200 ossa che si distinguono in :

1)CORTE = hanno la caratteristica di svilupparsi in eguale misura sia in altezza che in lunghezza che in spessore tipo la Vertebra .

2)PIATTE = sono quelle ossa che hanno un ampio sviluppo in superficie come le ossa del Cranio, del Bacino, della Scapola , ecc.

 

3)LUNGHE =  compongono la maggior parte delle ossa degli arti, la loro caratteristica é di svilupparsi maggiormente in lunghezza , come dice il nome stesso. La struttura microscopica, a forma di cannocchiale marino, presenta delle fibre di forte coesione e con un andamento lamellare opposto.  

 

1)Midollo Rosso - 2) EPIFISI - 3) METAFISI - 4) DIAFISI - 5) Midollo Giallo - 6) PERIOSTIO

Composti di sostanze organiche ed  inorganiche  vi troviamo :

1)OSSEINA = che ha la proprietà di dare elasticità all' osso, 2)SALI MINERALI = che conferiscono loro la dovuta resistenza. Ovviamente nei giovani é presente maggior quantità di Osseina  e  minor quantità di Sali , e viceversa nelle persone adulte e anziane vi si trovano più  Sali  e  meno  Osseina . L' osso é ricoperto da una guaina denominata  PERIOSTIO che si presenta ricca di vasi sanguigni che producono strati lamellari ossificati, molto utili in caso di fratture, al fine di poter ricostruire le lesioni. Il Tessuto osseo é in forma sia  Spugnosa che Compatta. Spugnoso = costituisce la parte interna delle EPIFISI e la parte interna di tutto l' osso lungo e nelle ossa brevi. Dentro si trova il midollo osseo che ha la funzione di costruire i globuli rossi. Compatto =  costituisce la DIAFISI e l' esterno delle EPIFISI sono ossa dure. All' interno delle DIAFISI vi è un canaletto dove scorre il Midollo Giallo che è di origine adiposo, mentre tra gli spazi del tessuto spugnoso vi è il Midollo Rosso  la cui funzione detta anche EMOPOIETICA é quella di produrre Globuli Rossi . Tra l' EPIFISI e la DIAFISI vi é una parte denominata METAFISI che inizialmente é di Tessuto CARTILAGINEO e successivamente si trasforma in OSSEO. L'osso nel corso del tempo é soggetto a due processi naturali : 1)OSTEOCLASTI = distruzione, erosione, influenzato dall' ormone PARATOIDEO che essendo un acido, corrode  2)OSTEOBLASTI  = ricostruzione, aiutato dalla VITAMINA D . La ricostruzione prevale in età giovanile mentre l' OSTEOPOROSI é un precoce invecchiamento dell' osso con perdita di sali minerali ossei (DEMINERALIZZAZIONE); l' ARTROSI é un indebolimento della cartilagine, articolazione; infine la NECROSI altro non é che la morte di un tessuto. L'osso è influenzato da diversi fattori ormonali e vitaminici, la vitamina D stimola la calcificazione del tessuto osseo, fissa il calcio nell'osso. L'ormone paratiroideo libera il calcio, il fosforo delle ossa. I processi di ricostruzione prevalgono nell'età giovanile, invece in quella avanzata: quelle distruttive. L'uomo cresce grazie al movimento.

 TESSUTO EPITELIALE.

Costituito da cellule strettamente vicine può essere di  : a)RIVESTIMENTO = ricopre tutta la superficie esterna ed interna del corpo; b)GHIANDOLARE = costituisce anche le ghiandole; c)SENSORIALI = sono deputate a reagire agli stimoli esterni. Esso é riposto sul  tessuto connettivo dove vi é una lamina extracellulare che é la Membrana Basale  ed ha il compito di regolare gli scambi tra i vari tessuti  sia di respiro che di nutrizione (nutritivi, gassosi ); di forma geometrica può essere anucleato ( privo cioè di nucleo). Il Tessuto CONNETTIVO ha funzione ( come é stato già detto ) di sostegno, nutrizione e permette lo scambio nutritivo (ionico, gassoso) e presenta anche la funzione di difesa contro agenti esterni ( FAGOCITOSI ) produce cioè anticorpi e coagulanti e può essere di due tipi :

1)Denso ( o compatto ) = Tendini  legamenti: 2)Lasso = Tessuto Adiposo grasso.

IL TESSUTO CARTILAGINEO.

E' una varietà del tessuto connettivo, ha funzione di sostegno, le cellule sono i CONTROCITI ed é privo di vasi sanguigni, linfatici nonché nervi , é di tre tipologie:

1) IALINA    = costituisce lo scheletro durante lo sviluppo ( molto presente nei  bambini);

2) ELASTICA = dotato di forte flessibilità ( padiglione auricolare, setto nasale );

3) FIBROSA = si riscontra in varie parti del corpo ( nei cercini, contorno dei cavità  dischi intervertrebrali, menisco).

IL  SANGUE  E  LA  LINFA .

Il Sangue = liquido rossastro (se arterioso, più scuro se venoso ), denso, trasporta EMOGLOBINA, cellule Gassose. Scorre attraverso vasi sanguigni. Fa parte del tessuto connettivo ed è costituito dal plasma sanguigno (fluido) dove all' interno troviamo i  Globuli rossi  , le  piastrine  ,  ed  i  globuli  bianchi. Sono elementi labili, hanno cioè vita breve e viene ricostituito dal midollo osseo. Proprietà del sangue é la coagulazione che si separa cioè dal liquido incolore detto siero sanguigno. I globuli rossi contengono una proteina: la EMOGLOBINA e sono deputati al trasporto dell' ossigeno per effetto dell' atomo del ferro (ossiemoglobina), quando cede l'ossigeno viene chiamata emoglobina ridotta, cioè priva di ossigeno, si carica quindi di anidride carbonica.( circa 5.000.000 per mm. cubicodi globuli rossi esistono nel sangue);

I globuli bianchi , hanno funzione di difesa dagli agenti esterni (linfociti) microrganismi patogeni. Sono prodotti dal tessuto connettivo, dalle ghiandole linfatiche e dalla milza. ( circa 7/8.000 per mm. cubico); Le piastrine sono lembi di citoplasma che si distaccano dalle cellule del midollo osseo,  prendono parte con la fibrina al processo di coagulazione del sangue, sono prive di nucleo e sono incolore. ( 180/200.000 per mm. cubico ); La  linfa é incolore, scorre nei vasi linfatici, deriva dal plasma sanguigno ed in esterno tende a coagularsi e contiene i fagociti per la protezione da nemici esterni è formata da tessuto connettivo.

 

LA  CUTE.

Organo a diretto contatto con l' esterno , é la parte attiva con il massaggio e viene definita in tre strati:

1)Derma = Tessuto connettivo denso resistente e compatto con fibre elastiche;

2)Ipoderma ( o Tela sottocutaneo) = tessuto connettivo adiposo ( ricco cioè di adipe ) lo spessore varia da zona a zona e a individuo (pianta dei piedi, palmo delle mani)  permette lo scorrimento della cute sui piani sottostanti;

3)Epidermide = Tessuto epiteliale. Parte esterna con  ulteriori quattro strati :

a)Germinativo = che produce cellule; b)Granuloso ; c)Lucido o Trasparente ; d)Corneo;

Le produzioni sottocutanee sono :

1) Peli =  sono formazioni CORNEE   della  cute distribuito su tutto il corpo ad eccezione di pochi spazi (le palme delle mani e la pianta dei piedi) ed a sua volta si distingue in :

a) RADICE = nascosta all' interno nel Follicolo  ;  

 

b) STELO = la parte iniziale è il BULBO  PILIFERO  la parte finale  l'APICE  ;   

 

2) Unghie =  di forma laminare sovrapposta inizia nella metà dell' ultima falange sia delle mani che dei piedi;        

 

3) Ghiandole Sudoripare =  sono circa 2 milioni su tutto il corpo (tranne che sulle mucose delle labbra e sugli organi sessuali) la parte iniziale e a forma di grappolo che si avvolge su se stesso ) si distingue in :

a) ECCRINE = deputate alla produzione del sudore e sono le più diffuse;

b)APOCRINE = sono ascellari, pubiche, anali, areolari e sono legate alla ormoni  sessuale;

4) Ghiandole Sebacee  =  producono SEBO , presenti su tutta la cute ad eccezione del palmo della mano e la pianta dei piedi, sono annessi ai follicoli dei peli;    

5) Mammelle =  ghiandole deputate alla secrezione e del latte, negli uomini sono presenti ma atrofizzate. La pelle non è permeabile  e la sua funzione  è di :

1)Sensibilità Tattile = vi sono numerose impulsi nervosi (terminazioni nervose ) ;

2)Termoregolazione =  protegge da sbalzi di temperatura, il caldo apre i pori permettendo la fuoruscita del sudore, mentre il freddo li chiude;

3)Antibatterica = protegge da agenti esterni , virus, batteri ecc....

LE REGIONI DEL CORPO UMANO

 La forma generale del corpo umano è simile a quella degli altri vertebrati. Dal punto di vista morfologico si compone della testa, del tronco e degli arti. La TESTA comprende la cavità cranica che racchiude l'encefalo ed è sede degli organi di senso specifici. Nel TRONCO si distinguono il collo e due grandi strutture cave, il torace e l'addome, che racchiudono i principali organi della vita vegetativa. La cavità toracica è formata dalle coste, dallo sterno e dal rachide dorsale. Nel suo interno trovano posto la trachea, i polmoni, il cuore, l'esofago. Una sottile membrana muscolare, a forma di cupola convessa verso il torace, il DIAFRAMMA, separa la cavità toracica della sottostante cavità addominale, che costituisce la parte inferiore del tronco. La cavità addominale racchiude lo stomaco, il fegato, il pancreas, l'intestino, la milza, i reni e, nella donna le ovaie e l'utero. Topograficamente la superficie addominale viene suddivisa in nove quadranti. Gli ARTI si distaccano simmetricamente dalle 4 estremità laterali del corpo. L'arto superiore è formato dalla spalla, braccio, gomito, avambraccio, polso e mano; l'arto inferiore è formato da anca, coscia, gamba, caviglia e piede.

LE OSSA

Le ossa hanno varie funzioni: 1) di sostegno; 2) di inserzione per i muscoli; 3) di protezione degli organi viscerali; 4) di riserva di sostanze minerali; 5) di emopoiesi. Lo scheletro umano è composto da 206 ossa, ognuna delle quali ha più di un una funzione. Ad esempio, la colonna vertebrale, la gabbia toracica, il cinto pelvico danno sostegno e forma al corpo, ma offrono anche protezione agli organi viscerali quali il cuore e i polmoni.

La struttura dell'osso

L'osso è formato in prevalenza da tessuto osseo compatto e da tessuto spugnoso. A seconda di come si dispongono queste varietà di tessuto vengono distinti tre tipi di ossa: ossa lunghe, ossa piatte e ossa corte. OSSA LUNGHE: ad esempio il femore o l'omero. Sono quelle in cui la lunghezza prevale sulle altre due dimensioni. Queste ossa risultano formate da una parte media cilindrica (diafisi), composta da tessuto osseo compatto, e da due estremità (epifisi) costituite da osso spugnoso, ricoperto sulla superficie esterna da un sottile strato di tessuto compatto o dalla cartilagine articolare. OSSA LARGHE O PIATTE: ad esempio le ossa della teca cranica. Sono quelle in cui la larghezza e la lunghezza superano di molto lo spessore: sono costituite da due lamine di tessuto compatto, separate da uno strato di tessuto spugnoso.

OSSA CORTE O BREVI: ad esempio le ossa del carpo o del tarso. Sono quelle in cui le tre dimensioni sono confrontabili. Esse sono formate da tessuto spugnoso rivestito da tessuto compatto. Le ossa presentano una cavità interna ove è contenuto un tessuto molle, ricco di nervi e vasi sanguigni detto midollo. Se ne distinguono due tipi diversi: il midollo rosso e il midollo giallo. Il midollo rosso si trova nelle ossa piatte, quali le coste e lo sterno, nelle due epifisi delle ossa lunghe e nelle vertebre. Esso è preposto all'emopoiesi (produzione di globuli rossi e globuli bianchi del sangue). Il midollo giallo occupa la cavità centrale delle ossa lunghe. E' di solito inattivo essendo principalmente costituito da cellule adipose; può tuttavia assumere funzione emopoietica nel caso di emorragia o di specifiche malattie del sangue.

LO SCHELETRO.

E' l'insieme delle ossa e delle cartilagini che sostengono il corpo. E' suddivisibile in due parti: lo scheletro ASSILE, comprendente le ossa della testa e del tronco, e lo scheletro appendicolare, comprendente le ossa degli arti. Lo scheletro della testa è formato dalle ossa del cranio e dalle ossa della faccia. Le ossa del cranio sono 8, di cui 4 pari (2 parietali e 2 temporali) e 4 impari (frontale, occipitale, etmoide e sfenoide). L'etmoide è un osso cubico situato alla base anteriore del cranio, tra le cavità nasali e quelle orbitali. Lo sfenoide occupa la regione media della base del cranio e presenta un affossamento detto sella turcica che accoglie l'ipofisi, una ghiandola a secrezione interna. Le ossa della faccia sono 14, di cui 12 pari e 2 impari; " lacrimali, 2 nasali, 2 turbinati, 2 zigomatiche, 2 palatine, 2 mascellari, vomere e mandibola. Le ossa lacrimali sono poste sulla parete mediale delle orbite e con il frontale, l'etmoide, le mascellari e le zigomatiche concorrono a formare la cavità orbitarie. Le ossa nasali, unite tra loro, formano con il frontale, l'etmoide e i due mascellari, lo scheletro esterno della radice del naso. I turbinati si trovano all'interno delle fossa nasali. Le ossa zigomatiche formano le arcate zigomatiche. Le due mascellari saldate insieme servono per l'ancoraggio dell'arcata dentaria superiore in quanto ciascuna di esse presenta, lungo il margine inferiore, 8 cavità (alveoli) nelle quali sono infissi i denti superiori. Le ossa palatine in continuazione con le mascellari, contribuiscono alla formazione del palato osseo. Il vomere è un osso lamellare, unico e mediamo che concorre alla formazione del setto nasale. La mandibola è un osso impari, a forma di ferro di cavallo, che accoglie i 16 alveoli dentari inferiori. Lo scheletro del tronco è costituito dalla colonna vertebrale, dalla gabbia toracica, dal cinto toracico e dal cinto pelvico. La colonna vertebrale è formata da 33-34 vertebre, ognuna delle quali presenta una parte anteriore, di forma cilindrica a struttura compatta, chiamata corpo vertebrale, e una parte posteriore costituita da un arco che circoscrive un ampio foro, il cosiddetto forame vertebrale. Dall'arco di ciascuna vertebra si staccano sette prolungamenti ossei detti apofisi: uno mediano, posteriore, detto apofisi spinosa, due laterali dette apofisi traverse, due superiori e due inferiori. I Corpi vertebrali sono separati uno dall'altro da un disco fibro-cartilagineo detto disco intervertebrale. Nella sovrapposizione, i forami vertebrali danno origine al canale vertebrale, destinato ad accogliere il midollo spinale. La colonna vertebrale presenta due curve alterne, assumendo l'aspetto di una S. In essa si distinguono cinque diverse regioni: cervicale, dorsale, lombare, sacrale e coccigea. La regione cervicale è costituita di 7 vertebre. La prima, che prende il nome di atlante, è formata dal solo arco, essendo sprovvista di corpo. La seconda, denominata epistrofeo, prolunga il suo corpo in una apofisi a forma di dente (apofisi odontoidea o dente dello epistrofeo) che si articola con l'arco dell'atlante. La regione dorsale è costituita da 12 vertebre articolate con le coste. La regione lombare è costituita da 5 vertebre.  La regione sacrale è costituita da 5 vertebre che fondendosi formano il cosiddetto osso sacro. La regione coccigea, infine, è costituita da 3-5 vertebre piccole che fondendosi danno origine al coccige. La porzione toracica dello scheletro si completa con le coste e con lo sterno venendo a formare la gabbia toracica. Le coste, in numero di 12 paia posteriormente si articolano con le vertebre dorsali, anteriormente con lo sterno: le prime / paia direttamente, le 3 paia successive uniscono i loro prolungamenti cartilaginei alla cartilagine del settimo paio, le ultime due paia sono libere, non collegate con lo sterno. Lo sterno è un osso piatto, situato verticalmente nella regione anteriore della cassa toracica. In esso si distinguono una parte superiore o manubrio, una parte centrale o corpo ed una parte inferiore detta processo xifoideo. Lo scheletro APPENDICOLARE è costituito dall'insieme delle ossa degli arti superiori e inferiori. Lo scheletro di ciascun arto superiore si collega con lo scheletro ASSILE mediante il cinto scapolare costituito dalla clavicola e dalla scapola. La clavicola è un osso lungo, che si articola da una parte con la scapola e dall'altra con il manubrio dello sterno. La scapola è un osso piatto triangolare, appoggiato posteriormente alla gabbia toracica. Clavicola e scapola costituiscono le ossa della spalla. Lo scheletro del braccio è costituito da un unico osso lungo, denominato omero; altre due ossa lunghe, radio e ulna, formano lo scheletro dell'avambraccio. Lo scheletro della mano comprende tre regioni: carpo (corrispondente al polso), metacarpo (corrispondente al palmo della mano), falangi (corrispondenti alle dita). Il carpo è costituito da 8 ossa corte: il metacarpo da 5 ossa lunghe; le falangi sono in numero di 3 per dito, ad eccezione del pollice che ne ha due. Al cinto toracico fa riscontro, nella regione inferiore della regione vertebrale, il cinto pelvico, costituito dalle due ossa dell'ileo, situato in alto, dalle due ossa dell'ischio, situato in basso, e dalle due ossa del pube, poste sul davanti, l'insieme di queste ossa costituisce il bacino. Alla cintura pelvica si articola lo scheletro degli arti inferiori.  Lo scheletro della coscia è costituito da un unico osso lungo chiamato femore; quello della gamba da due: tibia e fibula o perone. Alla tibia, in corrispondenza del ginocchio, si articola la rotula, un osso breve, piatto, detto anche patella. Lo scheletro del piede, cioè quello della mano, è suddiviso in tre regioni: tarso, metatarso e falangi. Il tarso è costituito da 7 ossa: astragalo, calcagno, cuboide, scafoide e 3 cuneiformi; il metatarso da 5, le falangi sono 3 per ogni dito.

 LE ARTICOLAZIONI

 Le ossa che compongono lo scheletro sono tra loro connesse per mezzo di fasci di tessuto fibrocartilagineo detti LEGAMENTI. La normale connessione esistente tra due o più ossa vicine prende il nome di ARTICOLAZIONE. In rapporto alla mobilità, le articolazioni si dividono in tre gruppi:

A -  articolazioni immobili o sinartrosi, B  - articolazioni semimobili o sinfisi, C  - articolazioni mobili o diartrosi

Le sinartrosi è un particolare tipo di diartrosi in cui un capo osseo, conformato a sfera, si incastra in una concavità dell'osso contiguo. Un esempio è dato dall'articolazione dell'anca (coxo-femorale). Movimenti caratteristici di questo tipo di articolazione sono la flessione e l'estensione e la possibilità di movimenti di lateralità ( adduzione e abduzione). La superficie interna della cavità articolare è rivestita da una sottile membrana che secerne il liquido sinodiale, la cui funzione è quella di lubrificare la superficie interna della cavità articolare, facilitando lo scorrimento dei capi ossei che formano l'articolazione.  

I MUSCOLI

 I muscoli che si trovano nelle pareti dei vasi sanguigni o nelle pareti del canale digerente hanno una struttura diversa dai muscoli dello scheletro; essi sono i cosiddetti muscoli LISCI, mentre quelli dello scheletro presentano striature trasversali e sono perciò denominati muscoli STRIATI. Il muscolo cardiaco ha una struttura a sè stante, pur presentando le caratteristiche del muscolo striato. I muscoli striati sono formati da fibre con più nuclei marginali. Questi muscoli, sotto l'ordine del sistema nervoso, fanno eseguire determinati movimenti in seguito a comandi volontari. Invece l'attività dei muscoli lisci e del muscolo cardiaco è involontaria. La contrazione del muscolo non è altro che una risposta allo stimolo che perviene all'interno dai fasci muscolari attraverso il nervo motore. Ogni fibra nervosa termina con una arborizzazione i cui rami si dirigono ognuno ad una fibra muscolare e le trasmettono gli impulsi. La zona di giunzione neuromuscolare prende il nome di PLACCA MOTRICE. Dalla placca motrice l'impulso nervoso si propaga alla massa muscolare con l'effetto di una contrazione che determina un accorciamento del muscolo. Cessato l'impulso il muscolo torna allo stato di rilassamento. La forza esercitata da un muscolo in contrazione in un dato istante è determinata dal numero delle fibre che in quell'istante sono in contrazione e dall'entità della contrazione delle singole fibre. Il movimento risulta armonico e ben equilibrato grazie alla cooperazione dei muscoli agonisti ed antagonisti. Per esempio, un movimento di flessione può essere compiuto solo quando i muscoli flessori si contraggono mentre contemporaneamente si rilassano i muscoli estensori del medesimo arto. Il muscolo si fissa direttamente sull'osso molto sottile e teso sopra il piano osseo. Per la loro attività, i muscoli necessitano non solo dell'impulso nervoso, ma anche dell'apporto di sostanze nutritive e principalmente di idrati di carbonio e di ossigeno, trasportati al muscolo dal sangue. Nel muscolo in attività le sostanze nutritive subiscono un processo di combustione e vengono ridotte in anidride carbonica e acqua. Questo fenomeno determina lo sviluppo di energia che permette la funzione muscolare. Dal punto di vista topografico si possono distinguere: i muscoli: del capo, del collo, del tronco e degli arti. La fascia muscolare appare come un prolungamento degli elementi anatomici del muscolo. La fascia muscolare può avere vari gradi di sviluppo: mentre manca completamente in corrispondenza dei muscoli cutanei, essa è notevolmente sviluppata in corrispondenza della muscolatura degli arti, dove le fasce circondano, oltre i singoli muscoli, anche i tendini, che permettono l'attacco della muscolatura dell'osso.

TENDINI sono formazioni membranose, provviste di una guaina sottile, tubolare. All'interno della guaina tendinea si trova una sostanza simile al liquido sinoviale. La particolare struttura della guaina tendinea ed il liquido in essa contenuta rendono possibile la mobilità del tendine, senza che questo venga a contatto con l'osso contiguo. L'importanza della guaina tendinea si avverte particolarmente nel caso di processi infiammatori delle guaine stesse, che contribuiscono in larga misura alla formazione delle borse sinoviali. Queste formazione anatomiche proteggono le articolazioni.

 

LA  RESPIRAZIONE

La respirazione consiste essenzialmente in uno scambio gassoso tra l'organismo e l'ambiente esterno, con assunzione di ossigeno (O2) ed eliminazione di anidride carbonica (CO2). L'O2 è indispensabile per la vita in quanto fornisce l'energia necessaria per lo svolgimento di tutti i processi vitali. L'energia viene liberata attraverso una lenta combustione che necessita dell'apporto di O2 alle cellule. Il sangue e il liquido interstiziale che circonda le cellule provvedono al costante rifornimento di O2 e di sostanze nutritive ed alla rimozione dei prodotti cellulari di rifiuto. La circolazione sanguigna, negli animali a sangue caldo, provvede poi a distribuire il calore necessario per mantenere costante la temperatura a livello cellulare, presupposto indispensabile per lo svolgimento dei normali processi vitali. La respirazione consiste in un processo meccanico attraverso il quale viene immessa nei polmoni aria contenente O2 ed espulsa aria contenente CO2. Gli organi implicati nella respirazione possono essere divisi in due gruppi:

1 VIE AEREE SUPERIORI  ovvero fosse nasali, faringe, laringe, trachea.

2 VIE AEREE INFERIORI ovvero bronchi e polmoni.

Le narici e la bocca mettono in comunicazione le prime vie respiratorie con l'esterno, con le FOSSE NASALI e con la FARINGE rispettivamente. Le fosse nasali stesse, situate al di sopra del palato, sboccano nella faringe attraverso due orifizi chiamati COANE. La superficie interna delle fosse nasali è rivestita da una mucosa capace di trattenere le impurità dell'aria in quanto munita di ciglia vibratili e di numerose ghiandole secernenti muco. Nella volta delle fosse nasali ha sede l'ORGANO RECETTORIALE DELL'OLFATTO contenente le cellule recettrici delle sensazioni olfattive. La faringe è un canale muscolo-membranoso appartenente sia all'apparato respiratorio (passaggio dell'aria verso e dalla laringe) che a quello digerente ( passaggio del cibo verso l'esofago). La LARINGE è un organo cavo, lungo 4-5 centimetri, situato davanti all'esofago. E' collegata con la faringe attraverso un orifizio chiamato GLOTTIDE, la cui pervietà è regolata dalla cartilagine EPIGLOTTIDE, che con adatto movimento è in grado di interrompere ( abbassamento) o ripristinare (innalzamento) la comunicazione fra vie respiratorie e canale digerente. La laringe è anche L'ORGANO DELLA FONAZIONE grazie alla presenza di due rilievi mucosi, chiamati CORDE VOCALI, capaci di tendersi e vibrare al passaggio dell'aria. Le vibrazioni prodotte dalle corde vocali vengono poi articolate nella regione del palato, dalla lingua, dalle guance e dalle labbra mediante un complesso gioco di contrazioni muscolari. La laringe si continua con la TRACHEA, organo tubolare avente una lunghezza di circa 12 cm. ed un diametro di 2 cm.. La sua parete anteriore è sostenuta da un'impalcatura di anelli di natura cartilaginea, che assicurano la pervietà del lume, quella posteriore è costituita da una membrana fibro-muscolare ed appoggia sull'esofago. La trachea, giunta ai polmoni si biforca originando i GROSSI BRONCHI (di destra e di sinistra). Questi si diramano nel rispettivo polmone suddividendosi ed assottigliandosi secondo una struttura "ad albero" fino alle diramazioni più piccole, chiamate BRONCHIOLI TERMINALI. Nello stesso tempo la loro struttura si semplifica : agli anelli cartilaginei si sostituiscono placche cartilaginee isolate ed infine anche queste scompaiono lasciando la sola struttura fibro-muscolare. In seguito a raffreddamento, ad infezione delle vie aeree superiori (raffreddore, faringite, laringite, tracheite), ad inalazione di gas irritanti o polveri, si può avere l'infiammazione acuta delle vie bronchiali, detta bronchite acuta. La  bronchite cronica, invece, può insorgere dopo ripetute recidive di bronchite acuta, come conseguenza di altre malattie (ad esempio la pertosse) o a causa di stimoli irritativi persistenti (tabacco, inquinamento, polveri di origine minerale o vegetale). I POLMONI occupano, uno a destra e uno a sinistra le due metà della cavità toracica. Sono separate da uno spazio mediano, chiamato MEDIASTINO, che accoglie il cuore e le grandi formazioni vascolari ad esso collegate, il timo e l'esofago in transito verso la cavità addominale. All'esterno i polmoni si presentano come due masse di forma conica, a superficie liscia, di colore roseo nei bambini marezzato di grigio negli adulti. Alcuni solchi, chiamati SCISSURE, dividono il polmone in LOBI (tre per quello destro e due per quello sinistro). La superficie esterna dei polmoni è rivestita da una membrana sierosa chiamata PLEURA VISCERALE. Questa poi si ribatte a rivestire anche le pareti interne della cavità toracica (PLEURA PARIETALE). Tra i due foglietti pleurici si trova una modesta quantità di liquido che ne consente lo scorrimento reciproco. All'interno del polmone, i bronchioli terminale si dilatano in una sorta di ampolla nella quale si affacciano numerose e minuscole cavità dette ALVEOLI POLMONARI. Al loro interno avvengono gli scambi gassosi fra aria inspirata e sangue. Il loro numero, enormemente grande, consente di aumentare notevolmente la superficie disponibile per gli scambi respiratori (fino a 180 mq, più di cento volte la superficie del corpo umano). La parete degli alveoli è rivestita internamente da un sottile epitelio monostratificato ed è avvolta all'esterno da una fittissima rete di capillari sanguigni che si trovano così in diretto contatto con l'aria contenuta negli alveoli. Quando l'infezione bronchiale acuta si estende agli alveoli polmonari si parla di  broncopolmonite: processo infettivo a focolai multipli, spesso bilaterale. E' una complicazione frequente di una bronchite che insorge nel corso di una malattia infettiva (influenza, morbillo, ecc.), ma può essere provocata anche dall'inspirazione di corpi estranei o da una lunga permanenza a letto (soprattutto nei soggetti anziani o cardiopatici). Occasionalmente come conseguenza di una polmonite si può avere una pleurite, cioè un'infiammazione della membrana sirosa che riveste i polmoni e la superficie interna della gabbia toracica.

 IL MECCANISMO DELLA RESPIRAZIONE

Durante il processo respiratorio i polmoni compiono dei movimenti ritmici di compressione ed espansione. Si tratta di movimenti passivi dovuti all'espansione e compressione della gabbia toracica a seguito della contrazione e rilasciamento dei muscoli intercostali e del diaframma. L'attività dei muscoli intercostali e del diaframma sono tra loro indipendenti, tanto che in alcuni casi può prevalere l'azione degli uni (respirazione costale) o dell'altro (respirazione diaframmatica). L'atto respiratorio consta di due fasi distinte, l'inspirazione e l'espirazione. Nell'inspirazione la gabbia toracica si espande grazie alla contrazione dei muscoli intercostali, che orizzontalizzano le coste, e all'abbassamento del muscolo diaframma. L'ampliamento della cavità toracica ha come effetto una diminuzione della pressione interna che richiama aria, attraverso la trachea e i bronchi, nei polmoni.  Nell'espirazione la gabbia toracica si contrae per ritorno passivo, questo determina un aumento della pressione endotoracica e la conseguente espulsione di aria dai polmoni. In alcune patologie, quali l'asma è necessaria la contrazione dei muscoli espiratori (intercostali esterni) per permettere la fuoriuscita dell'aria che altrimenti rimarrebbe intrappolata all'interno degli alveoli. Gli atti respiratori sono regolati da riflessi di origine nervosa, da stimoli chimici quali le variazioni della concentrazione e ematica di O2 e di CO2, da stimoli pressori, da stimoli sensitivi (termici, dolorifici ecc.), da stimoli di origine psichica. Tutti questi stimoli afferiscono, attraverso connessioni nervose, al centro respiratorio situato nel sistema nervoso centrale, a livello del midollo allungato. Il centro respiratorio regola la contrazione e il rilasciamento dei muscoli intercostali e del diaframma durante l'inspirazione e l'espirazione. Un individuo adulto, in condizioni normali, compie da 16 a 20 atti respiratori al minuto. Nell'infanzia il numero degli atti respiratori è più elevato. La frequenza aumenta anche negli stati febbrili, durante l'attività fisica e con la diminuzione della pressione atmosferica, mentre diminuisce durante il sonno.  

SISTEMA ENDOCRINO 

Le ghiandole sono organi firmati da gruppi di cellule epiteliali aventi un'attività di secrezione. La loro classificazione prevede essenzialmente le divisioni in due gruppi:

a) GHIANDOLE ESOCRINE: tutte le ghiandole che posseggono una comunicazione diretta o indiretta mediante un canale escretore, con la superficie epiteliale.

b) GHIANDOLE ENDOCRINE: tutte le ghiandole prive di dotti escretori ma ricche di capillari sanguigni e linfatici nei quali versano direttamente il loro secreto.

I prodotti della secrezione di queste ghiandole prendono il nome di ORMONI. La loro costituzione chimica è variabile: taluni sono di natura proteica, altri di natura steroidea. Distribuiti a tutto l'organismo attraverso il circolo ematico, gli ormoni esplicano una funzione regolatrice dell'attività di altri organi, forniti di strutture recettoriali specifiche (ORGANI BERSAGLIO), vicini o lontani dalla sede della ghiandola che li ha elaborati, con lo scopo principale di coordinare le funzioni.

 

  La tiroide

La tiroide è la ghiandola endocrina di maggiori dimensioni. Il suo peso è di circa 30 g., ha sede nella regione anteriore del collo, in corrispondenza del punto di congiunzione della laringe con la trachea. Essa è costituita di due lobi disuguali, uniti tra loro da una parte mediana o istmo. I due lobi giacciono uno a destra, l'altro a sinistra della trachea e si estendono in alto, lateralmente alla laringe. L'istmo è situato sul davanti. L'ormone tiroideo principale, la TIROXINA, è ricco di iodio organico: la tiroide contiene 1/6 di tutta la quantità di iodio presente nell'organismo.L'ormone tiroideo è un catalizzatore dei processi di ossidazione dell'organismo.  L'ipersecrezione aumenta il metabolismo basale, cioè la quantità di ossigeno consumata dai tessuti; l'ipersecrezione diminuisce il metabolismo e frena la crescita. E' pertanto necessario, per il corretto funzionamento dell'organismo, che la sua produzione si mantenga sempre a livello fisiologico. Un'iperattività della tiroide porta alla condizione di ipertiroidismo, consistente in un aumento del metabolismo basale accompagnato da altri fenomeni, tra i quali disturbi cardiocircolatori, tremore degli arti, dimagrimento, disturbi gastro-intestinali, disturbi nervosi, muscolari, ossei, oculari, ecc.. L'ipertiroidismo nelle forme lievi o di media gravità si cura con gli antitiroidei si sintesi, ma nelle forme gravi, complicate o ribelli alla terapia medica, si deve ricorrere alla chirurgia o allo iodio radioattivo a seconda delle condizioni del paziente e dell'età. Lo iodio radioattivo, o I131, viene fissato dalle cellule tiroidee iperattive e, di conseguenza, parte del tessuto ghiandolare viene distrutto. Un'attività della tiroide inferiore alla norma causa invece una condizione patologica nota come ipotiroidismo, caratterizzata da sintomi completamente opposti a quelli dell'ipertiroidismo, è cioè diminuzione del metabolismo, anzichè aumento, bradicardia anzichè tachicardia, e via di seguito. Nel caso di una ipofunzione della tiroide fin dalla nascita, dovuta a carenza prenatale di iodio, si ha il cretinismo. Tale condizione è caratterizzata da un ritardato sviluppo fisico e mentale. Se il paziente non viene subito trattato con estratti tiroide, una volta raggiunta la giovinezza questo stato diviene irreversibile. Fortunatamente è diventata condizione ormai rara il mixedema dell'adulto, dovuto ad una insufficiente funzione tiroidea prolungata nel tempo senza alcun trattamento sostitutivo, è caratterizzato da torpore intellettuale e fisico, aumento di peso, macroglossia, disturbi digestivi e cardiovascolari. Nel caso di assenza della tiroide fin dalla nascita, si ha la condizione di ipotiroidismo congenito, caratterizzata da nanismo disarmonico e turbe intellettive. la carenza di iodio è la causa principale di GOZZO, un aumento omogeneo del volume della tiroide. Il gozzo sporadico si osserva soprattutto durante la pubertà, la gravidanza, l'allattamento, mentre il gozzo endemico si osserva più frequentemente nelle popolazioni di montagna, dove il contenuto di iodio nel suolo, è quindi nell'acqua, è ridotto. Una valida misura preventiva, in queste regioni, è l'aggiunta di iodio nel sale da cucina o nell'acqua. Altro importante ormone prodotto dalla tiroide è la CALCITONINA; essa regola, insieme all'ormone prodotto dalle paratiroidi, il metabolismo del calcio, riducendone la concentrazione ematica e favorendo la mineralizzazione ll'osso.

    LE PARATIROIDI

Sono quattro minuscole ghiandole situate sulla faccia posteriore della tiroide, due per lobo, rispettivamente una superiore ed una inferiore. Per quanto piccole, sono indispensabili per la vita. Il loro secreto è costituito dal PARATORMONE, la cui azione si esplica soprattutto a livello della regolazione del metabolismo del calcio e del fosforo. La iposecrezione della ghiandola produce una tetania paratireopriva, caratterizzata da una ipereccitabilità neuromuscolare e, nelle forme croniche, da disturbi mentali alterazioni cutanee e intestinali. Una ipersecrezione produce invece turbe del metabolismo del calcio e del fosforo accompagnata da demineralizzazione ossea e calcolosi renale.

L'IPOFISI

L'ipofisi è la ghiandola regolatrice dell'intero sistema endocrino. E' situata alla base del cranio, in corrispondenza della SELLA TURCICA dell'osso sfenoide. La ghiandola è costituita da un lobo anteriore e uno posteriore. Il lobo anteriore, o ADENOIPOFISI, ha una grande importanza fisiologica. Essa elabora ormoni che regolano, direttamente o indirettamente l'attività di altre ghiandole endocrine bersaglio. Distinguiamo: - ORMONI GONADOTROPI: in quanto agiscono sulle gonadi promuovendo la maturazione delle cellule germinali. Essi sono:

 

a) ormone follicolostimolante o FSH, nella donna agisce sull'ovaio provocando la maturazione dei follicoli, lo sviluppo dell'ovocita, la produzione di ESTROGENI e, nel maschio la spermatogenesi.

b) ormone luteinizzante o LH, nella donna agisce sull'ovaio provocando l'ovulazione, la formazione del corpo luteo e la produzione di PROGESTERONE. Nel maschio promuove la produzione di testosterone.

 

- PROLATTINA (PRL), agisce sulla ghiandola mammaria per la produzione e il mantenimento della secrezione lattea.

 

- ORMONE TIREOTROPO (TIREOSTIMOLANTE) o TSH, ha una funzione trofica sulla tiroide e ne favorisce la produzione ormonale.

ORMONE ADRENOCORTICOTROPO o ACTH, favorisce la produzione di ormoni steroidei da parte della corteccia surrenale (agisce sulle ghiandole surrenali).

ORMONE SOMATOTROPO o GH, agisce sull'accrescimento somatico. Un eccesso di questo ormone, nel bambino, provoca gigantismo. Se invece vi è un difetto di produzione si ha il nanismo armonico.

Questo ormone ha anche un azione "diabetogena", in quanto promuove, nel pancreas, la produzione di glucagone, ormone iperglicemizzante.

-ORMONE MELANOCITOSTIMOLANTE o MSH, agisce sui melanociti della cute promuovendo la produzione di melanina (pigmento che causa la cosiddetta "abbronzatura").

 

Il lobo posteriore o neuroipofisi, in quanto formato da cellule neuroepiteliali e da fibre nervose, produce, l'ormone ANTIDIURETICO (ADH) e L'OSSITOCINA. L'ADH o VASOPRESSINA, oltre che agire come vasocostrittore aumentando la pressione sanguigna, attiva il riassorbimento tubolare dell'acqua; la sua carenza provoca il diabete insipido, affezione caratterizzata da emissione abbondante di urina e conseguente disidratazione. L'ossitocina agisce sulla muscolatura liscia; è importante nella regolazione delle contrazioni uterine durante il parto.

 GHIANDOLE SURRENALI

Le ghiandole surrenali, organi pari situati a ridosso del polo superiore di ciascun rene, sono costituite da due parti distinte:una parte esterna, o CORTECCIA, e una interna, o MIDOLLARE. Entrambe producono ormoni indispensabili per la vita.Gli ormoni secreti dalla corteccia surrenale sono STEROIDI (sostanze organiche che presentano il nucleo chimico dello sterano, un idrocarburo saturo). A seconda della loro azione vengono divisi in tre gruppi:

 

1) MINERALCORTICOIDI (desossicorticosterone e aldosterone): agiscono sulla concentrazione ematica di alcuni elettroliti (sodio e potassio) regolandone l'escrezione renale.

2) GLICOCORTICOIDI (cortisolo, cortisone): agiscono soprattutto sui carboidrati, di cui aumentano la riserva, e sulle proteine, di cui accellerano il catabolismo. Essi hanno inoltre un'azione antiallergica e antinfiammatoria.

3) ANDROGENI: questi organai agiscono, come gli organi sessuali maschili di origine testicolare, sui caratteri sessuali secondari e hanno azione anabolica sulle proteine.

Un'insufficienza corticosurrenale cronica causa il morbo di Addison, caratterizzata da estenia, dimagrimento, disturbi gastrointestinali, e da un'alterazione del colore della cute (melanodermia). La midollare secerne due ormoni: l'ADRENALINA e la NORADRENALINA. Questi ormoni sono importanti nella reazione acuta agli stress. La loro somministrazione produce gli stessi effetti che si possono ottenere con la stimolazione del sistema nervoso simpatico e cioè accelerazione della frequenza cardiaca, ipertensione, vasocostrizione, broncodilatazione, iperglicemia.

 

LE GONADI

Le gonadi sono rappresentate dai testicoli nell'uomo e dalle ovaie nella donna. La loro attività endocrina inizia già nella vita fetale e condiziona la differenziazione dei genitali interni ed esterni in senso maschile o femminile. Dopo la nascita la secrezione degli ormoni gonadici stimola lo sviluppo dell'apparato riproduttivo in epoca puberale, condiziona l'accrescimento scheletrico ed influenza lo sviluppo psichico e comportamentale. L'incremento della secrezione di ormoni gonadici durante la pubertà, oltre a promuovere la maturazione degli ormoni genitali, determina lo sviluppo, nei due sessi, di caratteristiche morfologiche differenziate, che vanno sotto il nome di CARATTERI SESSUALI SECONDARI. Nell'uomo si ha lo sviluppo della barba, comparsa dei peli in particolari aree androgeno-sensibili, abbassamento del tono di voce, sviluppo della muscolatura. Nella donna lo sviluppo dei caratteri sessuali secondari è caratterizzato da: sviluppo delle mammelle, distribuzione dell'adipe sulle natiche e sulle cosce, voce a tonalità alta, distribuzione a delta rovesciato dei peli pubici. Il mantenimento dei caratteri sessuali secondari durante la vita adulta, è legato alla fisiologica secrezione degli ormoni gonadici. Questi ormoni vengono distinti in tre gruppi in base all'effetto biologico prevalente: gli ANDROGENI, hanno azione virilizzante; gli ESTROGENI, regolano il ciclo mestruale; i PROGESTINICI, favoriscono l'annidamento dell'uovo fecondato nell'endometrio e il mantenimento della gravidanza.

IL PANCREAS

Oltre al succo pancreatico che, come già sappiamo, interviene nel processo digestivo, il pancreas elabora un ormone attivissimo, l'INSULINA, che ha una funzione importante nel metabolismo dei carboidrati. Questo ormone viene elaborato in specifiche aree cellulari (cellule beta) del pancreas, costituenti le ISOLE DI LANGERHANS, e sotto la sua azione catalizzatrice in glucosio in parte viene ossidato nei tessuti, in parte viene immagazzinato nel fegato sotto forma di glicogeno.  Se la produzione di insulina è in eccesso ne deriva una , ipoglicemia, cioè una scarsa concentrazione di zucchero nel sangue. L'ipoglicemia può essere corretta aumentando il contenuto in carboidrati nella dieta. Se, al contrario, la secrezione di insulina è insufficiente, l'organismo perde la capacità di utilizzare il glucosio, che si accumula nel sangue ed in parte viene eliminato con l'urina, La condizione patologica che ne deriva è il diabete mellito. Nei paesi civilizzati essa è in aumento, mentre nei paesi sottosviluppati è di raro riscontro. Esistono due tipi di diabete mellito: il tipo I o insulino-dipendente, più frequente nei soggetti giovani; il tipo II o insulino-indipendente, più frequente nei soggetti anziani. Nelle isole di Langerhans viene elaborato un altro ormone, il GLUCAGONE, prodotto dalle cellule alfa. Esplica un azione iperglicemizzante, poichè favorisce la demolizione del glicogeno epatico con conseguente aumento di glucosio nel sangue. Si è già detto che l'apparato endocrino provvede, attraverso la produzione e l'immissione nel sangue di sostanze ormonali, al mantenimento di un generale equilibrio (OMEOSTASI) fra le diverse funzioni della vita vegetativa e, in parte minore, della vita di relazione. L'attività secretiva delle ghiandole endocrine è continua, ma ha delle oscillazioni quantitative determinate dalle necessità omeostastiche dell'organismo. Infatti le ghiandole endocrine hanno la capacità di regolare la loro attività in un bilanciato equilibrio fra secrezione e necessità funzionali, a mezzo di un semplice meccanismo di autoregolazione: In alcuni casi è la stessa concentrazione ematica degli ormoni che regola l'attività secretiva della ghiandola; in altri casi questa è regolata dalla concentrazione ematica delle sostanze controllate dagli ormoni stessi. Abbiamo visto, ad esempio, che il paratormone regola il metabolismo del calcio. Quando la concentrazione di calcio nel sangue è in eccesso, l'attività secretiva delle paratiroidi si riduce; quando la concentrazione è in difetto, l'attività secretiva aumenta. A livello ipofisario, invece, la secrezione ormonale è a sua volta regolata dagli ormoni secreti dalle ghiandole bersaglio. Questo meccanismo di autoregolazione è chiamato FEED-BACK.

APPARATO UROGENITALE

L'apparato urinario e quello genitale vengono considerati insieme come apparato urogenitale, in  primo luogo perchè hanno, almeno in parte, genesi comune, in secondo luogo perchè, nel maschio adulto, sono riuniti nella loro parte distale. 

APPARATO URINARIO

L'APPARATO URINARIO è costituito da un insieme di organi aventi una duplice funzione:

1) eliminare dall'organismo, separandoli dal sangue, i materiali di rifiuto;

2) mantenere in costante equilibrio l'osmolarità (concentrazione di soluti) ematica.

 

Esso consta dei RENI , che producono l'URINA, delle vie urinarie destinate ad espellere l'urina all'esterno. Attraverso gli apparati descritti nei capitoli precedenti, le cellule sono rifornite di sostanze energetiche e di ossigeno. Durante l'attività cellulare si formano, però, anche sostanze di rifiuto, che non possono più essere dall'organismo e che devono perciò essere espulse. L'apparato principale di eliminazione è costituito dai reni; i polmoni, come abbiamo visto, provvedono all'eliminazione di anidride carbonica; l'intestino e la cute eliminano altre sostanze di rifiuto. Attraverso i reni sono eliminati, innanzitutto, i prodotti di rifiuto del ricambio proteico, acqua e sali, e sostanze estranee come farmaci, veleni, ecc. I reni hanno la capacità di scegliere la quantità e il tipo di sostanze da eliminare secondo le necessità dell'organismo in quel preciso momento. Se per esempio, beviamo una grande quantità di liquido, i reni eliminano più acqua, mentre, durante una forzata astinenza dal bere concentrano l'urina prodotta, limitando così l'eliminazione di liquidi. I RENI sono organi pari, aventi forma di fagiolo, di 10-12 cm. di lunghezza e circa 150 g di peso. Sono situati nella cavità addominale, addossati alla parete posteriore. Ciascun rene è avvolto da una spessa capsula adiposa ed è sormontato da una ghiandola a secrezione interna, la GHIANDOLA SURRENALE. Il rene è essenzialmente costituito da numerosi TUBULI, nei quali possiamo distinguere una parte deputata alla formazione di urina, detta NEFRONE, e una parte collettrice dell'urina elaborata, i TUBULI COLLETTORI. Il nefrone avvolge una rete capillare arteriosa denominata GLOòERULO RENALE. Questa struttura ha la funzione di filtrare i cataboliti del plasma sanguigno e di concentrarli nell'urina. In condizioni fisiologiche i reni sono perfusi da circa 1500-1700 l. di sangue e filtrano circa 170 l. di acqua nelle 24 ore. Buona parte di questo filtrato (99%) viene però riassorbita a livello dei tubuli collettori, mentre soltanto una piccola parte (1.000-2.000 ml. al giorno) verrà espulsa sotto forma di urina definitiva. L'urina rappresenta quindi il filtrato finale, contenente solo i prodotti di rifiuto dell'organismo. E' quindi comprensibile come la perdita completa della funzionalità renale non sia compatibile con la sopravvivenza, in quanto conduce ad una sorta di avvelenamento endogeno per l'accumularsi di metaboliti tossici nel sangue (uremia). Le VIE URINARIE, aventi unicamente una funzione di trasporto verso l'esterno, sono costituite dai CALICI, e dalla PELVI RENALE o BACINETTO, dagli URETERI, condotti che congiungono i reni alla vescica, dalla VESCICA URINARIA, serbatoio muscolo-membranoso che permette di raccogliere l'urina (capacità massima circa 350 ml) e di espellerla periodicamente con l'atto volontario della minzione, e dall'URETRA, CONDOTTO CHE METTE IN COMUNICAZIONE LA VESCICA CON L'ESTERNO. Nell'uomo l'uretra, subito dopo il suo inizio, è contornata dalla prostata, quindi sfocia all'esterno attraverso il pene. Nella donna l'uretra è più corta (da 3 a 5 cm.) e non ha rapporti con l'apparato genitale. E' una via autonoma, situata anteriormente alla vagina. Il normale deflusso dell'urina lungo le vie escretrici può essere ostacolato nella calcolosi urinaria, condizione patologica molto frequente, determinata dalla precipitazione di costituenti poco solubili delle urine nelle vie urinarie, con formazione di concrezioni cristalline di dimensioni variabili (calcoli).  Il passaggio di questi calcoli nell'uretere provoca un dolore colico violento, mentre l'ostacolo cronico al deflusso urinario determina ristagno e facilità all'infezione con conseguente pielite (infiammazione delle vie urinarie) e pielonefrite (infiammazione delle vie urinarie e del rene.

     APPARATO GENITALE FEMMINILE

 L'apparato genitale femminile è costituito da organi genitali esterni ed organi genitali interni. I primi sono rappresentati dalla VULVA, insieme di parti cutanee e mucose che circondano l'apertura esterna della vagina; i secondi situati nella parte più bassa della cavità addominale (SCAVO PELVICO), e sono vagina, utero, tube o salpingi ed ovaie. La VAGINA è un condotto muscolo-membranoso, lungo circa 7 cm., situato subito al di sopra dell'ostio vulvo-vaginale, costituisce l'ultimo tratto del canale genitale. L'UTERO è un organo muscolare cavo, situato nel bacino tra la vescica (anteriormente) ed il retto (posteriormente). La sua parete è composta da tre strati: uno interno, mucoso o ENDOMETRIO; uno intermedio muscolare o MIOMETRIO; uno esterno sieroso o PERIMETRIO. L'utero è inoltre divisibile in tre porzioni: fondo, corpo e collo o cervice. Quest'ultima si inserisce nel terzo superiore della vagina. L'utero è l'organo destinato ad accogliere e nutrire il prodotto del concepimento per tutta la durata della gestazione. Normalmente è antiverso e antiflesso. Le TUBE o SALPINGI sono condotti pari, della lunghezza di 10-12 cm., che si distaccano dall'utero nel punto di passaggio tra corpo e fondo. Esse terminano con un padiglione che avvolge l'ovaio. Attraverso questi organi l'ovocita liberato dall'ovaio può raggiungere l'utero; durante questo tragitto avviene normalmente la fecondazione. Le OVAIE costituiscono le gonadi femminili , sono situate nello scavo pelvico, ai lati dell'utero. Hanno la forma ed il volume di una mandorla; ciascuna è collegata con la rispettiva tuba uterina. Esse svolgono due funzioni essenziali:

1) maturazione delle cellule germinali femminili che culmina con l'ovulazione ciclica di un ovocita.

2) produzione degli ormoni sessuali femminili, estradiolo e progesterone, che regolano il CICLO MESTRUALE o UTERINO.

Esso consta di quattro fasi distinte:

a) MESTRUAZIONE, della durata media di 5 giorni, consiste nello sfaldamento dell'endometrio, con conseguente sanguinamento uterino;

b) FASE FOLLICOLARE, dalla fine della mestruazione al momento dell'ovulazione (10-14 giorni circa) corrisponde al periodo di maturazione di un ovocita che si evidenzia con la comparsa, sulla superficie dell'ovaio di un rigonfiamento rotondeggiante chiamato FOLLICOLO.

c) OVULAZIONE, corrisponde allo scoppio el follicolo con liberazione dell'ovocita maturo, che viene captato dal padiglione della tuba adiacente.

d) FASE LUTEALE, dall'ovulazione alla mestruazione successiva (14 giorni circa); in questa fase avviene la trasformazione del follicolo in una formazione simil-ghiandolare detta CORPO LUTEO, secernente PROGESTERONE. Se l'ovocita non viene fecondato il ciclo termina con la successiva mestruazione e la degenerazione del corpo luteo. L'intero ciclo ha una durata media di 28 giorni (25 o 35 giorni è normale). Quando il flusso è troppo abbondante si ha L'IPERMENORREA; quando invece è al di fuori di una ciclicità, si ha LA ETRORRAGIA.

 APPARATO GENITALE MASCHILE

L'apparato genitale maschile, al contrario di quello femminile, è in gran parte situato all'esterno del corpo. Esso è costituito da due testicoli, dalle vie spermatiche e dal pene. I TESTICOLI, o gonadi maschili, sono organi pari, contenuti in una borsa cutanea chiamata SCROTO. Essi svolgono una duplice funzione:

1) spermatogenetica, in quanto al loro interno, nei TUBULI SEMINIFERI, maturano le cellule germinali maschili fino allo stadio di SPERMATOZOI.

2) ormonogenetica, in quanto producono l'ormone sessuale maschile TESTOSTERONE.

Durante l'embriogenesi questi organi discendono dalla cavità addominale, ove si sono formati, alla borsa scrotale, sede definitiva. E' chiamata  criptorchidismo la condizione patologica in cui tale discesa è assente o incompleta. Le VIE SPERMATICHE iniziano con gli EPIDIDIMI, in cui sboccano tutti i tubuli seminiferi, e si continuano con i CANALI DEFERENTI, che percorrendo il FUNICOLO SPERMATICO, penetrano nella cavità addominale attraverso il tragitto inguinale, per raggiungere la PROSTATA, un organo muscolo-ghiandolare che circonda la parte superiore dell'uretra ed il collo della vescica davanti al retto. L' ipertrofia prostatica è una patologia molto frequente al di sopra dei 50 anni, essa provoca ristagno vescicale e disturbi della minzione. le secrezioni prostatiche ed il liquido seminale, producono delle VESCICHETTE SEMINALI, situate tra vescica e retto, si versano nei deferenti a livello della prostata tramite un corto canale. I deferenti infine sboccano nell'URETRA (condotto terminale dell'apparato urogenitale), che percorre il pene mettendo in condizione la vescica e le vie spermatiche con l'esterno.

 

 SISTEMA DI TRASPORTO

Le cellule del corpo umano sono immerse in un liquido contenente sali, questa soluzione si chiama LIQUIDO TISSUTALE. Il ricambio del liquido tissutale è assicurato dalla circolazione sanguigna sostenuta da una particolare pompa: il cuore. All'insieme degli organi e dei tessuti deputati all'irrorazione delle cellule dell'organismo, provvedendo così alla nutrizione e al ricambio, si dà il nome di APPARATO CIRCOLATORIO. Esso è costituito da un sistema chiuso che comprende il cuore, organo di propulsione del sangue, e i vasi sanguigni (arterie, vene, capillari). In stretto rapporto con l'apparato circolatorio è il SISTEMA LINFATICO nei cui vasi scorre la linfa.

IL SANGUE

Il sangue è un sistema di trasporto, che mette in connessione tessuti diversi, esso è un peculiare tipo di tessuto connettivo. Ogni individuo è dotato in media di 5 litri di sangue, corrispondenti a circa il 9% del suo peso. Le principali funzioni del sangue sono:

1) funzione respiratoria  2) funzione nutritizia  3) funzione escretoria  4) funzione di trasporto  5) funzione termoregolatrice. Il sangue è costituito da una parte liquida, PLASMA, e da una parte corpuscolata. Il plasma è un liquido viscoso di colore citrino, costituito per oltre il 90% da acqua. La viscosità gli viene conferita dalle proteine che sono i costituenti organici principali; una di queste, il fibrinogeno, è essenziale per la coagulazione del sangue; l'albumina e le globuline sono essenziali per la funzione di trasporto di varie sostanze ed ormoni; le immunoglobuline o anticorpi hanno funzione di difesa contro varie malattie. Nel plasma si trovano inoltre:

 

- minerali inorganici in soluzione che gli conferiscono un contenuto salino dello 0,09%. Questi composti sono costituiti da carbonati, cloruri e fosfati di calcio, sodio, magnesio e potassio.

- metaboliti quali il glucosio, acidi grassi, aminoacidi che vengono trasportati al fegato, agli organi di deposito e ai vari tessuti che li utilizzano per il loro metabolismo.

- residui azotati derivanti dal metabolismo proteico tessutale, prodotti in massima parte dal fegato durante la demolizione degli aminoacidi.

 Le cellule del sangue

La parte corpuscolata del sangue è costituita dagli eritrociti o emazie o globuli rossi, dai leucociti o globuli bianchi e dalle piastrine o trombociti. Gli ERITROCITI sono cellule discoidali, a superficie concava. Nel sangue periferico sono presenti nella quantità media di 5.000.000/mmc nell'uomo e di 4.500.000/mmc nella donna. Gli eritrociti sono ricchi di un pigmento contenente ferro, detto emoglobina, ed è questo pigmento che conferisce al sangue il caratteristico colore rosso. La loro produzione avviene a livello del midollo rosso di alcune ossa quali le coste, le vertebre, le osa del cranio; nel bambino, anche a livello delle due estremità delle ossa lunghe (epifisi). Durante la loro maturazione, queste cellule hanno una dimensione relativamente maggiore di quelle già mature, sono incolore e nucletate. Entrando in circolo, perdono il nucleo e si caricano di emoglobina. Il loro ciclo vitale va da 20 a 120 giorni e la loro distruzione avviene a livello del fegato e della milza. Contemporaneamente si formano nuove emazie. L'emoglobina è una proteina contenente ferro; questo elemento le conferisce una particolare funzione: il trasporto dell'ossigeno dal polmone ai tessuti. L'ossigeno non è molto solubile nel plasma ed alla temperatura corporea è meno solubile di quanto non lo sia a temperatura più bassa; necessita pertanto di un vettore specifico quale l'emoglobina per il suo trasporto. Questa si combina facilmente con l'ossigeno, tanto che, quando gli alveoli polmonari si riempiono di aria negli atti inspiratori, quasi tutto l'ossigeno viene captato dal sangue. A livello del mare il sangue che parte dai polmoni è saturo al 97%, sicchè 100 ml di sangue contengono 19,4 ml di ossigeno. Allorchè avviene la combinazione del ferro dell'emoglobina con l'ossigeno, l'emazia assume il caratteristico color rosso brillante.  Il composto emoglobina-ossigeno è un composto labile, cioè pronto a cedere l'ossigeno e si chiama ossiemoglobina. Quando questo sangue arterioso perviene ai capillari dei vari tessuti, l'ossigeno si distacca dall'ossiemoglobina e si diffonde nel liquido interstiziale. Anche qui la diffusione avviene per  effetto di una diversa tensione dell'ossigeno, essendo quella dei tessuti molto minore che non nel sangue. Nello stesso tempo in cui viene liberato l'ossigeno, l'emoglobina si combina con una parte di anidride carbonica (80% dei casi circa) che si forma negli stessi tessuti e la trasporta ai polmoni per essere eliminata. I LEUCOCITI differisocno dagli eritrociti per tre diversi motivi: - sono provvisti di nucleo - non contengono emoglobina, per cui sono incolori - sono dotati di movimenti ameboidi. I leucociti sono meno numerosi degli eritrociti. Il rapporto è di 1:600, per cui il numero medio nell'uomo adulto normale, è di 6.500-7.000/mmc. Essi si formano nel midollo rosso delle ossa e possono essere distinti in tre categorie principali: granulociti, linfociti e monociti. I granulociti, a seconda dell'affinità per i vari coloranti istologici, si distinguono in neutrofili, eosinofili e basofili, contenenti rispettivamente granuli che si colorano con pigmenti neutri, acidi e basici. I linfociti sono elementi mononucleati. Dal punto di vista funzionale essi sono privi di potere fagocitario, ma prendono invece parte ai processi immunitari come produttori o vettori di anticorpi. I monociti sono relativamente grandi, sono anch'essi mononucleati, sono dotati di attivi movimenti ameboidi, e, dal punto di vista funzionale, sono in grado di fagocitare corpi di dimensioni anche relativamente grandi, per cui vengono anche definiti macrofagi. La composizione percentuale, secondo queste categorie, costituisce la formula leucocitaria. La formula leucocitaria media è la seguente: neutrofili 66%; eosinofili 1,5%, basofili 0,5%; linfociti 26%; monociti 6%. Allorchè nei tessuti si viene a stabilire un'infezione, il numero dei leucociti nel sangue aumenta anche fino a 25.000/mmc. Concentrandosi nella zona infetta, essi sono in grado di distruggere, fagocitandoli, tutti i batteri ivi presenti. I resti dei batteri morti, gli stessi leucociti e il liquido tissutale costituiscono il pus. Le PIASTRINE sono piccoli elementi nucleati, di forma irregolare; Hanno una dimensione molto inferiore a quella degli eritrociti ed il loro numero e di circa 300.000/mmc. Anch'esse si formano nel midollo rosso delle ossa. Di per sè non sono capaci di movimento e quindi si lasciano trasportare dalla corrente ematica. Dal punto di vista funzionale, le piastrine detengono un importante ruolo nella regolazione dell'emostasi, cioè di quei meccanismi che si oppongono alla fuoriuscita del sangue dal letto vascolare.

IL CUORE

Il cuore è un robusto muscolo cavo, di forma conica, situato in uno spazio compreso tra i polmoni, lo sterno e il diaframma. Avvolto da una membrana sierosa che prende il nome di PERICARDIO, giace generalmente con la base rivolta in alto e verso destra e l'apice  rivolto in basso e verso sinistra, tra la quinta e la sesta costa. Le pareti del cuore sono per la maggior parte formate da un particolare tessuto muscolare striato che è denominato MIOCARDIO. Le pareti cardiache sono rivestite esternamente dal foglietto interno del pericardio che prende il nome di EPICARDIO. Internamente sono tappezzate da una membrana simile a quella che riveste i vasi, detta ENDOCARDIO. L'interno del cuore appare nettamente diviso da un setto longitudinale in due metà (cuore destro e cuore sinistro). Ciascuna metà e costituita da due cavità; una superiore detta ATRIO, a parete relativamente poco spessa; l'altra inferiore, a parete spessa, detta ventricolo. Tra atrio e atrio tra ventricolo e ventricolo non vi è comunicazione alcuna, mentre ciascun atrio comunica col sottostante ventricolo attraverso un orificio munito di una valvola membranosa. Quella del cuore destro prende il nome di VALVOLA TRICUSPIDE, perchè costituita da tre lembi a forma triangolare; quella del cuore sinistro viene invece denominata VALVOLA BICUSPIDE O MITRALE, perchè costituita da due lembi che conferiscono alla valvola la forma di una mitra. Queste due valvole consentono al sangue di passare dall'atrio al corrispondente ventricolo, ma non il movimento contrario. Il cuore è dotato di movimento, cioè si contrae e si distende ritmicamente e costantemente.  E' ciò che costituisce il caratteristico battito cardiaco. Ai movimenti di contrazione si dà il nome di SISTOLE, a quelli di distensione di DIASTOLE. Nella diastole gli atri aspirano il sangue dalle vene ed i ventricoli dagli atri; nella sistole gli atri spingono il sangue nei sottostanti ventricoli e questi lo spingono a loro volta nelle arterie. Sarà bene chiarire che il cuore non si contrae nè si dilata contemporaneamente in tutte le sue sezioni. Quando gli atri sono in sistole, i ventricoli sono in diastole, onde poter accogliere il sangue spinto dal rispettivo atrio in contrazione. In un secondo tempo, a ventricoli pieni di sangue, sono questi a contrarsi, cioè ad entrare in sistole, mentre i corrispondenti atri entrano in diastole: si da poter aspirare il sangue refluo dalla grande e dalla piccola circolazione. In altri termini vi è una sistole atriale ed una sistole ventricolare, come pure vi è una diastole atriale ed una diastole ventricolare. Nella fase sistolica atriale il sangue viene immesso dall'atrio nel sottostante ventricolo; nella fase sistolica ventricolare, dal ventricolo destro il sangue viene spinto nell'arteria polmonare, dal ventricolo sinistro viene spinto invece nell'arteria aorta. A questa alterna e ritmica contrazione degli atri e dei ventricoli si dà il nome di CICLO CARDIACO.  

 

I vasi sanguigni

Il sangue scorre in un sistema di vasi di varie dimensioni così distinti: ARTERIE, vasi che trasportano il sangue dal cuore alle diverse parti del corpo; VENE, vasi che riportano il sangue dalla periferia al cuore. Le ARTERIE sono elastiche, contrattili e strutturalmente sono formate di una tunica interna di natura endoteliale; di una tunica media, formata di fibre nuscolari lisce; infine di una tunica esterna formata di tessuto connettivale. Via via che si assottigliano, le due tuniche sterne scompaiono, tanto che nei capillari troviamo solo l'endotelio. L'arteriosclerosi è la conseguenza del depositarsi patologico di sostanze grasse e di calcio sulle pareti delle arterie, per cui queste si induriscono, e perdono la loro elasticità. In conseguenza di questa alterazione, il calibro delle arterie appare ridotto e il flusso sanguigno ostacolato, cosicchè insorgono disturbi di irrorazione sanguigna a carico degli organi le cui arterie sono diventate sclerotiche. Le VENE, dal punto di vista strutturale, sono anch'esse formate di tre tuniche, ma molto più sottili di quelle delle arterie. Le vene sono dotate di valvole sacciformi presenti all'interno del lume, dette valvole a nido di rondine, che impediscono il reflusso di sangue.

 

I capillari

Le arterie, nel loro decorso, si suddividono in rami di calibro minore, che prendono il nome di arteriole. Queste si risolvono in una fittissima rete di canalicoli microscopici, i CAPILLARI il cui diametro è di poco superiore a quello degli eritrociti, per cui questi ultimi vi scorrono allineati e talvolta compressi. Nei capillari il sangue non riceve più la spinta propulsiva del cuore, per cui scorre lento a vantaggio degli scambi vitali che avvengono al loro livello. Infatti è attraverso l'esilissima parete dei capillari che l'ossigeno e le sostanze nutritive possono diffondere nei tessuti ed da questi i prodotti di rifiuto del metabolismo cellulare possono passare nel sangue per essere eliminati. Senza alcuna differenza anatomica, la rete capillare arteriosa diviene rete capillare venosa. I capillari venosi, a loro volta,vanno a confluire in piccole vene, queste in vene di maggior calibro attraverso le quali il sangue ritorna al cuore.

I vasi linfatici

Il sistema di vasi linfatici è in diretto rapporto col sistema dei vasi sanguigni e si ramifica a sua volta, in finissimi capillari. I vasi linfatici contengono la LINFA, un liquido giallo chiaro, composto di plasma e linfociti. Essa si forma per la fuoriuscita del plasma sanguigno dai vasi capillari della circolazione ematica in corrispondenza dei tessuti. La linfa si raccoglie nei vasi linfatici e, attraversati i linfonodi (organi tondi posti lungo il decorso dei vasi linfatici), ritorna alla circolazione sanguigna mediante il DOTTO TORACICO, che costituisce il collettore finale della linfa proveniente da tutto l'organismo (circa 2 litri al giorno) e la riversa nella vena succlavia sinistra.

 

 

LA CIRCOLAZIONE CARDIACA

Il sangue venoso refluo dai vari organi si riversa nell'atrio destro attraverso due grossi tronchi; la vena cava superiore, che raccoglie il sangue proveniente dalla testa, dagli arti superiori e dal torace; la vena cava inferiore, che raccoglie il sangue refluo dagli arti inferiori e dagli organo addominali. Non appena riempitosi, l'atrio entra in sistole ed il sangue, attraverso la tricuspide si riversa nel ventricolo sottostante in diastole. Subito dopo aver ricevuto il sangue, il ventricolo destro entra in sistole ed il sangue viene spinto a forza nell'arteria polmonare. L'imbocco di questa arteria è munito di tre valvole a forma di mezzaluna che insieme formano la VALVOLA SEMILUNARE. Attraversati i polmoni, il sangue, riccamente ossigenato, ritorna al cuore attraverso le vene polmonari destra e sinistra e viene riversato nell'atrio sinistro. Da qui, attraverso la valvola mitrale, passa nel sottostante ventricolo, che a sua volta lo spinge nell'arteria aorta con forte pressione, per essere quindi distribuito agli organi periferici. L'aorta, come l'arteria polmonare, è munita all'imbocco di tre valvole semilunari che insieme formano la VALVOLA AORTICA. Le cellule che costituiscono lo strato muscolare della parete cardiaca ricevono speciale nutrimento attraverso due arterie dette ARTERIE CORONARIE, che nascono dall'aorta a brevissima distanza dall'origine, si curvano verso il basso, si ramificano circondando le due facce del cuore e inviano nel muscolo cardiaco vasi sempre più piccoli. L'occlusione di un ramo di queste arterie, causata spesso da un coagulo di sangue (trombo) che si forma in un punto della parete arteriosa alterato da un processo arteriosclerotico, è la causa più frequente d'infarto cardiaco. In seguito all'occlusione dell'arteria, infatti, una porzione più o meno estesa di muscolo cardiaco non riceve più il sangue (ischemia) e muore (necrosi). Nell'uomo adulto normale la frequenza dei battiti cardiaci, a riposo, è di 70-75/min. Negli stati febbrili la frequenza cardiaca aumenta e durante uno sforzo strenuo può raggiungere i 160/min.

 

LA PICCOLA E LA GRANDE CIRCOLAZIONE

Nell'uomo la circolazione del sangue è doppia e completa. Doppia perchè il sangue passa due volte attraverso il cuore percorrendo due sistemi vascolari distinti, completa perchè il sangue arterioso non si mescola con quello venoso. Nella PICCOLA CIRCOLAZIONE o circolazione polmonare, l'arteria polmonare, che come già detto origina dal ventricolo destro, dopo un breve percorso si divide in due rami (polmonate destra e polmonare sinistra) che si dirigono ciascuno ad un polmone, dove si ramificano per dare origine ad una fitta rete di capillari, attraverso i quali avviene lo scambio gassoso tra sangue e aria inspirata; il sangue cede l'anidride carbonica, si carica di ossigeno e da sangue venoso si trasforma in sangue arterioso. Dalla rete capillare dei polmoni originano quattro vene polmonari, due per ciascun polmone, che sboccano nell'atrio sinistro chiudendo così ,il circuito. Nella GRANDE CIRCOLAZIONE o circolazione sistemica, il sangue ossigenato proveniente di polmoni, dal ventricolo sinistro entra nell'aorta e da questa viene distribuito a tutti gli organi. L'aorta, dopo aver dato origine alle arterie coronarie, si piega ad arco (arco aortico), poi discende lungo la colonna vertebrale formando l'aorta toracica che, attraversato il diaframma, prende il nome di aorta addominale. L'aorta toracica dà a sua volta origine alle arterie intercostali e ad altri rami deputati all'irrorazione della cavità toracica; l'aorta addominale prima dà origine alle arterie destinate ai vari organi addominali, poi si biforca costituendo le arterie iliache destra e sinistra. Dall'arco aortico prendono origine anche tre tronchi arteriosi ascendenti: tronco branchiocefalico, carotide sinistra e succlavia sinistra. Il tronco branchio-cefalico si biforca, all'inizio del suo decorso, nella carotide e succlavia di destra. Le due carotidi sono destinate ad irrorare la testa; le due succlavie ad irrorare gli arti superiori. Il sistema venoso decorre parallelamente a quello arterioso. Prima di raggiungere il cuore, il sangue confluisce in due grosse vene: la vena cava superiore o discendente, e la vena cava inferiore o ascendente. Nella vena cava superiore confluiscono le vene giugulari, provenienti dalla testa, e le vene succlavie, provenienti dagli arti superiori.  Nella vena cava inferiore confluiscono le vene sovraepatiche, le vene renali, le vene iliache.

LA PRESSIONE DEL SANGUE

La pressione deche il sangue esercita sulle pareti dei vasi in cui scorre non è costante, ma segue un'oscillazione ritmica in rapporto con l'attività del cuore. Nel momento della contrazione del muscolo cardiaco (sistole) la pressione arteriosa raggiunge il suo massimo; nel momento del rilasciamento del cuore (diastole) tocca il suo valore minimo. La pressione sistolica normale è inferiore a 140 mmHg. Nei soggetti anziani la pressione massima sistolica e la minima diastolica possono raggiungere valori molto elevati per la presenza di arteriosclerosi. Un abbassamento della pressione al di sotto di 100/60 deve essere ugualmente considerato patologico, soprattutto perchè in queste condizioni la funzionalità renale viene compromessa, Inoltre l'abbassamento della pressione e l'insufficiente afflusso di sangue al cuore, che pompa a vuoto, è il fenomeno che prende il nome di collasso cardiocircolatorio. Esso è dovuto non tanto all'insufficienza cardiaca, quanto ad un'alterazione nella regolazione del circolo, cioè a un cedimento del sistema dei vasi sanguigni (vasodilatazione massiva).

 

APPARATO  DIGERENTE

L'energia consumata durante il lavoro fisico e mentale deve essere rifornita mediante l'alimentazione. L'organismo ha un sistema specifico, costituito dall'apparato digerente, per la funzione della digestione, che scompone gli alimenti ingeriti, li rende solubili e quindi assorbibili e assimilabili. L'acqua, i sali e il semplice zucchero sono assimilati direttamente, senza trasformazioni; i carboidrati, i grassi e le proteine devono essere invece scomposti nei loro elementi chimici essenziali per poter essere assorbiti dalla parete intestinale ed entrare nel circolo ematico. Le prime trasformazioni che avvengono durante la digestione sono meccaniche. Questa fase comprende la masticazione, che avviene nella cavità orale, e il costante rimescolano dovuto  all'azione del movimento muscolare delle pareti dei vari organi del canale digerente. La piccola trasformazione degli alimenti in piccole particelle e la loro dispersione nei vari succhi digestivi, prodotti dalle ghiandole preposte a questa funzione, porta alla seconda fase, che è di tipo chimico e coinvolge gli enzimi digestivi presenti nelle varie secrezioni. L'apparato digerente comprende gli organi che costituiscono il canale alimentare insieme al fegato, al pancreas e alla colecisti che, pur non ricevendo gli alimenti, si rendono attivi nel processo digestivo versando i loro secreti, attraverso vari dotti, nel canale alimentare. Il fegato ha un ruolo molto importante come "laboratorio chimico" dell'organismo: Esso controlla tutte le sostanze assorbite dall'intestino, le elabora e le immagazzina, trasformandole in modo che possano essere utilizzate dai vari tessuti. Il processo di scomposizione delle sostanze alimentari ha inizio nella CAVITA' ORALE, mediante l'organo della masticazione e la secrezione di enzimi da parte delle ghiandole salivali. Importante è la funzione dalla saliva prodotta da tre paia di ghiandole: le PAROTIDI, le più voluminose, situate dietro la branca ascendente della mandibola, munite di un dotto escretore, il dotto di Stenone, che sbocca a livello dei denti molari superiori; le SOTTOMASCELLARI, munite a loro volta di un proprio dotto escretore, il dotto di Warton; le SOTTOLINGUALI, con il dotto di Bartolini. Giornalmente si formano 500-1500 ml di saliva. La funzione principale della saliva è quella di iniziare la digestione dei carboidrati, mediante l'azione della PTIALINA, enzima che scinde gli amidi, e di lubrificare le sostanze sminuzzate dai denti (BOLO) affinchè possano continuare il loro cammino attraverso la faringe e l'esofago. Con la deglutizione il cibo contenuto nella bocca passa nella faringe; fino a questo punto le vie aeree e quelle digerenti sono in comune. per evitare che il cibo entri nella laringe la cartilagine epiglottide si abbassa durante la deglutizione, chiudendo transitoriamente l'accesso alle vie respiratorie. Dalla FARINGE il cibo passa poi nell'esofago. Questo è un canale verticale di circa 30 cm di lunghezza, fornito di una parete muscolare. Esso decorre nel torace dietro al cuore quindi, attraverso il diaframma, entra nella cavità addominale per sboccare nello stomaco. La parete dell'esofago può contrarsi ritmicamente creando delle onde peristaltiche che consentono la progressione del bolo verso lo stomaco attraverso un orifizio detto CARDIAS. Lo STOMACO è un organo sacciforme situato nella parte superiore sinistra della cavità addominale, subito al di sotto del diaframma. Le sue pareti sono formate di 3 strati di muscoli lisci. La contrazione di questi muscoli determina una doppia serie di movimenti peristaltici ad entiperistaltici che provocano la progressione del contenuto. Il compito principale dello stomaco è quello di trasformare il bolo in una massa omogenea semiliquida, detta CHIMO. La scomposizione digestiva è determinata dall'azione del succo gastrico, prodotto da numerosissime ghiandole contenute nella tunica propria della mucosa. Il succo gastrico, per l'altro contenuto di acido cloridrico, è fortemente acido. L'acidità gastrica distrugge molti microrganismi patogeni e favorisce l'azione della PEPSINA, enzima digestivo secreto dalle pareti dello stomaco. In questo organo si continua la digestione dei carboidrati, già iniziata nella cavità orale, ed inizia la digestione delle proteine ad opera della pepsina. Tramite uno sfintere muscolare chiamato PILORO, il chimo transita nel DUODENO, tratto iniziale dell'intestino tenue. L'INTESTINO TENUE è il tratto più lungo dell'intestino, raggiungendo nell'adulto circa 7 metri di lunghezza. Esso provvede a completare le funzioni digestive iniziate nello stomaco, con il sussidio di due ghiandole extraparietali (fegato e pancreas), a all'assorbimento delle sostanze nutritizie. Il decorso del tenue è ad anse numerose, ravvicinate, che occupano la parte centrale della cavità addominale. La prima porzione, chiamata duodeno, ha la forma di un'ansa molto incurvata, ancorata alla parete posteriore della cavità addominale, e misura circa 25 cm. di lunghezza. In esso sboccano i dotti escretori del fegato e del pancreas. La seconda porzione, detta DIGIUNO, misura circa 3 metri; l'ultima, detta ILEO, misura circa 4 metri, ed è fortemente circonvoluta. Il FEGATO è l'organo più voluminoso del corpo umano, nell'adulto pesa circa 1500 g.. La BILE, prodotta dalle cellule patiche (epatociti), si raccoglie nei canalicoli biliari che, riunendosi in condotti sempre più ampi, confluiscono nel DOTTO EPATICO. Per mezzo del DOTTO CISTICO la bile giunge nella COLECISTI o CISTIFELLEA, dalla quale si versa poi nel duodeno per mezzo del DOTTO COLEDOCO. La colecisti è l'organo di deposito della abile. Il secreto biliare è necessario nell'intestino solo durante il processo digestivo. Poichè il fegato produce continuamente la bile, questa si raccoglie nella colecisti dove viene concentrata e immagazzinata, e circa 30 minuti dopo  l'ingestione di cibo viene riversata nel duodeno mediante la contrazione della parete colecistica. Qui essa esercita un importante funzione per la digestione dei grassi e delle vitamine liposoluibili (A, D, E, K,). L'attività del fegato non si limita alla formazione della bile; essendo il più importante organo del ricambio, esso svolge altre svariate trasformazioni chimiche di sostanze alimentari ed organiche, indispensabili per la vita, come la depurazione dei prodotti ultimi del metabolismo, la sintesi delle proteine del plasma e di molti elementi organici fondamentali. E' così comprensibile come uno stato di insufficienza epatica, quale si verifica ad esempio in caso di CIRROSI, determina uno stato tossico e di sofferenza generale dell'intero organismo. Il PANCREAS, organo impari mediano, addossato alla parete addominale posteriore, è la ghiandola più importante per la digestione. Il succo da essa prodotto, circa 1500 ml al giorno contiene enzimi deputati alla scissione dei carboidrati, grassi e proteine; si riversa nel duodeno nello stesso punto in cui sfocia il coledoco in corrispondenza di un rilievo della mucosa chiamato PAPILLA DI VATER. La bile ed il succo pancreatico non sono le uniche secrezioni che intervengono nel processo digestivo intestinale. La loro attività viene integrata dal succo digestivo prodotto da numerose piccole ghiandole situate nella mucosa della parete intestinale. L'assorbimento dalle sostanze alimentari così trasformate comincia nel duodeno e continua per tutta la lunghezza dell'intestino tenue, ad opera dei VILLI INTESTINALI, estroflessioni digitiformi che aumentano enormemente la superificie mucosa deputata all'assorbimento. Anche l'intestino tenue è dotato di movimenti peristaltici che facilitano la progressione del chimo fino allo sbocco, in regione ipogastrica destra, nel INTESTINO CRASSO, costituito da CECO, COLON E RETTO. Il punto di sbocco si trova a livello dell'intestino ceco, dal quale si prolunga un estroflessione digitiforme detta APPENDICE. L'intestino crasso decorre dalla regione ipogastrica destra lungo il lato addominale destro fin sotto al fegato (colon ascendente), poi, trasversalmente all'altezza dello stomaco, raggiunge l'ipocondrio sinistro (colon trasverso), da cui si dirige in basso lungo il lato addominale sinistro (colon discendente) e prosegue formando un ansa sigmoidale (colon sigma) all'interno del piccolo bacino dove sbocca nel RETTO, che sfocia all'esterno tramite un orifizio muco-cutaneo detto ANO. La sua lunghezza totale è di circa 1,5 metri. L'intestino crasso ha pieghe trasversali, evidenziate dalla contrazione ritmica della sua muscolatura, che permette il progredire del contenuto all'interno del lume intestinale. All'interno dell'intestino crasso avvengono ancora trasformazioni chimiche del contenuto, composto da resti di cibo non ulteriormente digeribili. Queste trasformazioni sono determinate dalla FLORA BATTERICA INTESTINALE. Questa completa mediante processi di fermentazione e putrefazione, i processi di digestione e produce importanti vitamine. I resti delle sostanze ingerite non utilizzabili rimangono circa 8-12 ore nell'intestino crasso, dove il riassorbimento dell'acqua le riporta allo stato solido. Giungono poi nel retto e vengono eliminati all'esterno con la defecazione. Le alterazioni funzionali dell'intestino, in particolare del crasso, rappresentano una delle patologie più frequenti dell'apparato digerente. Nella patogenesi di queste forme è universalmente riconosciuta un'importante componenete psico-somatica.

 

SISTEMA NERVOSO             SISTEMA NERVOSO CENTRALE

Il sistema nervoso è un unità strutturale e funzionale. Dal punto di vista anatomico si distinguono un SISTEMA NERVOSO CENTRALE (SNC), costituito dall'encefalo e dal midollo spinale, ed un SISTEMA NERVOSO PERIFERICO formato dall'insieme dei nervi che trasportano gli impulsi nervosi dal sistema nervoso centrale alla periferia e viceversa. Accanto a questi due sistemi, che presiedono alle funzioni della vita di relazione, dobbiamo considerare il SISTEMA NERVOSO VEGETATIVO, che presiede alle funzioni della vita vegetativa, cioè al funzionamento dei nostri visceri. le funzioni del sistema nervoso consistono nella capacità di percepire, elaborare e trasmettere tutti gli stimoli che provengono sia dall'ambiente esterno che dall'interno dell'organismo, ed emana gli impulsi che regolano la vita delle cellule dei vari apparati; infine memorizza gli stimoli ricevuti e gli impulsi trasmessi. La cellula nervosa, unità strutturale di tutto il sistema nervoso, prende il nome specifico di NEURONE, ed è costituita da un corpo cellulare, contenente il nucleo, e da un certo numero di prolungamenti: uno di questi prende il nome di AASSONE, gli altri quello di DENDRITI. Questi ultimi conducono gli stimoli verso il corpo cellulare; l'assone ha invece la funzione di condurre gli stimoli a distanza dal corpo cellulare stesso. L'assone di molte cellule nervose è rivestito da una GUAINA MIELINICA, ricca in lipidi. Questo rivestimento è ad intervalli interrotto dai NODI DI RANVIER, la cui funzione è quella di regolare la velocità di conduzione degli stimoli. I fasci di assioni che decorrono al di fuori del sistema nervoso centrale, circondati da tessuto connettivale, costituiscono i NERVI. Dal punto di vista funzionale le cellule nervose si distinguono in SENSITIVE E NUTRICI.  Le prime raccolgono lo stimolo dall'ambiente esterno o interno dell'organismo per trasmetterlo ai centri nervosi; le seconde trasmettono stimoli ai  muscoli. Alla loro estremità distale, gli assoni ed i dendriti si arborizzano costituendo le terminazioni nervose. Il punto di contatto fra una cellula nervosa e l'altra o tra una fibra nervosa e l'organismo periferico, è detta SINAPSI.

  

L'encefalo contenuto entro la scatola cranica, l'encefalo rappresenta la parte più voluminosa e più importante di tutto il sistema nervoso. Il suo peso è di circa 1500 g. nel maschio, 1300 g. nella femmina; ha forma ovoidale e risulta costituito dal CERVELLO, dal CERVELLETTO e dal MIDOLLO ALLUNGATO. L'encefalo è avvolto da tre distinte membrane connettivali, denominate MENINGI. La meninge a diretto contatto con le pareti ossee del cranio prende il nome di DURA MADRE; quella intermedia, è detta ARACNOIDE; quella più interna, riccamente vascolarizzata, è detta PIA MADRE. Tra quest'ultima e l'aracnoide circola il LIQUIDO CEFALO-RACHIDIANO, di aspetto limpido, incolore, contenente poche cellule, in prevalenza linfociti, e altre sostanze simili a quelle plasmatiche. Oltre ad esercitare una protezione meccanica sugli organi endocranici, questo liquido esplica una funzione nutritizia nei riguardi del tessuto nervoso ed elimina i prodotti di rifiuto del catabolismo cellulare. Il CERVELLO costituisce la parte antero-superiore dell'encefalo. Nell'uomo la massa del cervello rappresenta circa il 2% del peso corporeo, percentuale enormemente superiore a quella di tutti gli altri animali. Il numero delle cellule nervose del cervello umano e dell'ordine di miliardi. Un solco longitudinale divide il cervello in due distinte parti o EMISFERI CEREBRALI.  In ciascuno emisfero si distinguono poi quattro lobi: frontale, temporale, parietale e occipitale. I due emisferi sono riuniti, in basso, da un consistente sistema fibroso detto CORPO CALLOSO. La sostanza cerebrale si divide in SOSTANZA GRIGIA e SOSTANZA BIANCA in rapporto alla diversa costituzione tessutale: la sostanza grigia è costituita dai corpi delle cellule nervose e dai rispettivi dendriti; la sostanza bianca è invece, per la maggior parte, formata dagli assoni delle stesse cellule nervose ed il colore è dovuto alle guaine mieliniche che rivestono, come si è detto, gli assoni. La sostanza grigia viene a costituire la CORTECCIA CEREBRALE, strato di tessuto nervoso superficiale, che ha il ruolo di centro superiore di coordinazione e integrazione di tutte le funzioni nervose.  La superficie dei lobi presenta dei rilievi a decorso sinuoso detti CIRCONVOLUZIONI CEREBRALI. Queste sono tra loro separate da fessure più o meno profonde chiamate, rispettivamente, SCISSURE e SOLCHI. Il lobo frontale è separato dal lobo parietale dalla scissura di Rolando e dal lobo temporale da quella di Silvio. Anteriormente alla scissura di Rolando è situato il centro nervoso che controlla la motilità somatica (AREA MOTORIA):una lesione in questa sede provoca paralisi. L'area motoria di un emisfero controlla i movimenti della metà opposta del corpo.  L'AREA SENSORIALE PRIMARIA, per la sensibilità somatica, è localizzata a livello del lobo parietale. L'area sensoriale VISIVA si trova invece nella regione corticale dei lobi occipitali. Quelle UDITIVA, GUSTATIVA ed OLFATTIVA sono localizzate nella corteccia del lobo temporale. Il CERVELLETTO occupa la parte postero-inferiore della cavità cranica. Esso è collegato al cervello e al midollo allungato per mezzo dei PEDUNCOLI CEREBELLARI, rispettivamente superiori, medi ed inferiori. E' costituito da due lobi laterali, gli EMISFERI CEREBRALI, e da un lobo mediano che li unisce detto VERME. Esternamente è costituito di sostanza grigia, internamente la distinzione tra sostanza grigia e bianca è meno netta che nel cervello.  La funzione del cervelletto è quella di regolare la coordinazione degli atti motori e la loro esatta successione; di mantenere il tono muscolare posturale e controllare la deambulazione. In queste funzioni il cervelletto è assistito dalle informazioni inviategli dall'organo della vista e dalle strutture deputate al controllo dell'equilibrio che hanno sede nell'orecchio interno. L'ultima parte dell'encefalo, che si continua con il midollo spinale, prende il nome di MIDOLLO ALLUNGATO. Ha forma di tronco di cono, lungo circa 3 cm. Contrariamente al cervello e al cervelletto, nel midollo allungato la sostanza grigia si trova all'interno, quella bianca all'esterno. Come vedremo, dall'encefalo si dipartono 12 paia di nervi encefalici. Alcuni di questi (IX, X, XI, XII paio e in parte, V, VII, e VIII paio) si dipartono proprio dal midollo allungato. Esso controlla inoltre molte funzioni della vita vegetativa, quali la frequenza cardiaca, l'attività respiratoria, la motilità gastro-intestinale. Attraverso il midollo allungato transitano inoltre le vie nervose ascendenti e discendenti.

IL MIDOLLO SPINALE

Il MIDOLLO SPINALE è in diretta continuità con il midollo allungato, quando eso fuoriesce dal cranio, attraverso il forame occipitale dell'osso occipitale. Il midollo spinale di forma cilindrica è contenuto, avvolto dalle meningi, nel canale vertebrale. E' costituito da unità funzionali chiamate METAMERI: 8 cervicali, 12 toracici, 5 lombari, 5 sacrali e 3 coccigei e termina in corrispondenza della seconda vertebra lombare. Come già nel midollo allungato la sostanza grigia è situata all'interno e quella bianca all'esterno. La sostanza grigia dà origine a quattro branche dette corna, due anteriori, da cui si dipartono le radici motorie, e due posteriori, cui asseriscono le radici sensitive. Dall'unione di radici motorie e sensitive si formano i NERVI SPINALI in numero di 33 paia.

 

SISTEMA NERVOSO PERIFERICO

Il sistema nervoso periferico è costituito dall'insieme dei nervi che trasportano gli impulsi nervosi dal SNC verso la periferia e viceversa, ovvero dalle 33 paia di nervi spinali e dalle 12 paia di nervi encefalici. Funzionalmente esso collega con il SNC tanto gli organi della vita di relazione (dipendenti dalla volontà), quanto quelli della vita vegetativa (indipendenti dalla volontà). Lungo il percorso centripeto delle fibre nervose sensitive sono situate delle stazioni intermedie, costituite da ammassi di cellule sensitive chiamate GANGLI.

 

I NERVI ENCEFALICI sono:

I)   OLFATTIVO: nervo sensitivo che riceve le sensazioni olfattive dall'organo dell'olfatto.           

 

II)  OTTICO: nervo sensitivo che riceve le sensazioni visive dall'organo della vista.

III) OCULOMOTORE COMUNE: nervo motore che innerva i muscoli del bulbo oculare.

IV)  TROCLEARE: nervo motore che innerva il muscolo obliquo  superiore del bulbo oculare.

V)   TRIGEMINO: nervo misto costituito da tre branche: oftalmica  (sensitivo-motoria), mascellare (sensitivo-motoria) e   mandibolare (motoria).

VI)  ABDUCENTE: nervo motore che innerva il muscolo retto esterno del bulbo oculare.

VII) FACIALE: nervo misto che riceve le sensazioni gustative dall'organo del gusto e innerva i muscoli mimici della faccia.

VIII)ACUSTICO-VESTIBOLARE: nervo sensitivo che riceve le sensazioni uditive dall'organo dell'udito e riceve informazioni dalle strutture dell'orecchio interno che controllano  l'equilibrio.

IX)  GLOSSOFARINGEO: nervo misto che riceve le sensazioni  gustative dall'organo del gusto e innerva i muscoli della deglutizione.

X)   VAGO: nervo misto che riceve informazioni sensitive dagli organi viscerali, e ne controlla il funzionamento, ed innerva  i muscoli della laringe.

XI)  ACCESSORIO DEL VAGO: nervo motore che innerva alcuni muscoli  del collo.

XII) IPOGLOSSO: nervo motore della lingua.

Le 33 paia di nervi spinali prendono origine. come si è visto, dall'unione di una radice motoria che emerge dalle corna anteriori del midollo spinale, e di una radice sensitiva che emerge dalle corna posteriori. I nervi spinali, fuoriescono dal rispettivo foro intervertebrale e subito si dividono in due branche sensitivo-motorie: la branca posteriore innerva i muscoli e la cute delle regioni posteriori della testa, del collo e del tronco, a seconda del metamero di provenienza; la branca anteriore innerva i muscoli e la cute delle regioni anteriori e laterali del collo e del tronco ed i muscoli degli arti. In particolare le branche anteriori provenienti dai metameri cervicali si uniscono a formare un PLESSO che provvede all'innervazione dell'arto superiore (plesso branchiale); quelle provenienti dai metameri lombari e sacrali formano il plesso lombo-sacrale che innerva l'arto inferiore.

SISTEMA NERVOSO AUTONOMO              

 

Questa parte del sistema nervoso presiede alle funzioni della vita vegetativa, ovvero serve per la regolazione autonoma di importanti funzioni vitali indipendenti dalla volontà, quali ad esempio la sensazione di fame e di sete, la regolazione della temperatura corporea, la motilità intestinale, la frequenza cardiaca, l'attività respiratoria, alcune funzioni sessuali, il ritmo sonno-veglia, la sudorazione ecc. Esso contrae inoltre stretti rapporti con le ghiandole a secrezione interna ed è influenzato dagli stati emotivi ed affettivi. I centri di questo sistema sono situati nel cervello e nel midollo spinale e possiedono numerose stazioni periferiche situate ai lati della colonna vertebrale (GANGLI e PLESSI PARASIMPATICI). Il sistema autonomo è infatti suddivisibile in due parti; il sistema simpatico ed il sistema parasimpatico. Tutti gli organi ricevono un'innervazione sia simpatica che parasimpatica, che producono spesso effetti antagonisti. Questo equilibrio rende possibile la regolazione dell'attività di tali organi, mentre una prevalenza di uno dei due sistemi causa una alterazione della dinamica funzionale. Ad esempio una prevalenza del parasimpatico provoca una diminuzione della frequenza cardiaca mentre una prevalenza del simpatico porta una diminuzione della frequenza cardiaca mentre una prevalenza del simpatico porta ad un aumento di tale frequenza.

IL RIFLESSO NERVOSO

Il riflesso nervoso rappresenta la risposta funzionale (motoria o secretoria), involontaria, ad uno stimolo adeguato (meccanico, termico e dolorifico ecc.) Lo stimolo, raccolto da un organo di senso tramite una struttura recettoriale, viene trasmesso al SNC per mezzo dei nervi sensitivi: da qui parte la risposta che, tramite un nervo motore, raggiunge l'organo effettore (muscolo, ghiandola), provocandone la risposta specifica (contrazione, secrezione).

 ORGANI DI SENSO

La sensibilità somatica Nella cute sono presenti diversi tipi di recettori atti a ricevere ciascuno un determinato tipo di stimolo ed a trasmetterlo al SNC; alcuni ricevono solo le sensazioni tattili, altri quelle termiche, altri ancora quelle dolorifiche. Di solito ogni recettore reagisce ad un solo stimolo. I recettori del senso del TATTO sono costituiti dai cosiddetti corpuscoli tattili, tra i quali i più importanti sono i corpuscoli di MEISSNER e i CORPUSCOLI di PACINI. I primi hanno sede nelle papille del derma e sono i veri e propri recettori del tatto, localizzati soprattutto a livello dei polpastrelli delle dita. I secondi si trovano nello strato sottocutaneo, e sono deputati alla percezione degli stimoli pressori. Le sensazioni termiche sono distinte in sensazioni di caldo e di freddo, in quanto riconosciute da termorecettori diversi. La maggiore sensibilità termica si riscontra sulla punta della lingua, sul dorso della mano e sulle guance. I recettori delle sensazioni dolorifiche variano di numero a seconda delle sedi anatomiche; la maggiore densità si riscontra nella regione della gola.

 

Il senso del gusto

I recettori responsabili del senso del gusto si trovano principalmente sulla mucosa della lingua, nel palato e in alcune zone della laringe e della faringe. Questi recettori, che prendono il nome specifico di GEMME GUSTATIVE, hanno forma ovoidale, e sono costituiti da cellule gustative fusiformi e da un certo numero di cellule di sostegno. Intorno a queste cellule si sfioccano le fibre nervose appartenenti al nervo glossofaringeo, ad un ramo del nervo faciale ed al nervo vago, mediante i quali gli stimoli vengono trasmessi ai centri nervosi. Le gemme gustative si trovano all'interno delle PAPILLE linguali, visibili anche ad occhio nudo, che si distinguono in filiformi, fungiformi, circumvallate. E' stata riconosciuta da tempo l'esistenza di quattro sapori fondamentali: dolce, amaro, salato ed acido, ciascuno dei quali sembra avere una precisa localizzazione. Particolarmente sensibile al dolce è la punta della lingua; all'amaro la base; al salato la punta ed i margini; all'acido i margini.

Il senso dell'olfatto

Il senso dell'olfatto permette la percezione degli odori. La struttura recettoriale specifica è localizzata nella volta di ciascuna cavità nasale, precisamente in una piccola area membranosa di circa 2,5 cmq rivestita dalla MUCOSA OLFATTIVA, dove sono annidate le cellule olfattive. Ciascuna cellula presenta due prolungamenti: quello distale termina a livello della mucosa con i PELI OLFATTIVI, quello prossimale si prolunga a sua volta in sottilissimi filamenti che si uniscono a formare il NERVO OLFATTIVO. Perchè si produca lo stimolo olfattivo è necessario che la sostanza odorosa sia volatile. Sia la temperatura che l'umidità agiscono sull'intensità degli odori in quanto modificano la volatilità.

  Il senso dell'udito

L'ORECCHIO risulta costituito di tre parti: orecchio esterno, medio e interno. L'orecchio ESTERNO consta a sua volta di un padiglione e di un CONDOTTO UDITIVO ESTERNO. Il padiglione è una struttura cutanea sorretta da impalcatura cartilaginea, che ha la funzione di convogliare verso il condotto uditivo esterno le onde sonore prodotte nell'ambiente esterno. Il condotto uditivo esterno è un canale lungo circa 2 cm., a decorso tortuoso che termina a fondo cieco con una membrana imbutiforme detta MEMBRANA DEL TIMPANO, o semplicemente TIMPANO. La cute che riveste questo condotto è ricca di particolari ghiandole che secernono il CERUME, una sostanza vischiosa, giallognola, che ha la funzione di mantenere costantemente umida la membrana timpanica e di ostacolare l'ingresso di corpi estranei nel condotto (polvere, insetti). All'orecchio esterno fa seguito l'ORECCHIO MEDIO, una piccola cavità scavata nello spessore dell'osso temporale, detta CASSA TIMPANICA. Dal pavimento di questa cavità si diparte un canale, denominato TROMBA di EUSTACHIO, che va ad aprirsi nella volta della faringe, permettendo così la comunicazione con l'esterno, attraverso la cavità orale. In questo modo la pressione dell'aria nel condotto uditivo esterno può essere mantenuta in equilibrio con quella esistente all'interno della cassa timpanica. Se così non fosse la membrana timpanica non potrebbe trasmettere le vibrazioni e andrebbe soggetta a facili rotture per bruschi o intensi squilibri di pressione. Un raffreddore in genere riduce lievemente l'udito perchè il muco chiude le trombe di Eustachio e la pressione sui due lati del timpano risulta in tal caso diversa. Nell'immersione la pressione esterna è superiore a quella esistente nell'orecchio medio; nel volo non pressurizzato avviene il contrario. Nelle infezioni della cavità nasofaringea i germi possono raggiungere l'orecchio medio attraverso la tromba di Eustachio; inoltre, soprattutto nei bambini, le ADENOIDI, situate nella parte posteriore della faringe, possono occludere la tromba e così provocare una riduzione dell'udito. Nella stessa cassa timpanica si trovano tre ossicini articolati tra loro, MARTELLO, INCUDINE e STAFFA, che costituiscono la cosiddetta CATENA DEGLI OSSICINI. Questi ultimi collegano la membrana del timpano con l'orecchio interno. Infatti il martello è collegato al timpano mentre la staffa appoggia sulla FINESTRA OVALE, che separa l'orecchio medio dall'orecchio interno. L'incudine costituisce il tramite tra il martello e la staffa. L'ORECCHIO INTERNO rappresenta la parte più complessa e più importante dell'orecchio, perchè è qui che hanno sede i recettori degli stimoli acustici. Esso è situato all'interno della rocca petrosa dell'osso temporale, ed è costituito da un minuscolo sistema di cavità intercomunicanti, denominato, per la sua complessa struttura, LABIRINTO, che comprende il labirinto osseo e quello membranoso. Quest'ultimo è contenuto all'interno del primo. Il labirinto comincia, come già detto, con l'orecchio medio attraverso la finestra ovale, su cui viene ad appoggiare il piede della staffa. In questo modo le vibrazioni prodotte dall'onda sonora vengono trasmesse dalla catena ossiculare al sistema recettoriale specializzato che le trasforma in impulsi diretti alle strutture nervose superiori tramite il nervo acusticovestibolare.

 

Il senso della vista

Il processo visivo avviene in quanto le radiazioni luminose provenienti dagli oggetti penetrano nell'occhio e stimolano la retina, struttura recettoriale dell'occhio sensibile alla luce. L'OCCHIO comprende una parte fondamentale, il BULBO OCULARE e diverse parti accessorie. Il bulbo oculare, di forma sferica è situato entro la cavità orbitaria, ed è costituito da tre membrane concentriche (SCLERA, COROIDE e RETINA) e da sostanze fluide o semifluide. La SCLERA è di natura connettivale. Spessa, resistente, di colore bianco, diviene nella parte anteriore, più sottile e trasparente per permettere il passaggio della luce e viene denominata CORNEA. La COROIDE è formata da tessuto muscoloconnettivale ed è ricchissima di vasi sanguigni. Essa aderisce alla sclera ma, in corrispondenza della cornea, se ne distacca per formare un diaframma di natura muscolare chiamato IRIDE. Nel centro, l'iride presenta un foro circolare, la PUPILLA. L'iride è la parte colorata dell'occhio, ed il suo colore è dovuto alla presenza di cellule pigmentate, dalla cui densità dipendono le diverse gradazioni di colore, variabili da individuo a individuo, e controllate geneticamente. La pupilla appare invece sempre nera perchè lascia intravedere l'interno dell'occhio. Per l'intervento di specifici muscoli lisci presenti nella coroide, la pupilla può dilatarsi o restingersi allo scopo di regolare la penetrazione della luce nell'interno dell'occhio. Questo meccanismo dipende dall'intensità luminosa e viene attuato mediante un riflesso involontario: in piena luce la pupilla si restringe, al buio si dilata. La membrana più interna è la RETINA, un sottile strato trasparente di spessore da 0,3 a 0,4 mm. costituita dalle specifiche strutture recettoriali atte alla trasformazione dello stimolo luminoso in impulso nervoso. Tali impulsi nervosi sono poi trasformati in percezioni sensoriali nel centro visivo, situato nella corteccia del lobo occipitale dell'encefalo. L'occhio è stato paragonato ad una macchina fotografica. E' infatti dotato di una camera oscura, costituita dalle sue pareti; di un diaframma, l'iride, che regola l'afflusso di luce; di una membrana sensibile, la retina; infine di un insieme di mezzi rifrangenti capaci di mettere a fuoco l'immagine sulla retina. Essi sono il CRISTALLINO, l'UMORE ACQUEO e l'UMORE VITREO. Il cristallino ha la forma di una lente biconvessa, è costituito di una sostanza elastica e trasparente ed è sospeso alla coroide mediante una fascia circolare, il legamento sospensore. Grazie alla sua elasticità, il grado di curvatura può essere modificato dal MUSCOLO CILIARE, permettendo così la visione degli oggetti a varia distanza. Si tratta di un atto involontario e riflesso, accompagnato da un movimento di convergenza degli occhi e di restringimento delle pupille, che viene chiamato ACCOMODAZIONE. L'UMORE ACQUEO, liquido prevalentemente formato di acqua, è situato nella cosiddetta CAMERA ANTERIORE, delimitata dalla cornea in avanti, e dal cristallino con l'iride posteriormente. L'UMORE VITREO, una sostanza gelatinosa, trasparente, occupa tutto lo spazio compreso tra il cristallino e la retina, chiamato CAMERA POSTERIORE e fa da sostegno all'intero bulbo oculare.